Jean Alesi, il ferrarista per eccellenza: 31 anni dopo Montreal 1995
Nel giorno del suo 62° compleanno, il ricordo dell'unica vittoria in Formula 1 e di un amore per la Ferrari che ha condizionato (non proprio positivamente) un'intera carriera.

Se c'è un pilota che può incarnare il concetto di ferrarismo, quello è Jean Alesi. Il francese di origini italiane, precisamente di Alcamo, in Sicilia, ha vinto una sola gara in Formula 1, un unico Gran Premio. E proprio oggi ricorre il trentunesimo anniversario di quello straordinario Gran Premio del Canada del 1995, nel quale, a bordo della Ferrari 412 T2, riuscì a tagliare per primo il traguardo.
Restano nella memoria le immagini cariche di gioia di quella giornata: un Alesi commosso sul podio e, ancora prima, portato in trionfo per l'autodromo da Michael Schumacher. Jean aveva fermato la vettura a bordo pista e il tedesco lo caricò sulla sua Benetton, in quello che col senno di poi appare quasi come un passaggio di consegne.
L'anno successivo, infatti, Alesi approdò alla corte di Flavio Briatore a Enstone, mentre Schumacher fece il percorso inverso andando a Maranello, dove iniziò a gettare i semi di quella che sarebbe diventata la più gloriosa epopea della storia Ferrari, culminata nei cinque titoli mondiali conquistati dal Kaiser in rosso.

La scelta del cuore e gli anni più difficili della Ferrari
Alesi è stato un pilota che, in qualche modo, ha sacrificato la propria carriera alla Ferrari. Non è incorretto ribadirlo. Prima di approdare a Maranello al fianco di Alain Prost, avrebbe potuto scegliere la Williams. C'erano state interlocuzioni concrete, ma Jean lasciò decidere il cuore. E, a volte, si sa, il cuore non dà i consigli migliori.
Fu una vera e propria sliding door che lo portò nel periodo più difficile della storia moderna della Rossa. In quegli anni arrivò anche Jean Todt, con il quale il pilota non trovò mai un vero punto d'incontro. Il rapporto si deteriorò progressivamente fino alle critiche pubbliche e alla decisione di separarsi.
Il passaggio in Benetton non si rivelò però la svolta sperata. Insieme a Schumacher, infatti, molti tecnici di primo piano avevano scelto la Ferrari e la squadra di Enstone iniziava gradualmente a perdere quella forza che l'aveva resa campione del mondo.

Da Alesi a Leclerc, il filo rosso della passione Ferrari
Oggi ricorre un anniversario simbolico, ma è anche il giorno del compleanno di Jean, che festeggia 62 anni. E non sono pochi gli osservatori e i tifosi che vedono nell'attuale Charles Leclerc una sorta di Alesi 2.0: una versione evoluta e attualizzata di quel pilota che ha scelto di legare il proprio destino al rosso Ferrari.
Naturalmente Leclerc è ancora nel pieno della maturità sportiva. È relativamente giovane, ha appena firmato un nuovo contratto e ha ancora tutto il tempo per scrivere la sua storia col Cavallino Rampante. L'auspicio è che il monegasco non viva la stessa parabola del francese e riesca finalmente a conquistare quel titolo mondiale che a Maranello manca da troppo tempo.
Sono due storie lontane, che non si sono mai sovrapposte, ma che per certi aspetti sembrano richiamarsi. Nel giorno del ricordo di quel Gran Premio del Canada del 1995 e nel giorno in cui Jean Alesi festeggia il suo sessantaduesimo compleanno, vale la pena ricordare che dedicare un'intera carriera alla Ferrari, anche senza raccogliere i risultati sportivi sperati, non significa necessariamente aver sprecato qualcosa.
Significa aver scelto un'appartenenza. Aver legato la propria professionalità e la propria identità a un marchio unico nel motorsport. E se da quel legame non sono nati i frutti più maturi, forse non è stato comunque un male.
Jean ha vissuto il suo sogno. Ha vissuto la Ferrari da idolo delle folle, da beniamino delle piazze. Non va dimenticato che molti tifosi non volevano l'arrivo di Schumacher, perché desideravano che Alesi restasse a Maranello.
La storia ha poi scritto un finale diverso. La Ferrari ha intrapreso un'altra strada ed è tornata a vincere. Il transalpino ha proseguito la sua carriera tra Benetton, Sauber e Prost, senza più assaporare la gioia del successo.
Rimane però quel momento. Quella fotografia diventata un'icona della Formula 1. L'immagine di Jean Alesi sulla Benetton di Michael Schumacher, portato in trionfo da quello che in quel momento era un rivale e che, di lì a poco, avrebbe raccolto la sua eredità in Ferrari.
I nostri auguri a Jean Alesi, un ferrarista di titanio che continuerà a occupare un posto speciale nel cuore degli appassionati.
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