Ferrari SF-26, Gp Ungheria 2026
La Ferrari SF-26 tallonata dalla Mercedes W17 e dalla Red Bull RB22 - Crediti: Ferrari

Si è chiusa la prima metà, o quasi, del Mondiale di F1 2026, dato che si sono disputate 11 delle attualmente 23 gare previste in calendario, a meno che non si riesca a recuperare anche il Gran Premio dell'Arabia Saudita, come abbiamo spiegato in un altro focus: leggi qui.

Qual è il bilancio della Ferrari? A che punto sono gli uomini in rosso? I numeri raccontano la seguente situazione. In undici gare sono state ottenute due vittorie, nove podi e 307 punti, che equivalgono alla seconda posizione nel Campionato Costruttori, a 72 lunghezze dalla Mercedes. Lewis Hamilton occupa la seconda posizione nel Mondiale Piloti con 169 punti, a 50 esatti da Andrea Kimi Antonelli, mentre Charles Leclerc è quarto con 138 punti conquistati, a 81 lunghezze dal leader e a 31 dal proprio compagno di squadra.

Si tratta di numeri assolutamente positivi. Ottenere due vittorie ed essere l'unico team, fino alla decima gara, ad aver spezzato l'imperio della Mercedes – impresa nella quale è riuscita anche la McLaren ieri – non era affatto scontato a inizio stagione. Dai test era infatti emerso chiaramente che la vettura da battere fosse la Mercedes W17.

La Ferrari, però, ha fatto qualcosa di importante. E questo rappresenta probabilmente il maggiore punto di forza della sua stagione fino a questo momento: la capacità di mettere in pista aggiornamenti efficaci, funzionanti sin dal primo utilizzo e realmente in grado di offrire un vantaggio a Leclerc e Hamilton. A differenza di quanto accadeva nelle stagioni precedenti, si è vista una monoposto immediatamente adattiva, capace di rispondere alle sollecitazioni dello staff guidato da Loïc Serra. La capacità di sviluppare progressivamente la vettura rappresenta quindi un autentico valore aggiunto nella stagione della Rossa.

Loic Serra - Ferrari
Il direttore tecnico della Ferrari, Loic Serra

Gli sviluppi rappresentano il vero punto di forza della Ferrari

Maranello ha introdotto due o tre importanti step evolutivi, ma praticamente in ogni Gran Premio ha cercato di portare anche qualche piccola novità per adattarsi alle caratteristiche del circuito. Nulla è stato lasciato al caso e questo fa ben sperare perché, come ha ribadito più volte Fred Vasseur – e non è certo l'unico a sostenerlo – questo Mondiale lo vincerà chi riuscirà a prevalere nella battaglia degli sviluppi.

Le regole del 2026 hanno infatti rappresentato una tela bianca che ogni squadra ha interpretato secondo la propria filosofia progettuale. Proprio per questo motivo esiste ancora un margine di evoluzione molto ampio. Restano però anche alcuni aspetti meno convincenti della stagione del Cavallino Rampante. Sono sostanzialmente due i punti che continuano a destare maggiore attenzione.

Il primo riguarda la power unit. La Ferrari ha progettato un V6 turbo ibrido con una testata in acciaio, probabilmente leggermente più pesante rispetto ad altre soluzioni. Una scelta che ha comportato un deficit di potenza nei confronti della concorrenza. Ormai lo mostrano anche le tabelle ADUO: l'endotermico Ferrari non rappresenta il migliore della griglia, ma è anche l'intera power unit a non essere ancora il riferimento assoluto.

Power Unit Ferrari
Schizzo della power unit Ferrari 2025

Anche l'integrazione con la parte elettrica ha evidenziato, in alcune gare, difficoltà nella gestione del deployment della quota elettrica. Il primo piccolo step ADUO, introdotto in Austria, ha portato qualche beneficio, ma l'attenzione è già rivolta al secondo aggiornamento, che con ogni probabilità verrà omologato a Monza. Solo allora si capirà se esista davvero la possibilità di recuperare terreno sul fronte motoristico, perché senza questo passo in avanti diventa difficile immaginare una Ferrari pienamente inserita nella corsa al titolo, pur essendone ancora parte.

Il muretto e l'esecuzione continuano a costare punti pesanti

C'è poi un altro aspetto che continua a mancare. Ne abbiamo parlato anche ieri in un altro focus, sottolineando come la Ferrari stia difettando soprattutto in esecuzione e come, per alimentare concretamente il sogno iridato, fosse necessario cambiare passo sotto questo profilo.

Il Gran Premio d'Ungheria ha dimostrato che ciò non è ancora accaduto. Al di là dell'ennesima penalizzazione inflitta a Lewis Hamilton, reo di aver superato il limite di velocità in pit lane di appena 0,1 km/h – quanto basta per ricevere cinque secondi di sanzione cronometrica e perdere la posizione nei confronti di Charles Leclerc – è stata soprattutto la gestione della Virtual Safety Car a lasciare perplessi.

La Ferrari ha probabilmente giocato male la propria carta strategica, richiamando entrambi i piloti ai box e vedendo così sfumare un podio. Forse sarebbe stato preferibile replicare la scelta di Max Verstappen, restando in pista e provando a difendere una posizione migliore.

Sono proprio questi piccoli dettagli di esecuzione, distribuiti nell'arco delle undici gare disputate, ad aver fatto perdere punti estremamente preziosi. E va ribadito ancora una volta con forza che la Ferrari si trova soltanto a 72 punti dalla Mercedes. Non si tratta di un divario enorme dopo undici Gran Premi e quattro Sprint Race disputate. Anzi, il margine avrebbe potuto essere anche inferiore, considerando che la W17 continua a soffrire problemi di affidabilità che la SF-26, invece, non ha praticamente mai mostrato.

I ritiri per problemi tecnici sono stati pochissimi: in pratica soltanto quello di Charles Leclerc in Spagna. Proprio l'affidabilità rappresenta una delle basi sulle quali Maranello deve costruire la propria rincorsa al titolo. L'esecuzione, invece, è l'elemento che finora ha sottratto più punti.

Ferrari: una stagione di Formula 1 che va al contrario
La SF-26 sull'Hungaroring - Scuderia Ferrari HP

Da questo momento in avanti la Rossa dovrà necessariamente cambiare marcia. La pausa, durante la quale i team non potranno lavorare sulle monoposto, servirà a resettare, raccogliere le idee e concedersi anche un piccolo stacco mentale, così da ripartire con maggiore lucidità.

Questo salto di qualità dovrà riguardare sia i due piloti, entrambi protagonisti di piccoli errori che hanno contribuito a un'emorragia di punti, sia il muretto box, chiamato a essere più lucido nelle fasi decisive delle gare.

Se la Ferrari riuscirà davvero a mettere insieme weekend più puliti e contemporaneamente crescerà sul fronte della power unit – con Monza ormai alle porte, visto che sarà il secondo Gran Premio dopo la ripresa del campionato – allora potrà continuare a coltivare il sogno iridato. I numeri, infatti, non la escludono ancora dalla corsa.

I fatti emersi in Ungheria, però, raccontano anche altro. In gara la Rossa si è rivelata soltanto la quarta forza del lotto, quando invece tutto lasciava pensare che potesse essere la squadra da battere. Del resto, gli stessi protagonisti della Scuderia ritenevano di avere il potenziale per conquistare la vittoria. Proprio per questo motivo, la seconda parte della stagione dovrà necessariamente mostrare una Ferrari più completa, più precisa e più concreta in ogni aspetto del weekend.


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