Ferrari, la realtà smentisce i social: Hamilton e Leclerc sono una coppia, non due rivali
C'è una Ferrari che lavora compatta e un'altra raccontata sul web, fatta di sospetti e tensioni inesistenti. I fatti, però, raccontano tutt'altra storia.

Esistono due Ferrari. La prima è quella reale, quella che vive ogni giorno a Maranello e nei circuiti del mondiale: una squadra unita, coesa, nella quale ogni componente lavora con un unico obiettivo. La seconda è quella costruita sui social network, un luogo in cui spesso prevalgono tifoserie, simpatie personali e narrazioni alimentate più dalle emozioni che dai fatti.
È lì che prendono forma presunti malumori, fantomatiche rivalità tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc, teorie secondo cui la Ferrari starebbe favorendo uno dei due piloti attraverso gli sviluppi della SF-26. Una narrazione che continua ad affiorare con sorprendente regolarità e che, puntualmente, viene smentita dalla realtà.
Perché questa Ferrari non è attraversata da divisioni interne. Al contrario, mostra un gruppo estremamente compatto, sia nella sua componente dirigenziale sia nei suoi uomini più rappresentativi: i piloti.
Hamilton e Leclerc lavorano in piena sintonia. Condividono dati, confrontano soluzioni, percorrono insieme la strada dello sviluppo. È per questo motivo che sorprende vedere come qualsiasi dichiarazione venga ormai letta con la lente filtrante del sospetto, quasi ci fosse la necessità di trasformare ogni frase in un indizio di un conflitto che semplicemente non esiste.

Quando ogni dichiarazione diventa un caso
È accaduto, ad esempio, quando, in Spagna, Hamilton spiegò di essere dispiaciuto per la posizione di partenza di Leclerc, sottolineando come averlo più vicino avrebbe rappresentato un aiuto ulteriore nella lotta contro la Mercedes. Una considerazione tecnica, perfettamente logica, che è stata trasformata da qualcuno nell'ennesimo presunto atto d'accusa nei confronti del compagno di squadra.
Lo stesso copione si è ripetuto alla vigilia del Gran Premio di Silverstone. Lewis aveva spiegato come la presenza di Charles nelle posizioni di vertice avrebbe consentito alla Ferrari di mettere maggiore pressione sulla Mercedes di Andrea Kimi Antonelli. Aggiunse inoltre che il monegasco stava percorrendo una direzione di assetto già esplorata da lui nelle gare precedenti.
Anche in quel caso non è mancato chi interprato quelle parole come una frecciata. Eppure il loro significato era esattamente opposto.
Descrivevano il normale lavoro di due piloti che condividono informazioni, confrontano esperienze e mettono in comune quanto imparato in pista per accelerare la crescita della vettura. Esattamente ciò che dovrebbe fare una coppia di piloti che ambisce a riportare la Ferrari ai vertici della Formula 1. Del resto, sono i fatti a raccontare la qualità del loro rapporto.
Quando Hamilton conquistò la vittoria di Barcellona, Leclerc fu tra i primi a congratularsi con lui, pur vivendo la delusione per un ritiro e per una gara lontana dalle aspettative. Allo stesso modo, quando è stato il monegasco a trionfare, il primo ad andarlo ad abbracciare è stato proprio Hamilton, davanti al pubblico di casa, senza alcuna esitazione.

Le parole di Vasseur certificano il clima che si vive a Maranello
A mettere definitivamente ordine nella questione sono arrivate anche le parole di Fred Vasseur, intervenuto ai microfoni di Canal+.
Il team principal della Ferrari ha raccontato come entrambi i piloti fossero arrivati a Silverstone convinti che il weekend sarebbe stato complicato. Nonostante questo, non hanno mai smesso di lavorare insieme, sostenendosi reciprocamente e cercando ogni possibile soluzione per migliorare la SF-26.
"Siamo arrivati qui con le orecchie un po' basse, un po' demoralizzati", ha spiegato il manager di Draveil. "Alla fine abbiamo concluso il weekend con entrambi i piloti sul podio. Sono felicissimo per loro perché hanno dato il massimo fin dall'inizio. Non hanno mai mollato. Sono stato davvero contento dell'atteggiamento mostrato già durante il briefing del giovedì. Sapevano che sarebbe stata dura, ma hanno continuato a cercare ogni dettaglio utile per guadagnare anche soltanto qualche centesimo di secondo. È stato un atteggiamento fantastico".
In queste parole c'è probabilmente la fotografia più fedele della Ferrari di oggi: una squadra che può attraversare momenti difficili senza perdere compattezza. Un gruppo nel quale la collaborazione prevale sull'individualismo e nel quale il confronto tra i piloti rappresenta una risorsa, non un problema.

Per questo sarebbe opportuno abbandonare una volta per tutte la ricerca ossessiva dello scontro. Non ogni dichiarazione nasconde un retroscena, non ogni dettaglio è il sintomo di una frattura interna, non ogni differenza di vedute deve necessariamente trasformarsi in una guerra di potere.
La Ferrari del presente racconta una storia diversa. Racconta di una squadra che ha trovato equilibrio, di due campioni che stanno lavorando nella stessa direzione e di una monoposto che, dopo gli ultimi sviluppi, ha dimostrato di poter recitare un ruolo da protagonista nella corsa al mondiale. Il resto appartiene più all'immaginazione dei social che alla realtà dei fatti.
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