Ferrari
Il retrotreno della Ferrari SF-26

La Ferrari passa al contrattacco. Dopo settimane di discussioni sotterranee legate alle procedure di partenza modificate dalla FIA nel corso della stagione, è stato Frédéric Vasseur a rompere definitivamente gli indugi. Nelle dichiarazioni rilasciate a The-Race, il manager francese ha apertamente parlato di una situazione che a Maranello viene percepita come penalizzante, soprattutto alla luce del lavoro progettuale sviluppato attorno alla SF-26.

Dietro le parole di Vasseur c’è un tema molto più profondo di una semplice lamentela politica. Ferrari ritiene infatti di aver interpretato correttamente il regolamento tecnico, costruendo una monoposto capace di sfruttare una determinata finestra operativa nelle procedure di partenza. Una soluzione estrema, evidentemente efficace, che però avrebbe generato malumori all’interno del paddock, soprattutto da parte di alcune squadre rivali.

Il dilemma era: ‘vogliamo guadagnare un decimo di secondo sul giro o perdere cinque posizioni alla partenza?’”, ha spiegato l'ex Sauber. Una frase che fotografa perfettamente quanto le partenze siano diventate un elemento strategico centrale nell’attuale Formula 1. Ferrari, evidentemente, aveva scelto di privilegiare l’efficienza allo start, anche a costo di sacrificare qualcosa sul passo puro.

Ferrari Miami
Fred Vasseur sovraintende alle ultime operazioni in griglia prima della partenza del Gp di Miami

Le pressioni politiche di Mercedes e McLaren

Secondo il numero uno del muretto Ferrari, il cambio di approccio della FIA sarebbe arrivato anche a seguito delle pressioni esercitate da alcune squadre concorrenti. Nel mirino del francese ci sono soprattutto Mercedes e McLaren, accusate indirettamente di aver spinto molto sul tema sicurezza per limitare il vantaggio tecnico costruito da Maranello.

Immaginate senza la luce blu, alcune vetture sarebbero ancora in griglia in Cina”, ha commentato ironicamente il dirigente di Draveil, lasciando intendere come secondo Ferrari il problema sia stato amplificato ad arte. Poi l’affondo: “Politicamente è stata una mossa astuta, ma non molto corretta”.

Parole pesanti, che certificano un clima sempre più teso all’interno del paddock. Perché il tema, in questo caso, non riguarda soltanto una direttiva operativa, ma il principio stesso con cui vengono interpretate le regole. Ferrari sostiene di aver lavorato entro i confini concessi dal regolamento, investendo tempo, risorse e progettazione in una specifica filosofia tecnica. Vedere poi il quadro normativo cambiare in corsa viene percepito come una penalizzazione diretta.

Ferrari SF-26
Charles Leclerc a bordo della Ferrari SF-26

Ferrari richiama la FIA alle proprie responsabilità

Nelle sue dichiarazioni, Vasseur ha anche ricordato come la materia fosse stato discussa già molti mesi prima all’interno degli organismi tecnici della Formula 1, dal SAC al PUAC. Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti dell’intera vicenda.

Ho apprezzato molto la risposta della FIA, ovvero che bisogna progettare la vettura in base ai regolamenti, non viceversa”, ha spiegato il team principal Ferrari. Una posizione che Maranello aveva evidentemente interpretato come una sorta di legittimazione tecnica del proprio lavoro.

Da qui nasce la sensazione di ingiustizia denunciata dal manager francese. Per Maranello, infatti, il problema non è tanto la decisione finale della FIA, quanto il principio che ha portato al cambiamento. Se una soluzione è conforme ai regolamenti, allora dovrebbe essere il resto della griglia ad adeguarsi tecnicamente, non l’organo federale a modificare le condizioni operative sotto pressione politica.

Resta però un punto fermo: la Federazione ha agito invocando ragioni di sicurezza. E proprio per questo Vasseur, pur contestando apertamente il metodo, ha dovuto accettare il verdetto senza possibilità di opposizione concreta. “Anche se tutti fossero contrari, possono comunque decidere”, ha concluso.

Una frase che suona quasi come una resa istituzionale, ma che contemporaneamente certifica l’inizio del contrattacco politico Ferrari. Perché a Maranello il messaggio è chiarissimo: la SF-26 potrebbe anche non essere nata perfetta, ma il Cavallino non intende più restare in silenzio quando ritiene di essere stato penalizzato da cambi di direzione a campionato in corso.


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