Lewis Hamilton, Ferrari SF-26
Lewis Hamilton a bordo della Ferrari SF-26

Dopo un avvio di stagione che ha lasciato certezze ma anche diversi dubbi, Lewis Hamilton prova a tracciare una linea netta tra il recente passato e l’immediato futuro. Il Gran Premio di Miami rappresenta, in questa prospettiva, un banco di prova non solo per il pilota inglese, ma per l’intero sistema Ferrari, chiamato a trasformare il lavoro di analisi e sviluppo in performance tangibile.

Il nodo centrale emerso dopo Suzuka riguarda una perdita prestazionale importante, quantificata dallo stesso Hamilton in diversi decimi al giro. Un deficit che, secondo quanto dichiarato dall'ex Mercedes, non era imputabile alla power unit in senso stretto, ma a una combinazione di fattori sistemici che hanno compromesso l’efficienza complessiva della vettura, in particolare sul dritto.

Ferrari Gp Giappone
Lewis Hamilton e Charles Leclerc duellano in Giappone

Il caso Suzuka: fino a nove decimi persi e una diagnosi chiara

“Siamo stati praticamente al simulatore ogni settimana, in fabbrica ogni settimana. Tanto allenamento e preparazione, analizzando le prime tre gare - in particolare l’ultima - cercando di capire. Ovviamente sono andato via con la sensazione che fossimo giù di potenza. Non era il motore, ma c’erano alcune cose, una combinazione di fattori che mi facevano perdere fino a 8-9 decimi al giro”.

Un passaggio chiave, che restituisce la dimensione del problema: non una singola criticità, ma un’interazione di elementi che ha inciso in maniera sensibile sulla prestazione. Un dato, quello degli 8-9 decimi, che in Formula 1 rappresenta un divario enorme. “Abbiamo capito quali erano queste cose e le abbiamo sistemate, e ovviamente i cambi regolamentari renderanno interessante vedere quale differenza farà”.

Il lavoro di “deep dive” condotto a Maranello sembra aver prodotto risposte convincenti. Hamilton insiste sul fatto che la power unit non fosse il problema principale, ma piuttosto il modo in cui diversi sistemi interagivano tra loro.

“Ovviamente, nell’ultima gara potevo vedere che ero giù di potenza. Abbiamo fatto un’analisi approfondita e abbiamo capito che non era il motore, ma l’insieme dei sistemi, con diversi fattori che si combinavano per farmi perdere 8-9 decimi in velocità di punta. Abbiamo risolto la situazione, lavorato al simulatore, sono stato in fabbrica ogni settimana, mi sono allenato molto e mi sento rigenerato per questo weekend”.

Lewis Hamilton Ferrari
Lewis Hamilton nel box Ferrari a Fiorano

Miami come spartiacque: aggiornamenti, gap da colmare e responsabilità

Il contesto in cui queste dichiarazioni si inseriscono non è neutro. Ferrari arriva a Miami con un pacchetto aerodinamico rivisto, frutto di modifiche distribuite su più aree della vettura. Un aggiornamento che, unito alla risoluzione dei problemi evidenziati in Giappone, alimenta un cauto ottimismo, ma non cancella le criticità strutturali, in particolare sul fronte power unit.

Hamilton, infatti, amplia il quadro e introduce un elemento di maggiore complessità: il confronto diretto con i principali competitor. “Penso che sia una sfida enorme, prima di tutto sono davvero grato per tutto il duro lavoro, sai che sono tornato in fabbrica ogni settimana durante questa pausa e ho visto quanto duramente il team ha lavorato per portare un aggiornamento, c'è un'immensa quantità di lavoro che viene fatto per costruire questi componenti e per la qualità con cui li realizzano, quindi sono incredibilmente grato a tutti quelli in fabbrica per questo”.

Ferrari e il deficit di potenza del motore

Un riconoscimento esplicito al lavoro di Maranello, che però si accompagna a una lettura lucida della situazione tecnica. Penso che ci sia un divario tra noi in termini di potenza rispetto alla Mercedes e anche probabilmente alla Ford, e per colmare quel divario significa che dobbiamo fare il doppio dello sviluppo rispetto agli altri ogni volta, il che è davvero una sfida enorme".

"Devi presumere che tutti stiano sviluppando a un ritmo simile perché si tratta di nuove regole, quindi se una squadra porta un decimo dobbiamo portarne due, se ne portano due ne dobbiamo portare tre o quattro, quindi è tanto e penso che dobbiamo semplicemente continuare a spingere per riuscire a colmare il divario dal lato motore a un certo punto”.

Ferrari
Il Remote Garage della Ferrari a Maranello

È un passaggio che definisce in maniera precisa la traiettoria tecnica necessaria: non basta sviluppare, bisogna sviluppare più rapidamente degli altri. Un differenziale che, in un contesto regolamentare nuovo e ancora in fase di assestamento, rischia di amplificarsi gara dopo gara.

Hamilton, dal canto suo, ha escluso che la pausa tra le gare sia stata un momento di disconnessione. “Non ho davvero avuto una pausa. È interessante vedere come le persone la considerino tale. Abbiamo semplicemente avuto più tempo per concentrarci”.

“Sono stato in fabbrica ogni settimana, tanto allenamento, ho passato molto tempo con i miei fisioterapisti… Cos’altro? Chiropratici, recupero, molto sport. Non ho preso tempo libero. Mi sono solo concentrato completamente su questo”.

Lewis Hamilton commenta le modifiche normative

Parallelamente, il sette volte campione del mondo ha riaperto il tema del coinvolgimento dei piloti nei processi decisionali legati ai regolamenti tecnici e sportivi. “Tutti i piloti lavorano insieme, ci incontriamo, ma il fatto è che non abbiamo un posto al tavolo. Ci confrontiamo con FIA e F1; la F1 è spesso un po’ più reattiva”.

Ma non essendo stakeholder, non abbiamo un posto al tavolo attualmente, e penso che questo debba cambiare. Dico loro: quando stavo facendo il test Pirelli, ‘dovreste venire a parlare con noi e collaborare, non vogliamo criticare le gomme Pirelli, sappiamo che potete costruire un buon prodotto’”.

“Il loro feedback però arriva da persone che non hanno mai guidato una macchina. Parlate con noi, lavoreremo fianco a fianco, possiamo collaborare con la FIA per ottenere un prodotto migliore. Lo stesso con la F1: ‘siamo qui per lavorare con voi. Non vogliamo screditare il nostro sport. Vogliamo che abbia successo, quindi dobbiamo lavorare insieme’”.

Al di là del piano politico e tecnico, resta il dato sportivo: Miami rappresenta il primo vero punto di verifica. Ferrari si presenta con indicazioni incoraggianti e con problemi apparentemente risolti, ma il passaggio decisivo è uno solo. Per Hamilton, è il momento di trasformare il lavoro svolto tra simulatore e fabbrica in prestazione reale, chiudendo definitivamente il divario emerso a Suzuka e passando, finalmente, dalle parole ai fatti.

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