Prima vittoria dello svedese dopo sei anni
Felix Rosenqvist festeggia la vittoria della 500 Miglia

Ci sono gare che entrano nella storia per il loro prestigio, e poi c'è la 110ª edizione della 500 Miglia di Indianapolis, che la storia ha deciso di riscriverla da capo. In un finale clamoroso, è Felix Rosenqvist a vincere la Indy 500. Il pilota del team Meyer Shank Racing ha beffato David Malukas sul traguardo per appena 0,0233 secondi, siglando ufficialmente il distacco più ridotto nei centodieci anni di storia dello Speedway. 

Rosenqvist beffa sul finale Malukas 

Secondo, in lacrime appena sceso dalla monoposto, il pilota del team Penske, che deve rimandare nuovamente l’appuntamento con il primo successo in carriera. Dopo l'ultima bandiera rossa (causata dall’incidente di Collet) e l'ennesimo restart che ha trasformato la gara in uno sprint di un solo giro, Malukas era riuscito a riprendersi la leadership superando Marcus Armstrong.

Il pilota del team Penske deve rimandare l'appuntamento con la vittoria
Le lacrime di Malukas dopo il sorpasso subito

Tuttavia, Rosenqvist ha preso tutta la scia all'uscita di curva 4, si è allargato all’esterno e ha beffato Malukas proprio sul traguardo. Incredibile anche la lotta per la terza posizione, con Scott McLaughlin che ha superato sul rettilineo finale Pato O’Ward e Marcus Armstrong, leader fino al penultimo restart. 

Delusione Palou; ottimo risultato per Grosejan e Sato

Alle spalle dei primissimi, la sesta piazza va a un solido Rinus VeeKay sulla vettura numero 76 del team Juncos Hollinger Racing. Lo segue a ruota il poleman Alex Palou: il pilota catalano ha visto sfumare i sogni di gloria a causa di una chiamata strategica tutt'altro che perfetta, che lo ha condannato a rimanere imbottigliato nel traffico proprio nelle concitate fasi conclusive. 

Ottavo Santino Ferrucci, anch’egli molto competitivo sul catino dell’Indiana, soprattutto nelle prime fasi di gara. Chiudono la top ten due veterani come Romain Grosjean e Takuma Sato, abili a sfruttare il caos degli ultimi giri. 

Tra i ritirati anche Josef Newgarden

Numerosi i ritirati: i primi piloti a uscire di scena sono stati Ryan Hunter-Reay e Katherine Legge, con quest’ultima che ha perso il controllo della vettura nel tentativo di evitare la monoposto, finita contro le barriere, del vincitore dell’edizione 2014 della Indy 500. 

Subito dopo è stato il turno di Ed Carpenter, vittima di un contatto con Takuma Sato, con il giapponese che all’esterno di curva 1 ha stretto verso l’interno Carpenter, innescando un incidente nel quale è stato quest’ultimo ad avere la peggio. 

Guasti al motore invece per Christian Rasmussen e Alexander Rossi, a completare la giornata disastrosa per il team Ed Carpenter Racing. Molti rimpianti in particolare per il vincitore dell’edizione 2016, partito in seconda posizione e grande protagonista nel primo stint di gara. 

Delusione per il pilota del team Penske
L'incidente di Newgarden che ha messo fine alla sua gara

Più doloroso il ritiro per Josef Newgarden, finito contro le barriere dopo una ripartenza nella seconda parte di gara. Chiude l’elenco dei ritirati Caio Collet, anch’egli finito contro le barriere. 

La cronaca della 500 Miglia 

Al via, Alexander Rossi prende la leadership superando il poleman Alex Palou. Poco più dietro, David Malukas perde due posizioni a vantaggio di un aggressivo Santino Ferrucci e di Felix Rosenqvist; il pilota del team Penske, tuttavia, reagisce immediatamente e si riprende la quarta piazza scavalcando l'alfiere di AJ Foyt.

Mentre davanti Rossi e Palou iniziano un personalissimo duello fatto di continui scambi di posizione, alle loro spalle si accende la furiosa rimonta di Josef Newgarden: scattato dalla ventitreesima casella, il pilota della vettura numero 2 del Team Penske si ritrova già in sedicesima posizione dopo appena otto passaggi.

