Pirelli, giudizio rinviato: il vero esame sarà Sakhir
A Barcellona le gomme hanno lavorato in condizioni conservative, senza stress reale; il giudizio definitivo è rinviato a Sakhir, pista severa e più rappresentativa.

Con la shakedown week di Barcellona si è aperta formalmente una nuova fase tecnica della Formula 1, ma non ancora un vero capitolo valutativo per Pirelli. I test catalani hanno fornito indicazioni preziose su affidabilità, sistemi ibridi e gestione dell’energia, molto meno sul comportamento limite delle gomme. Un aspetto che spiega bene il silenzio, finora totale, dei piloti sulle qualità degli pneumatici 2026.
Pirelli 2026: giudizio sospeso
Come ha chiarito Mario Isola, responsabile di Pirelli Motorsport, la settimana del Montmelò ha avuto un obiettivo preciso e condiviso dai team: "valutare l’affidabilità delle power unit e prendere confidenza con la gestione dell’energia della batteria, destinata ad avere un ruolo centrale".
In questo contesto, le gomme non sono mai state realmente stressate. Le vetture hanno girato con mappature blande, carichi di carburante variabili (benzine tra l’altro nemmeno definitive) e senza una vera ricerca della prestazione assoluta, condizione indispensabile per portare gli pneumatici vicino alla finestra di utilizzo più critica.

Il bilancio complessivo, dal punto di vista operativo, è stato certamente positivo. Le monoposto hanno completato un chilometraggio elevato, "forse superiore alle aspettative della vigilia", segnale di una base di affidabilità dei nuovi motori già solida. Anche le mescole più dure portate da Pirelli - scelta tutt’altro che casuale - hanno risposto come previsto. "Le tre mescole slick più dure che abbiamo messo a disposizione dei team hanno funzionato come previsto, garantendo prestazioni convincenti nonostante le temperature rigide".
L’unica eccezione è stata la C3, la più morbida del lotto, che ha mostrato un leggero graining sull’anteriore sinistra. Un fenomeno tutt’altro che allarmante su una pista front limited, come sottolinea Isola, "conosciuto qui a Barcellona e comunque legato principalmente al freddo". Ancora una volta, condizioni ambientali e modalità di utilizzo hanno inciso più delle caratteristiche intrinseche della gomma.
Il punto centrale, però, è un altro. A Barcellona non si è visto nulla che possa essere definito stress strutturale o termico reale sugli pneumatici. Le basse temperature, la scelta di mescole conservative e soprattutto l’approccio dei piloti hanno reso il test poco rappresentativo per una valutazione complessiva. Isola introduce un tema chiave del nuovo regolamento: la gestione dell’energia elettrica. "Sarà interessante capire quanto la necessità di preservare la carica della batteria influenzerà l’approccio dei piloti nell’out lap, fase in cui è fondamentale portare le gomme in temperatura".

Dai dati Pirelli emerge infatti "un atteggiamento più conservativo in favore dell’ERS", che sta modificando il modo in cui i piloti preparano il giro lanciato. Meno energia spesa nell’out lap significa minore stress iniziale sulla gomma, ma anche una finestra di utilizzo meno esplorata. È una dinamica nuova, che per ora ha congelato ogni giudizio tecnico definitivo sugli pneumatici.
Pirelli 2026: in Bahrain la musica cambierà
In questo contesto, il Bahrain rappresenterà un passaggio completamente diverso. Sakhir è una pista fortemente rear limited, con trazione, temperature e carichi longitudinali che mettono sotto pressione soprattutto l’asse posteriore. È qui che le gomme inizieranno davvero a parlare. Non a caso Isola è netto: "I dati che raccoglieremo in Bahrain saranno sicuramente più rappresentativi".
Non solo per le caratteristiche del tracciato, ma anche perché "le monoposto saranno più vicine a quanto vedremo a Melbourne e le temperature saranno più simili a quelle delle gare". A Sakhir i team inizieranno a spingere di più, le simulazioni di gara saranno più aggressive e le mappature meno conservative. Solo allora emergeranno eventuali criticità legate a degrado, surriscaldamento e gestione del grip sul lungo periodo.

Un ulteriore elemento di cautela riguarda il confronto con le simulazioni. Isola ammette che "rispetto alle simulazioni notiamo ancora discrepanze a livello di prestazioni e carichi". Un segnale chiaro: il pacchetto vettura-gomme-power unit è ancora in una fase di assestamento, e anticipare giudizi sarebbe metodologicamente scorretto.
In definitiva, il silenzio dei piloti sulle gomme non è un segnale negativo, ma una conseguenza diretta del contesto. A Barcellona non c’erano le condizioni per spingere gli pneumatici al limite, né l’interesse tecnico a farlo. Il vero banco di prova è semplicemente rimandato di qualche giorno. In Bahrain, su una pista severa e con vetture più vicine alla configurazione da gara, il quadro cambierà radicalmente. Solo allora Pirelli potrà iniziare a tracciare un primo bilancio tecnico credibile sulla nuova generazione di gomme.
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