WEC, regolamento tecnico 2030: Toyota prende le distanze
Il costruttore giapponese non nasconde la sorpresa per l'annuncio FIA-ACO a Le Mans. Dubbi sulla piattaforma unica Hypercar e timori per il futuro dei progetti ibridi a trazione integrale e a idrogeno.

WEC regolamento tecnico 2030 - Toyota non sembra condividere l'entusiasmo con cui FIA e ACO hanno presentato il nuovo regolamento tecnico destinato a entrare in vigore nel 2030. L'annuncio, arrivato durante la tradizionale conferenza stampa del venerdì della 24 Ore di Le Mans, ha infatti colto di sorpresa il costruttore giapponese, convinto che il confronto tra le parti fosse ancora aperto e che non fosse stata ancora raggiunta una sintesi definitiva.
Dalle dichiarazioni rilasciate da Masaya Kaji a Sportscar365 emerge una posizione piuttosto chiara. Toyota ritiene che molti aspetti della futura piattaforma Hypercar debbano ancora essere chiariti e fatica a comprendere quale sia la reale direzione intrapresa da FIA e ACO.
Una convergenza che preoccupa Toyota
Il nuovo regolamento 2030 nasce con l'obiettivo di superare definitivamente l'attuale distinzione tra LMH e LMDh attraverso una piattaforma tecnica comune. Una soluzione che dovrebbe garantire maggiore semplicità regolamentare e un ulteriore contenimento dei costi, mantenendo al tempo stesso la libertà stilistica dei costruttori.

Proprio questo punto rappresenta però una delle principali aree di preoccupazione per Toyota. Secondo il costruttore giapponese, non è ancora chiaro quale sarà il livello effettivo di convergenza tra le due filosofie tecniche. Il timore è che la futura categoria possa avvicinarsi in maniera significativa al concetto attuale delle LMDh, riducendo la libertà progettuale che oggi caratterizza le Hypercar LMH.
Una prospettiva che costringerebbe Toyota a rivedere profondamente il proprio programma tecnico per il prossimo ciclo regolamentare.
Il nodo della trazione integrale
Tra gli aspetti più delicati c'è la questione della trazione integrale elettrificata, elemento che rappresenta da anni uno dei pilastri della filosofia tecnica Toyota nel WEC.
Se il regolamento dovesse effettivamente convergere verso architetture assimilabili a quelle delle attuali LMDh, il costruttore giapponese potrebbe essere costretto ad abbandonare il sistema ibrido con recupero di energia sull'asse anteriore. Una scelta che comporterebbe la necessità di ripensare l'intera architettura della vettura, dalla power unit ai sistemi di controllo.

Toyota dovrà definire la propria direzione tecnica entro la fine dell'anno per avviare il programma di sviluppo nel 2027 e ritiene quindi fondamentale ottenere rapidamente maggiori chiarimenti sui contenuti definitivi della normativa. Oppure decidere di abbandonare la serie ed eventualmente rimanere solo con il progetto ad idrogeno.
Anche il progetto idrogeno è in gioco
Le perplessità del costruttore non riguardano però soltanto l'attuale programma Hypercar. In gioco c'è anche il progetto a idrogeno che Toyota continua a considerare una delle possibili strade per il futuro dell'endurance.
L'obiettivo della casa giapponese è sviluppare una vettura alimentata a idrogeno sfruttando il più possibile componenti, sistemi e competenze condivise con il programma Hypercar convenzionale. Una convergenza regolamentare che limitasse l'utilizzo della trazione integrale elettrificata renderebbe però molto più complesso questo approccio, aumentando costi e risorse necessarie per portare avanti contemporaneamente entrambe le attività.
Toyota ritiene inoltre che la futura categoria debba continuare a rappresentare un terreno di confronto tra tecnologie differenti. Da qui la preoccupazione che una convergenza troppo marcata verso un'unica architettura tecnica possa ridurre quella diversità progettuale che ha contribuito al successo dell'attuale era Hypercar.
Le dichiarazioni di Kaji mostrano quindi come il percorso verso il regolamento 2030 sia tutt'altro che concluso. Se FIA e ACO hanno presentato il progetto come il risultato di una lunga fase di confronto con i costruttori, la reazione di Toyota dimostra che alcune questioni fondamentali restano ancora aperte e che il consenso attorno alla futura piattaforma unica potrebbe essere meno solido di quanto apparso a Le Mans.
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