Anche il papà della Formula 1 boccia le regole 2026-2030
Bernie Ecclestone attacca le nuove norme tecniche e l’elettrificazione, ma dimentica che la rivoluzione ibrida del 2014 porta la sua firma

Quando parla Bernie Ecclestone potete stare certi che accadono due cose: si lanciano stilettate fiammeggianti e che, sovente, queste non siano molto coerenti con la sua storia. In ogni caso, quando si esprime l’uomo che per decenni ha plasmato la Formula 1 a propria immagine e somiglianza trasformandola in un colosso globale, è sempre un dovere ascoltare. Oggi Bernie è un vegliardo ex dirigente di 95 anni che osserva il campionato che sta per nascere con scetticismo, quasi con distacco. E lo fa, come suo solito, con un tono critico.
Da quando ha ceduto il controllo della categoria a Liberty Media, il vecchio “papà” della Formula 1 non perde occasione per puntare il dito contro le trasformazioni della massima serie. Nulla di nuovo. È una linea coerente, quasi sistematica. Ma questa volta il bersaglio è l’evoluzione tecnica e regolamentare che ha accentuato la componente elettrica delle power unit.

Anche Bernie Ecclestone paragona la F1 alla Formula E
"Il DNA di questo sport è che è un campionato mondiale per piloti e non per ingegneri. La Formula 1 ora compete di più con la Formula E", ha dichiarato a Sport.de. Parole nette, taglienti. E ancora: "Forse ai fan piace, ma io non credo. Il pericolo è che perdiamo i tifosi. Spero sinceramente di sbagliarmi".
Il punto di Ecclestone è chiaro: la Formula 1 avrebbe smarrito la propria essenza, sacrificando il pilota sull’altare della tecnologia. Un campionato che, nella sua visione, dovrebbe esaltare l’uomo prima della macchina, oggi sarebbe diventato terreno di scontro per ingegneri e simulatori. Una tesi che, in parte, può anche trovare terreno fertile in chi rimpiange l’epoca dei V10 urlanti e della meccanica meno sofisticata.

Bernie Ecclestone e le sue responsabilità sull'elettrificazione della F1
Ma, a scavare a fondo, emerge l’elemento che rende questa polemica quantomeno discutibile. La Formula 1 ibrida nasce nel 2014. E nasce sotto la gestione Ecclestone. L’introduzione delle power unit turbo-ibride, con una componente elettrica centrale nell’economia della prestazione, non è un’invenzione di Liberty Media. È il frutto di una visione strategica maturata oltre dieci anni fa, quando si decise di allineare la categoria alle esigenze dell’industria automobilistica globale, sempre più orientata verso efficienza energetica e trasferimento tecnologico.
Quello che stiamo vivendo oggi non è una deviazione improvvisa, ma la prosecuzione di quella traiettoria. Un processo di evoluzione tecnica coerente con la spinta impressa proprio durante l’era Ecclestone. Che piaccia o meno.

È un fenomeno inarrestabile? Non necessariamente. Le regole possono essere riviste, bilanciate, corrette. L’equilibrio tra spettacolo e sostenibilità tecnica è materia politica, prima ancora che sportiva. È migliorabile? Senza dubbio. Ogni ciclo regolamentare lo è. Ma suona anacronistico attaccare con sistematicità un modello al quale si è contribuito in maniera decisiva.
Perché la Formula 1 di oggi, con tutta la sua complessità ingegneristica, l'assenza di test privati e la sua anima ibrida, è figlia di una trasformazione iniziata molto prima dell’avvento di Liberty Media.
Ecclestone ha il diritto di criticare. Ma la storia, in questo caso, presenta il conto. E ricorda che l’elettrificazione non è una deriva recente: è una scelta strutturale nata quando al comando c’era proprio lui.