L'equilibrio si spezza al giro 19, quando la prima caution della giornata neutralizza la corsa. Ryan Hunter-Reay perde il controllo della sua Arrow McLaren finendo in testacoda; nel tentativo disperato di evitarlo, Katherine Legge scarta bruscamente andando a impattare con violenza contro il muro interno. 

A quel punto si innesca la girandola dei pit stop: soltanto VeeKay, Grosjean, Collet e Harvey scelgono di restare fuori; alle loro spalle, Palou guida il gruppo di chi si è fermato, marcato stretto da Rosenqvist e Scott McLaughlin. 

Alla ripartenza, un nuovo incidente, questa volta tra Ed Carpenter e Takuma Sato neutralizza nuovamente la gara. Al rientro della pace car, il debuttante Caio Collet si inserisce di prepotenza nella lotta per il vertice, mantenendo la prima posizione fino alla sua sosta al giro 41. Dietro al brasiliano si mette in mostra Conor Daly con la monoposto del team Dreyer & Reinbold, ma non appena anche lui imbocca la corsia dei box, è Palou a riappropriarsi della leadership. 

Al secondo valzer dei pit stop, è sempre Palou a uscire davanti a tutti, seguito da Rosenqvist e dal suo compagno di squadra, Scott Dixon. Il neozelandese rompe gli indugi al giro 69: scavalca tutti e si porta al comando, dando inizio a una spettacolare serie di sorpassi e controsorpassi con il compagno di squadra spagnolo.

Al giro 98 si apre la pit road per la terza tornata di soste in regime di caution a causa del ritiro di Will Power. All’uscita dai box, la classifica vede Dixon davanti a Palou, Malukas, Newgarden, McLaughlin, O’Ward e Rosenqvist. Ma al giro 105, la pioggia tanto attesa fa la sua comparsa sull’Indianapolis Motor Speedway, costringendo la direzione gara a esporre la bandiera rossa.

Al restart, Malukas è una furia: fulmina Dixon e Palou e si prende di forza la prima posizione. Tra Malukas e Palou ricomincia la consueta altalena di sorpassi al vertice, mentre dalle retrovie risale prepotentemente Conor Daly, capace di artigliare la terza piazza. Al giro 116, però, le gocce di pioggia tornano a bagnare l'asfalto, congelando nuovamente le posizioni sotto caution fino al giro 125.

Subito dopo il secondo restart post-pioggia, Josef Newgarden vede evaporare il sogno della tripletta dopo le vittorie nelle edizioni 2023 e 2024. Il pilota del team Penske pizzica troppo l'interno di curva 4 in accelerazione, perdendo aderenza e finendo pesantemente contro le barriere esterne. 

Al giro 131, approfittando della neutralizzazione causata dall'incidente di Newgarden, Felix Rosenqvist e Pato O’Ward rientrano ai box per una sosta aggiuntiva, differenziando la loro strategia rispetto a quella lineare seguita da Palou, Malukas e McLaughlin.

Mentre Palou e Malukas si scambiavano la prima posizione nel gruppo di testa, O'Ward e Rosenqvist hanno iniziato una fase di risparmio del carburante per estendere lo stint. Il pilota messicano della Arrow McLaren ha effettuato il suo ultimo pit stop al giro 164, anticipando di due passaggi lo svedese del team Meyer Shank Racing. 

A otto giri dalla fine, viene esposta un’altra bandiera rossa per il crash di Caio Collet in curva 2. Tuttavia, dopo la ripartenza, un leggero contatto di Mick Schumacher contro le barriere costringe i commissari ad esporre la caution, regalando ai 350 mila spettatori presenti sul circuito un ultimo giro da brividi. 

Malukas in curva 1 infila Marcus Armstrong, il quale perde la posizione anche dal suo compagno di squadra Felix Rosenqvist. Il duello tra i due alfieri Meyer Shang Racing prosegue per tutto il giro, con lo svedese che ha la meglio su Armstrong all’esterno di curva 4. Nella volata finale, Rosenqvist sfrutta tutta la scia di Malukas, beffandolo sulla linea del traguardo per soli 0,0233 secondi. 

IndyCar subito in pista a Detroit settimana prossima

Con questa vittoria, Felix Rosenqvist interrompe un digiuno di successi che durava da sei anni, regalando al team Meyer Shank Racing un trionfo storico ottenuto grazie a una gestione strategica impeccabile nei momenti più critici della corsa. 

L’IndyCar non si ferma e si sposta a Detroit, in programma domenica 31 maggio alle ore 18:30 italiane. 

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