Ferrari SF-26
Charles Leclerc dei test del Bahrain

Di questi tempi, nel 2025, la Scuderia Ferrari lasciava il Bahrain con una sensazione diffusa di incompiutezza. Il chilometraggio non era mancato, ma la vettura appariva difficile da interpretare: finestra di utilizzo degli pneumatici stretta, bilanciamento sensibile alle variazioni di temperatura, correlazioni non sempre lineari tra simulatore e pista. I run erano serviti più a capire cosa non funzionasse che a costruire una base su cui edificare. Il clima interno era prudente, quasi sospeso. Dodici mesi dopo, lo scenario è cambiato in modo netto.

Ferrari: la SF-26 è solida e veloce

La chiusura del secondo e ultimo test pre-stagionale 2026 sul circuito di Sakhir consegna una fotografia tecnica diversa. In tre giorni la Ferrari SF-26 ha completato 336 giri, pari a 1818 chilometri. Sommando anche il primo blocco di prove, il totale sfiora i 6200 chilometri complessivi (Barcellona compresa). Ma il dato quantitativo, da solo, non basta a spiegare la differenza. È la qualità del lavoro ad aver segnato il vero scarto rispetto al 2025.

Ferrari SF-26 Bahrain
Charles Leclerc spinge la Ferrari SF-26 al tramonto dei test invernali

Nell’ultima giornata è stato Charles Leclerc a sostenere l’intero programma, completando 135 giri per un totale di 731 chilometri. Una distanza significativa, soprattutto perché percorsa senza interruzioni rilevanti e con una sequenza di prove coerente con la pianificazione tecnica (leggi i chilometraggi di tutti i team). La mattinata è stata dedicata alle verifiche di assetto e alla valutazione del comportamento della vettura su mescole C3 e C2, in condizioni di asfalto che hanno toccato i 42°C. Un banco di prova severo per analizzare stabilità in inserimento, trazione in uscita e gestione termica del retrotreno.

Il miglior riferimento della sessione mattutina, 1’33”689, è rimasto un dato funzionale al lavoro interno. L’obiettivo non era il tempo, ma la correlazione. E proprio su questo fronte Ferrari sembra aver fatto il passo avanti più netto rispetto a un anno fa: le risposte della SF-26 appaiono coerenti con le simulazioni, segnale che la base concettuale della vettura è stata compresa e consolidata.

Nel pomeriggio odierno l’attenzione si è spostata maggiormente sulla performance. Con la mescola C4, Leclerc ha fermato il cronometro sull’1’31”992, miglior crono personale della giornata. Anche in questo caso il numero va contestualizzato: carichi di carburante ignoti, mappature differenziate e programmi divergenti tra le squadre impediscono confronti attendibili. Tuttavia, la facilità con cui la SF-26 ha cambiato registro – passando da simulazioni di passo gara a configurazioni più leggere – suggerisce una piattaforma tecnica equilibrata.

F1 Stefano Domenicali Max Verstappen
La SF-26 di Hamilton durante i test in Bahrain

Ferrari: la rivoluzione in un anno

La differenza con il 2025 sta proprio qui. Un anno fa Ferrari usciva da Sakhir con dubbi strutturali: oggi esce con certezze operative. L’avantreno appare leggibile nelle fasi di inserimento, il retrotreno più stabile in trazione, ovviamente considerando i distinguo determinati da un nuovo contesto normativo. La gestione energetica, lo spauracchio di questa generazione di power unit, non ha evidenziato criticità di sorta. Non si tratta di proclami, ma di indicatori concreti emersi lungo quasi 6200 chilometri di lavoro.

Leclerc ha sintetizzato così la seduta conclusiva: "Questa giornata di test è stata molto lineare, abbiamo portato a termine il nostro programma e provato tutto ciò che avevamo pianificato. In termini di prestazione, è ancora difficile capire dove ci troviamo realmente, perché i team tendono a non mostrare il loro vero potenziale, quindi è importante non concentrarsi troppo sui tempi sul giro e prepararsi al meglio per la prima gara".

Ferrari: cautela ma convinzione

La cautela è un tratto inevitabile dei test, dove ogni squadra tende a schermare il proprio potenziale. Ma il contesto interno è differente rispetto a dodici mesi fa. Non c’è la necessità di intervenire per correggere un’impostazione problematica; c’è, piuttosto, la volontà di ottimizzare una base che sembra già solida. Lo stesso pilota monegasco ha aggiunto: "Procederemo passo dopo passo cercando di capire come estrarre il massimo dalla nostra vettura: abbiamo molti dati da analizzare prima di arrivare a Melbourne e vedremo come andranno le cose una volta che saremo lì".

Il riferimento a Melbourne non è casuale. Sarà l’Albert Park a offrire la prima fotografia reale delle gerarchie, con carichi ridotti in qualifica per tutti e mappature spinte. Ma arrivarci con una vettura prevedibile e con una banca dati ampia cambia radicalmente la prospettiva. Nel 2025 Ferrari inseguiva risposte; nel 2026 parte da un quadro tecnico già ben definito.

Anche il Team Principal Fred Vasseur ha rimarcato il senso del lavoro svolto: "Nel complesso è stato un test positivo, nel quale la priorità era completare un alto numero di giri e costruire basi solide per la stagione. Da questo punto di vista, il lavoro è stato produttivo e ci ha permesso di raccogliere dati preziosi e migliorare la nostra comprensione della vettura". 

Fred Vasseur, team principal Ferrari

Il concetto chiave è “comprensione”. In un regolamento immaturo e che potrebbe presentare delle limature da qui a due settimane (specie sulla gestione elettrica dei motori), i margini derivano dall’estrazione di performance attraverso dettagli: efficienza aerodinamica nei cambi di direzione, stabilità nelle transizioni di carico, gestione del degrado termico, calibrazione fine tra telaio e power unit. Avere una piattaforma stabile consente di sviluppare con continuità, anziché intervenire in modo correttivo.

Vasseur ha mantenuto una linea analitica anche sul tema delle prestazioni relative: "Come sempre accade nei test, è molto difficile trarre conclusioni in termini di prestazione, perché non conosciamo i programmi degli altri team. Il nostro focus è sempre rimasto su noi stessi e sul continuare a progredire costantemente".

È un approccio coerente con la fase attuale. Il Cavallino Rampante non ha cercato il primato simbolico dei test (anche se è arrivato proprio oggi), ma la solidità. E la solidità, a differenza dei tempi sul giro, è un indicatore meno appariscente ma più determinante nel lungo periodo. I quasi 6200 chilometri percorsi rappresentano una base statistica ampia, utile per affinare strategie, simulazioni e sviluppi iniziali.

Charles Leclerc, Ferrari SF-26 Bahrain
Charles Leclerc alla guida della Ferrari SF-26

Rispetto al 2025, quindi, il ribaltamento è evidente. Allora Sakhir aveva lasciato un senso di precarietà tecnica; oggi restituisce una consapevolezza differente: telaio e power unit costituiscono una piattaforma credibile su cui costruire un campionato ambizioso. Non c’è euforia, non ci sono proclami. C’è, piuttosto, la percezione di aver ridotto le incognite strutturali.

Il vero banco di prova sarà la pista australiana. E non solo. Ma, per la prima volta dopo tanto tempo, Ferrari si presenta all’appuntamento inaugurale non con la necessità di capire cosa non funzioni, bensì con l’obiettivo di massimizzare ciò che già funziona. Ed è una differenza che, in un mondiale lungo e complesso, può valere più di qualche decimo nascosto nei test.

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