Ferrari, la rivoluzione di Vasseur: “Basta paura, servono idee estreme per vincere”
Il team principal della Ferrari, nell’intervista esclusiva rilasciata a The-Race, racconta la rivoluzione mentale di Maranello e il ruolo chiave di Loic Serra.

La Ferrari non sta soltanto cercando prestazione. Sta provando a cambiare sé stessa. Nell’esclusiva concessa al sito inglese The-Race, Frederic Vasseur ha aperto uno squarcio molto interessante sulla trasformazione interna della Scuderia di Maranello, raccontando un ambiente che, fino a poco tempo fa, tendeva a proteggersi più che a osare. Una mentalità che, secondo il dirigente francese, stava togliendo decimi preziosi alla monoposto.
Le parole di Vasseur descrivono un cambiamento culturale profondo, quasi radicale, dove il concetto di performance assoluta deve prevalere su ogni forma di prudenza tecnica e organizzativa. Un processo nel quale il contributo di Loic Serra viene considerato determinante.
"Non è che ci fosse una cultura della paura o della colpevolezza o altro, ma forse c'era un po' di difficoltà", ha spiegato Vasseur a The-Race. "La prima cosa che mi ha scioccato quando sono entrato è stato il vuoto che avevamo su ogni singolo argomento, solo perché non volevamo essere smascherati".
Secondo il manager transalpino, la Ferrari tendeva sistematicamente a lasciare margine in ogni area della vettura: peso, carburante, raffreddamento, configurazione aerodinamica. Piccoli margini di sicurezza che, sommati, producevano un danno enorme sul cronometro.
"Aggiungi un chilo in più, mezzo litro o più di carburante, apri di più il sidepod, un passo in più. Alla fine, quando mettevi tutto sul tavolo, erano due decimi". Un’enormità nella Formula 1 moderna. "Non puoi essere a zero margine. Ma tra zero e due decimi c'è un decimo. E se consideri che la media tra noi e il rivale davanti a noi l'anno scorso era di tre centesimi di secondo, puoi immaginare l'impatto di un decimo sulla stagione".

La nuova Ferrari di Vasseur: libertà di osare e innovazione senza paura
Uno degli aspetti più interessanti emersi nell’intervista a The Race riguarda la nuova filosofia interna che Vasseur sta cercando di imporre a Maranello. Il concetto è semplice: nessuno deve avere paura di proporre soluzioni aggressive o fuori dagli schemi.
"Questa mentalità, sto spingendo con tutte le forze per convincere tutti che sono tutti contributori alla performance. È anche la mentalità di Loic". Il riferimento a Loic Serra non è casuale. L’ex Mercedes viene descritto come un uomo profondamente competitivo, ossessionato dalla ricerca dell’ultimo dettaglio utile per guadagnare prestazione. "In termini di innovazione, è un messaggio che dobbiamo spingere per dire: 'non essere timido'".
"Se hai qualcosa da proporre, sii aperta. Non diamo mai la colpa a qualcuno se hai qualcosa da proporre e non funziona". Vasseur lascia intendere che alcune delle soluzioni già viste sulla Ferrari attuale siano figlie di questa nuova libertà progettuale. "Hai visto alcuni esempi in macchina, e altri ne arriveranno. Hanno questa mentalità. Stiamo spingendo a innovare ed è di grande aiuto".
Ma il francese mette subito un paletto molto chiaro: innovare non basta, serve che l’innovazione produca tempo sul giro. "L'obiettivo non è innovare. L'obiettivo è vincere. L'innovazione ha senso solo se funziona". Poi, con ironia, aggiunge: "Non voglio che le ali facciano le cose...", mimando con le mani movimenti teatrali, "se non sta dando i suoi frutti".
Dietro la battuta c’è però un principio fondamentale della nuova Ferrari: ogni reparto deve lavorare esclusivamente in funzione della performance complessiva della monoposto. "L'unico obiettivo della squadra deve essere il tempo sul giro".
"Troppo spesso in una squadra da corsa, il target è il carico aerodinamico per quelli dell’aerodinamica, è la potenza per quelli del motore, e a loro non importa del peso o del raffreddamento. Sto cercando di far capire che, collettivamente, l'unico obiettivo è il tempo sul giro".

Loic Serra e la guerra degli sviluppi: Ferrari prepara l’assalto
Nella chiacchierata concessa a The-Race, Vasseur ha parlato anche del lavoro di inserimento di Loic Serra dentro la struttura Ferrari. Un processo non semplice, soprattutto considerando che il tecnico francese è arrivato a progetto già avviato. "Quando entri in una squadra di F1 ti servono un paio di mesi. Onestamente, la situazione non era facile, ma è riuscito a concentrarsi sulle operazioni. E penso che fosse importante per noi".
Secondo Vasseur, la parte finale della scorsa stagione ha rappresentato un punto di svolta importante sotto il profilo operativo. "A volte abbiamo fatto un ottimo lavoro l'anno scorso in termini di funzionamento. Ed è stata la migliore preparazione per quest'anno". Ma è soprattutto la competitività di Serra ad aver impressionato il team principal Ferrari.
"Loic è un concorrente con una grande esperienza nelle corse. È un vero racer, insegue le ultime frazioni di secondo ovunque. È stata una buona spinta per la squadra".
La parte finale dell’intervista si concentra poi su quello che sarà il vero tema della stagione: la guerra degli sviluppi. Vasseur sa perfettamente che la Ferrari dovrà accelerare il ritmo degli aggiornamenti se vorrà colmare il gap con chi oggi è ancora davanti. "Dobbiamo avere la mentalità che abbiamo margine per migliorare ovunque".
Il manager francese prevede un impatto molto più pesante degli aggiornamenti rispetto al passato. "L'anno scorso gli upgrade ci davano centesimi, quest'anno saranno decimi. Per me il rapporto è uno a dieci". Un’affermazione che racconta quanto la Ferrari creda nella propria finestra di sviluppo e nella capacità di estrarre ancora molto potenziale dalla vettura.
"Più del quadro in pista, sarà la capacità del team di svilupparsi, la capacità del team di capire dove possiamo migliorare, dove gli altri stanno facendo un lavoro migliore e perché", ha spiegato l'ex Sauber.
Infine, Vasseur chiude con un concetto che sembra essere diventato il manifesto della nuova Ferrari. "Per avere la capacità di sviluppare, devi avere le idee, devi avere la capacità di produzione". Parole che confermano come a Maranello non si stia lavorando soltanto sulla macchina, ma soprattutto sulla mentalità collettiva della squadra.