Ferrari
Sventola la bandiera Ferrari sulle tribune del circuito di Barcellona

La storia della Ferrari in Formula 1 è fatta di cicli. Alcuni irripetibili, altri estremamente difficili. Da quando il Mondiale è nato nel 1950, il Cavallino ha attraversato periodi di dominio assoluto, fasi di ricostruzione e stagioni nelle quali vincere sembrava quasi impossibile. Ma i numeri, talvolta, riescono a raccontare realtà ancora più nette delle sensazioni.

Se si osserva il rendimento della Scuderia suddiviso per decenni, emerge un dato destinato a far discutere: quello iniziato nel 2020 è, almeno fino a questo momento, il peggior decennio della storia Ferrari in termini di percentuale di vittorie.

Dodici successi nelle prime 140 gare disputate equivalgono infatti a un modesto 8,5%. Un valore inferiore persino agli anni Ottanta, tradizionalmente ricordati come uno dei periodi più complicati della Scuderia, quando il bottino si fermò all'11,5%. Ancora più distante il confronto con gli anni Sessanta (13%), con gli anni Dieci del nuovo millennio (14,1%) e, naturalmente, con l'epoca d'oro di Michael Schumacher, nella quale Ferrari arrivò a conquistare quasi una gara su due, con uno straordinario 48,8% di vittorie tra il 2000 e il 2009 (leggi la tabella in basso).

Il dato va però pesato perché questo decennio è soltanto a metà del proprio percorso. Mancano infatti tre stagioni e mezza prima della chiusura del ciclo iniziato nel 2020. C'è quindi tutto il tempo per migliorare queste statistiche. Ma, allo stato attuale, la fotografia resta impietosa.

2 giugno Michael Schumacher F1
Michael Schumacher all'esordio in Rosso insieme a Nicola Larini, Gianni Agnelli, Luca Cordero di Montezemolo, Eddie Irvine e Jean Todt

Il dato storico racconta una crisi profonda

La percentuale di vittorie rappresenta probabilmente il parametro più significativo per valutare la competitività di una squadra nel lungo periodo. Elimina infatti l'effetto del diverso numero di Gran Premi disputati nelle varie epoche e restituisce un confronto omogeneo tra generazioni completamente differenti. In questo senso il paragone è eloquente.

Negli anni Cinquanta Ferrari vinse il 34,5% delle gare disputate. Negli anni Settanta mantenne un eccellente 25,6%. Persino negli anni Novanta, spesso ricordati per il dominio Williams e poi McLaren, il Cavallino riuscì comunque a imporsi nel 17,2% dei Gran Premi. L'attuale 8,5% rappresenta invece un'anomalia nella storia sportiva della squadra più vincente della Formula 1.

Una statistica figlia di diverse stagioni estremamente complicate, iniziate con il tracollo del 2020 e proseguite con vetture spesso veloci ma incapaci di trasformare il potenziale in continuità di risultati. Errori strategici, problemi di affidabilità, sviluppi tecnici non sempre efficaci e una concorrenza cresciuta enormemente hanno contribuito a costruire questo scenario. Eppure sarebbe un errore fermarsi esclusivamente ai numeri.

Leclerc Hamilton, Gp Gran Bretagna
L'abbraccio tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton al termine del Gp di Silverstone

La SF-26 può trasformare il decennio peggiore nell'inizio di una nuova era

Ed è qui che emerge il vero paradosso. Proprio mentre Ferrari si ritrova statisticamente nel decennio meno vincente della propria storia, la stagione 2026 sta raccontando una realtà completamente diversa rispetto a quella vista negli ultimi anni. Due vittorie nelle prime nove gare rappresentano un segnale concreto. Non soltanto per il bottino, ma soprattutto per il modo in cui sono arrivate.

La SF-26 è una monoposto in costante crescita. Dopo un avvio buono ma non straordinario, il lavoro di sviluppo ha cambiato il volto della vettura, rendendola progressivamente una delle monoposto più competitive della griglia. Oggi Ferrari non appare più una squadra costretta a sfruttare le occasioni, ma una realtà capace di costruirsi le condizioni per lottare stabilmente ai vertici.

È un cambio di prospettiva enorme. Perché, se il passato recente continua a pesare sulle statistiche complessive del decennio, il presente suggerisce una direzione completamente differente. La lotta mondiale resta aperta e Ferrari ha dimostrato di possedere gli strumenti tecnici per inserirsi concretamente nella corsa al titolo contro una Mercedes che, va sottolineato, resta la favorita. Ma il discorso potrebbe essere ancora più interessante guardando oltre il 2026.

L'attuale stagione coincide infatti con l'inizio del nuovo ciclo regolamentare. È proprio in questi momenti che vengono costruiti gli equilibri destinati a caratterizzare diversi anni di Formula 1. La SF-26 ha lasciato intendere che a Maranello l'interpretazione delle nuove regole sia stata estremamente efficace e questo potrebbe trasformarsi in un vantaggio anche nelle prossime annate.

Ferrari Charles Leclerc
Leclerc col trofeo riservato al vincitore

È ancora presto per parlare di una nuova era vincente. Sarebbe prematuro. Ma, per la prima volta dopo molto tempo, Ferrari sembra aver posto basi tecniche solide su cui costruire il proprio futuro. Ed è questa la contraddizione più affascinante.

Il decennio 2020-2029 potrebbe chiudersi nei libri di storia come il meno vincente mai vissuto dal Cavallino. Oppure potrebbe essere ricordato come quello in cui, dopo anni di difficoltà, Ferrari ha trovato il punto di svolta capace di riportarla stabilmente nella lotta per il Mondiale. Le statistiche raccontano ciò che è stato. La SF-26, invece, sta iniziando a raccontare ciò che potrebbe essere.

Ferrari: il comportamento nei decenni (Fonte: Holiness, @F1BigData su X

Decennio

% vittorie/GP

Vittorie/GP

1950-1959

34,5%

29/84

1960-1969

13%

13/100

1970-1979

25,6%

37/144

1980-1989

11,5%

18/156

1990-1999

17,2%

28/162

2000-2009

48,8%

85/174

2010-2019

14,1%

28/198

2020-2026

8,5%

12/140

 


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