Andrea Kimi Antonelli
Andrea Kimi Antonelli dopo l'incidente nel terzo turno di libere del Gp d'Australia

Sorta la prima alba mondiale australiana: doppietta Mercedes che si incorona forza da battere, con presagita vittoria di George Russell seguito da Andrea Kimi Antonelli. A chiudere il podio, la Ferrari di Charles Leclerc in terza posizione. Tra innovazioni comprese e non, mettiamo da parte i tecnicismi e diamo uno sguardo alle circostanze ironiche di questo weekend.

La “Toto Wolff Poker Face”

Un sabato di qualifiche del Gp d'Australia che sarebbe dovuto filare liscio come l’olio per le Frecce d’Argento ha invece subìto un’inversione di marcia quando Antonelli ha disastrosamente messo al muro la sua W17 durante le FP3. Lo straordinario lavoro del team di Brackley ha rimesso a nuovo la monoposto numero 12, che non ha deluso le aspettative ed ha centrato una doppietta di primi tempi chiudendo la Q con un rassicurante 1-2 firmato Russell-Antonelli.

D’un tratto è il 2014 e Toto è tornato a fare Toto: sorrisino provocatorio dritto in camera di chi sa che ha “cucinato” una vettura spaziale per questo epocale aggiornamento regolamentare, e che probabilmente parteciperà alle prossime 23 gare presentandosi in pantofole, vestaglia e tisana con melatonina. Quindi herzlichen Dank Totone, non avremo piena certezza sulla regolarità della tua vettura, ma senz’altro ci hai assicurato il primo “meme” dell’anno.

toto wolff smile
Toto Wolff, team principal Mercedes

Team radio coscienzioso

Un vero pilota deve saper essere audace ed incisivo ma, al contempo, anche coscienzioso e diligente all’occorrenza. Certo, come no.

Probabilmente era questo il nobile intento civico di George Russell: “That was very dangerous from Charles”, ha tuonato via radio durante le prime concitate fasi di gara, quando è stato protagonista di un acceso valzer di sorpassi con Charles Leclerc. L’inglese difatti ha reputato pericoloso lo stile di guida del monegasco, laddove la direzione gara non ha neppure accennato ad investigare o notare alcun accadimento tra i due, concedendo agli appassionati un sano spettacolo di una F1 come si deve.

Non è ironico che il poleman al volante di un’astronave, dunque a disparità di mezzi e risorse, si preoccupi di sollevare polemiche sullo stile di guida dell’avversario piuttosto che rimanere concentrato per dimostrare la propria qualità ed i propri nervi saldi in pista?

Lewis Hamilton e la sua mucca Max

Consuetudinario incontro piloti-tifosi in fan zone: è venerdì e, nel frangente che vede ospiti sul palco i drivers della Rossa, a Lewis viene chiesto di raccontare un aneddoto piuttosto singolare riguardo al suo progetto di realizzare una piccola fattoria personale. D’altronde, come ben noto, il sette volte campione del mondo ha sempre avuto grande sensibilità per il mondo animale di qualsiasi specie: ebbene, stavolta pare abbia adottato una mucca chiamata Max. Proprio un nome a caso.

Risate generali per l’inevitabile nesso con il fuoriclasse olandese Max Verstappen, per cui Lewis ha dovuto subito specificare che quando l’ha adottata aveva già questo nome e giura di non averlo scelto lui.

Ma cos’hanno in comune la mucca Max e super Max? Il fatto che purtroppo anche quest’ultimo sia andato al pascolo in curva 1 durante la Q1 di sabato, per un improvviso problema all’asse posteriore. Uno spettrale avvio di stagione per Verstappen (sesto in gara), che ha già espresso tutto il suo disappunto sia per queste nuove monoposto che per le conseguenti modalità di battaglia.

Max Verstappen
Max Verstappen a muro durante le qualifiche del Gp d'Australia 2026

Specialità Cadillac: specchietti volanti

Quello che conta è fare un’ottima prima impressione: guardarsi allo specchio e dirsi che meglio di così proprio non si poteva esordire. Già. Ma quale specchio? Di certo non gli specchietti retrovisori della MAC26…

Prima sessione di prove libere: Sergio Perez e Valtteri Bottas tornano finalmente in scena, ma c’è una battuta del copione che sembra comune ad entrambi. “I lost my right mirror”, annuncia Perez. “I’ve lost the left mirror”, prosegue Bottas subito dopo. Finalmente! Questo sì che è un trattamento equo tra piloti, altro che Papaya Rules. Caro Andrea Stella, guarda e impara.

Specchietti a parte, sono ben altre le criticità di cui preoccuparsi (affidabilità, perdita idraulica, mancanza di carico aerodinamico): il debutto 2026 per il team americano Cadillac motorizzato Ferrari (sino al 2028 – poi proseguirà producendo in maniera autonoma il suo propulsore), dunque, non è stato questo granché. D’altronde, come presagibile per un team che nasce da zero e si lancia in un’impresa decisamente ardua, chiudere in sedicesima (Perez) e diciannovesima (Bottas) posizione potrebbe quasi essere una buona notizia. Tempo al tempo.

F1 Aston Martin AMR26 Honda
Fernando Alonso sconsolato dalla situazione che sta vivendo il team

Test australiani per Aston Martin

Ultima giornata di test in casa Aston Martin in vista del primo gran premio dell’anno… Ah, no. La AMR26 è una monoposto nata sotto una cattiva stella, sebbene stellare sia la mente che l’ha concepita: un progetto che è tuttora una grande incognita. I pochi riscontri ottenuti non sono affatto affidabili o confortanti; l’unica certezza sono le incertezze (e le costanti vibrazioni nocive per i piloti).

Ma questo a Fernando Alonso non importa. Il suo gran premio australiano infatti sembrerebbe durare solamente 14 giri, per poi cedere il passo ad un inesorabile ritiro. Poi il colpo di scena: una decina di giri più tardi gli viene chiesto di scendere nuovamente in pista per raccogliere ulteriori dati, tentativi e speranze per una AMR26 migliore.

Il corrispettivo del “Deus ex machina” euripidiano: l’improbabile eroe che, in una situazione intricata, tenta di trovare una soluzione disperata. Newey ed Euripide, l’ingegneria che si fonde con la filosofia. Lo avreste mai detto?

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