Formula 1 Super Bowl
Lewis Hamilton con la Ferrari, a Monza

Si è da poco concluso uno degli eventi sportivi più famosi al mondo, il Super Bowl LX, la finale di football americano che ha visto contrapposti i New England Patriots e i Seattle Seahawks in cui hanno prevalso i secondi con il risultato di 13 a 29. La partita è stata anche l’occasione per vedere numerosi artisti internazionali, ma anche dei graditi ospiti provenienti dalla Formula 1, come il campione del mondo in carica Lando Norris e il ferrarista Lewis Hamilton insieme a Kim Kardashian. In uno spot dedicato al celebre manga ed anime “Pokémon”, ha trovato spazio anche l’altro ferrarista Charles Leclerc.

Oltre ad Hamilton, Leclerc e Norris, anche un team di Formula 1 ha avuto il suo momento di celebrità. Durante il quarto quarto è stata mostrata, tramite uno spot di un minuto, la livrea della Cadillac che debutterà ai prossimi test pre-stagionali in Bahrain che inizieranno mercoledì.

Come molti sapranno, soprattutto chi è appassionato di sport entertainment statunitense, questi grandi eventi sono delle vere e proprie feste nazionali: dal Super Bowl, a Wrestlemania, alla finale di NBA, alla 500 miglia di Indianapolis, momenti seguiti in tutto il mondo, infarciti di spot pubblicitari dal valore di svariati milioni di dollari. 

Oltre all’aspetto commerciale, c’è un vero e proprio senso di appartenenza verso queste grandi manifestazioni che sono entrate nella cultura americana, equiparabili alla Festa d’Indipendenza del 4 luglio o al Giorno del Ringraziamento. Una vera e propria tradizione pagana. Quella che, purtroppo, in Italia, da alcuni anni, sembra si sia persa.

Formula 1 Super Bowl
Il Levi's Stadium di Santa Clara, durante l'inno nazionale prima del Super Bowl LX.

I Gran Premi di Monza ed Imola esistono se vince la Ferrari

L’Italia è una delle patrie del motorsport mondiale ma che, a differenza dell’Inghilterra, Francia e Germania, si identifica in un’unica scuderia: la Ferrari. Ogni Gran Premio che sia stato disputato a Monza o Imola, fino al decennio scorso, era una sorta di una vera e propria partita di calcio tra il team italiano ed i rivali inglesi, con l’enfasi dell’evento italiano per eccellenza.

Quest’aura era dettata anche dal fatto che la Formula 1 fosse trasmessa in chiaro dalla RAI, aggiungendo poi il dominio ferrarista di inizio secolo. Quando poi i diritti di trasmissione sono passati interamente alla rete satellitare Sky e con il contributo del lungo digiuno della Ferrari, quel senso di “grande evento” è andato via via a svanire nel tempo.

Ovvio che a Monza ed Imola ci siano i rappresentanti del Governo e che le Frecce Tricolori sfreccino sul rettilineo di partenza - come appunto capita anche nel Super Bowl - ma la differenza sostanziale fra i due eventi è dettata dal vincitore. Se una Ferrari non è riuscita a salire sul gradino più alto del podio, una volta usciti dai cancelli degli autodromi italiani si ha la sensazione che l'evento a cui si è appena assistito non sia mai esistito.

I vari TG nazionali, poi, non aiutano. Da quando la Rai ha perso i diritti non dà chissà quale spazio alla Formula 1. Se una Ferrari risulta essere vincitrice a Monza o Imola, il “grande evento” torna presente nei suoi telegiornali. La manifestazione è “vittima” della Ferrari: se vince se ne parla fino allo sfinimento; al contrario è come se non si fosse mai svolta.

Formula 1 Super Bowl
La folla oceanica di Monza all'ultimo Gran Premio d'Italia di F1.

Bisognerebbe essere invidiosi degli americani

Molti italiani ed europei in generale non vedono di buon occhio lo sport americano che secondo loro è più incentrato sull’intrattenimento, sul business, insomma. Come si suol dire in questi casi, sul “contorno” e non sull’evento principale. Lo si è visto anche come sono cambiati i Gran Premi europei da quando la F1 è passata a Liberty Media divenendo dei veri e propri festival che a noi cittadini del Vecchio Continente  piacciono poco.

Ma gli americani hanno quel senso d’appartenenza, anche patriottico, che troviamo pesante come dimostrato al Super Bowl dove c’erano i Seahawks e i Patriots. Potevano esserci anche squadre meno blasonate, ma l'americano medio avrebbe comunque avuto la sensazione di partecipare a qualcosa di unico. Invece, in Europa, se non giocano il Real Madrid o il Barcellona, o in Italia l’Inter, Milan o Juventus o non corra la Ferrari vincente, il “grande evento” non è mai avvenuto.

Gli americani possono anche avere dei difetti ai nostri occhi, ma in una cosa dovrebbero essere imitati: quel senso di unione durante il grande evento sportivo, senza guardare i nomi delle squadre in campo o del team vincente a Monza.


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Crediti foto: AP Photo/Luca Bruno, Getty Images

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