Ferrari, Lewis Hamilton svezza la nuova generazione di gomme
Due giorni lontano dai riflettori per costruire prestazioni e sicurezza: il test Pirelli sulla SF-26 racconta molto più di quanto dicano i numeri

La pioggia, in Formula 1, non è solo una variabile. È invece un territorio tecnico complesso, spesso sottovalutato, in cui si giocano prestazioni, sicurezza e leggibilità della gara. Ed è proprio su questo terreno che si è sviluppato il lavoro di Pirelli a Fiorano, con Lewis Hamilton chiamato a interpretare un test delicato nel programma di sviluppo del gommista.
Due giorni di lavoro intenso, metodico, quasi invisibile per chi guarda dall’esterno, ma fondamentali per definire il comportamento delle gomme in condizioni estreme. Fiorano, con la sua capacità di riprodurre artificialmente il bagnato, si conferma ancora una volta un laboratorio ideale, uno dei pochi in Europa dove si può costruire dati in modo controllato su scenari che, in pista, restano per definizione imprevedibili.

Hamilton ha girato al volante della SF-26, ma dentro un contesto fortemente vincolato: nessuna libertà di sviluppo per la Ferrari, nessuna sperimentazione su assetti o power unit. Il lavoro è stato interamente guidato da Pirelli, che ha imposto programmi, sequenze e obiettivi. Il pilota, in questo schema, diventa uno strumento di lettura, chiamato a fornire feedback “pulito”, senza interferenze di sviluppo.
Il nodo tecnico: il passaggio tra intermedie e full wet
Il cuore del test non era il giro veloce, né la prestazione assoluta. Il punto centrale era molto più sottile: definire con precisione il cosiddetto “crossover”, ovvero il momento in cui una gomma da bagnato estremo smette di essere efficace e lascia spazio alla intermedia.
Un’area grigia, da sempre critica. Troppo spesso, negli ultimi anni, le gomme full wet sono state poco utilizzate in gara, considerate inefficienti o troppo conservative. Da qui nasce l’esigenza di ripensarne il comportamento, lavorando su battistrada, drenaggio e finestra operativa.
Hamilton ha iniziato il programma proprio con i prototipi Cinturato da bagnato estremo, caratterizzati da un nuovo disegno del battistrada. Soluzioni già viste in una prima fase a Suzuka, dopo il Gran Premio del Giappone, e ora sottoposte a una validazione più approfondita.
Parallelamente, sono state analizzate anche le intermedie, proprio per costruire una mappa più chiara e coerente della transizione tra le due tipologie. È qui che si gioca una parte importante della futura qualità dello spettacolo: gomme più utilizzabili, meno “estreme” nella loro finestra ideale, possono ridurre l’incertezza strategica e aumentare la guidabilità in condizioni miste.

Ferrari a Fiorano - I numeri del lavoro e il prossimo passo
Dietro la narrazione tecnica, ci sono comunque numeri importanti. Nella seconda giornata Hamilton ha completato 155 giri, per un totale di 461 km, con un miglior riferimento cronometrico di 1:00.470. Complessivamente, il lavoro si è esteso su 884 km e 297 giri complessivi.
Dati che contano fino a un certo punto, ma che restituiscono il volume di lavoro necessario per validare anche piccoli cambiamenti. Perché nel contesto delle gomme da bagnato, ogni dettaglio – dalla profondità degli intagli alla gestione termica – può cambiare radicalmente il comportamento della vettura.
Il programma Pirelli non si ferma qui. Prima del ritorno del campionato con il Gran Premio di Miami, è già previsto un nuovo test, questa volta in condizioni di asciutto, al Nürburgring il 14 e 15 aprile. In pista ci saranno McLaren e Mercedes, con i rispettivi piloti titolari, per proseguire un percorso di sviluppo che, gara dopo gara, resta uno degli elementi più determinanti e meno visibili della Formula 1 moderna.
In un campionato sempre più regolato nei dettagli, è proprio questo tipo di lavoro sotterraneo a fare la differenza. Non produce titoli immediati, ma costruisce le condizioni per una competizione più leggibile, più sicura e, in definitiva, più credibile.