Spa-Francorchamps, Eau Rouge
L'iconica compressione dell'Eau Rouge

Mala tempora currunt, dicevano i latini. Probabilmente chi leggerà questo pezzo potrà accusare il sottoscritto di essere un nostalgico reazionario. Nessuno si preoccupi: le spalle sono larghe e ci sono abituato. Ah, mi si conceda il vezzo, una volta tanto, di redigere in prima persona.

Proprio ieri, nelle ore che hanno preceduto il Gran Premio, ero affaccendato in una diatriba musicale nella quale venivo definito uno “snob boomer” incapace di capire le moderne generazioni. Confermo e sottoscrivo. Musicalmente parlando, non le voglio comprendere le nuove generazioni, non voglio capire la nuova musica e preferisco rintanarmi nella mia rassicurante comfort zone costruita sui pentagramma disegnati negli anni Settanta.

Fatta questa premessa soggettiva, che spero non abbia annoiato nessun lettore, arrivo al sodo.

F1
Stefano Domenicali, Presidente e CEO della F1

Liberty Media ha deciso, nella sua idea di salvaguardare la F1 europea, di avviare una rotazione dei Gran Premi del Vecchio Continente, togliendo a un circuito storico come Spa-Francorchamps la titolarità fissa in calendario. Quella di ieri è stata l'ultima edizione di una lunga serie consecutiva e inaugura un anno di pausa. Ritroveremo in calendario l'iconico tracciato belga a targhe alterne.

Oggi, purtroppo, va così. I promoter della gara belga hanno dovuto accettare questo stato di cose per non uscire definitivamente dal campionato: meno tasse di presenza da versare e, ovviamente, servizi ridotti da garantire secondo la logica imposta da Liberty Media. Adesso si preferisce approdare in mete esotiche, dove alle spalle ci sono grandi gruppi economici in grado di sostenere le cifre sempre più elevate richieste dal colosso dell'intrattenimento di Englewood.

Il problema non è Spa-Francorchamps, ma la Formula 1 che ci corre

Quello che abbiamo visto nel Gran Premio di ieri e, più in generale, nell'intero weekend di gara, forse deve anche confortarci. Forse questa Formula 1, così com'è configurata oggi, con gli attuali regolamenti e soprattutto con l'attuale filosofia motoristica, non merita di correre su un palcoscenico come Spa-Francorchamps.

F1 GP Belgio Toto Wolff Kimi
Kimi Antonelli dopo la vittoria a Spa

Nulla si vuole togliere alla splendida vittoria di Kimi Antonelli. Nulla si vuole fare per ridimensionare la grandissima gara di Charles Leclerc, bravo anche ad approfittare di una Virtual Safety Car arrivata nel momento giusto. E non si vuole nemmeno sminuire il podio di un grande Max Verstappen, tornato tra i primi tre proprio nel suo Belgio, perché vale sempre la pena ricordare che, pur correndo con licenza olandese, è nato ad Hasselt.

Eppure abbiamo visto cose che, soprattutto durante le qualifiche, non sono piaciute. Dover assistere a piloti costretti a gestire l'acceleratore, a parzializzare sul rettilineo del Kemmel o addirittura ad alzare il piede in un tratto iconico come il Pouhon è qualcosa che fa male. Fa male al motorsport.

Forse, allora, non è nemmeno un male che la Formula 1 si prenda un periodo di pausa da Spa-Francorchamps e che sia meno presente.

Forse nel 2030 si potrebbe addirittura anticipare di un anno la nuova configurazione motoristica auspicata da Mohammed Ben Sulayem, che sta spingendo con decisione  estrema verso il ritorno dei motori otto cilindri, con una componente elettrica decisamente più contenuta.

Ferrari SF-26, Eau Rouge - Gp Belgio 2026
La Ferrari SF-26 affronta l'iconica Eau Rouge

L'università della pista pretende vetture all'altezza

È questo, probabilmente, il vero auspicio. Pagare il prezzo di meno edizioni prima di lasciarci alle spalle motori che non possono ruggire, piloti che non possono affondare il piede sull'acceleratore, monoposto che obbligano alla gestione continua e driver trasformati più in amministratori di condominio che in uomini pronti a sfidare il rischio.

Spa-Francorchamps è stata spesso definita l'università della Formula 1. E un'università pretende un livello di specializzazione elevatissimo. Pretende esami difficili, pretende tesi di laurea costruite su conoscenze e capacità di altissimo livello. Il driving sparagnino cui stiamo assistendo negli ultimi anni, invece, non appartiene a questa filosofia. Non è qualcosa che entusiasma e non è ciò che un circuito del genere merita.

Forse, proprio perché vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno e non vogliamo lasciarci andare alla delusione per l'assenza di Spa-Francorchamps nel calendario del prossimo anno, dobbiamo aggrapparci a questa speranza: che la futura Formula 1, quella degli otto cilindri, perché ormai la strada sembra tracciata, possa finalmente sublimare un tracciato di questo livello.

Questa pista merita interpreti e macchine all'altezza della sua storia. La Formula 1 attuale non difetta certo di piloti di talento, anzi, ne ha probabilmente più che in qualsiasi altra epoca recente. Purtroppo, però, deficita in vetture capaci di emozionare e, soprattutto, di spingere gli eroi del rischio a guidare costantemente al limite delle loro possibilità. No, questa Formula 1 dell'amministrazione non ci piace. E la speranza è che venga superata il prima possibile.


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