Honda F1 prepara il salto di qualità. Ma prima bisogna eliminare le debolezze
La power unit giapponese mostra segnali incoraggianti nella gestione dell'energia e dell'erogazione. Silverstone rappresenta un passaggio fondamentale prima dell'evoluzione prevista a Zandvoort.

Per Honda la priorità, in questa fase della stagione, non è ancora quella di aumentare la potenza assoluta della propria power unit. L'obiettivo immediato è un altro: rendere il propulsore prevedibile, costante e facilmente gestibile dai piloti. Solo dopo aver consolidato questi aspetti arriverà la nuova specifica attesa dopo la pausa estiva grazie ai margini di manovra concessi del meccanismo ADUO.
È questo il concetto espresso da Shintaro Orihara, responsabile delle attività Honda in F1 sul fronte pista, che dopo il Gran Premio di Gran Bretagna ha spiegato come il lavoro svolto nelle ultime settimane stia finalmente producendo i primi risultati concreti.

La roadmap di Honda
I riscontri arrivati da Fernando Alonso rappresentano probabilmente il segnale più incoraggiante. Dopo il weekend di Spielberg erano già emerse indicazioni positive, ma anche a Silverstone il due volte campione del mondo ha confermato di percepire una maggiore continuità sia nell'erogazione della potenza sia nella gestione dell'energia elettrica. Due aspetti che avevano rappresentato uno dei principali punti deboli della power unit Honda nella prima parte della stagione.
Non si tratta semplicemente di un miglioramento della guidabilità. Una gestione più lineare dell'energia permette infatti ai piloti di prevedere con maggiore precisione il comportamento della vettura, evitando improvvise variazioni nell'erogazione che possono compromettere la stabilità in percorrenza o l'efficacia in uscita dalle curve.
Honda è perfettamente consapevole che introdurre un aggiornamento prestazionale senza aver prima risolto questi problemi significherebbe amplificarne gli effetti negativi. Una maggiore potenza, infatti, rende ancora più delicata la fase di controllo dell'erogazione, soprattutto in una Formula 1 nella quale il contributo della parte elettrica è molto pesante.
Non è un caso che Orihara abbia definito questo lavoro "particolarmente importante" proprio in vista della nuova specifica prevista per il Gran Premio d'Olanda. Prima di aumentare le prestazioni bisogna costruire una piattaforma tecnica sufficientemente stabile da consentire ai piloti di sfruttare ogni cavallo disponibile senza effetti collaterali.
L'esempio più evidente resta quanto accaduto nei primi mesi della stagione, quando Alonso aveva più volte evidenziato comportamenti anomali della power unit durante alcune fasi di guida, fino alle difficoltà emerse nel fine settimana di Monaco, dove la gestione della coppia e dell'energia aveva inciso sensibilmente sulla guidabilità della AMR26.

Silverstone come banco di prova per la gestione energetica
Il circuito britannico rappresentava probabilmente il test più severo prima dell'arrivo degli aggiornamenti. Silverstone impone infatti una gestione estremamente sofisticata dell'energia elettrica. Le lunghe sequenze di curve percorse ad altissima velocità modificano continuamente il modo in cui il pilota utilizza l'acceleratore, rendendo molto più complessa la strategia di recupero e di rilascio dell'energia rispetto a piste caratterizzate da violente frenate.
Per questo motivo Honda ha dedicato gran parte del lavoro tra prove libere e Sprint Race all'ottimizzazione delle mappe di gestione del motore. Il risultato finale ha soddisfatto gli ingegneri giapponesi, che hanno verificato un comportamento decisamente più coerente dell'intero sistema propulsivo lungo l'arco del weekend.
Si tratta di un passaggio non secondario. L'introduzione della nuova specifica prevista dopo la pausa estiva non dovrà infatti limitarsi ad aumentare il valore di potenza massima, ma dovrà garantire anche una distribuzione più efficiente dell'energia durante il giro. Senza questo equilibrio il beneficio dell'aggiornamento rischierebbe di ridursi sensibilmente nelle condizioni di gara. Accanto agli aspetti prestazionali emerge anche un secondo elemento che Honda considera estremamente centrale: l'affidabilità.

A Silverstone entrambe le Aston Martin hanno completato sia la Sprint sia il Gran Premio senza accusare problemi tecnici durante la gara. L'unico inconveniente ha riguardato Nando prima della partenza, con un'anomalia al sistema che lo ha costretto a schierarsi dalla pit lane, ma una volta iniziata la corsa entrambe le vetture hanno coperto l'intera distanza.
Per la struttura di Sakura rappresenta un'inversione di tendenza non trascurabile. Dalla trasferta di Miami, infatti, la squadra aveva accumulato diversi problemi di tenuta, arrivando a registrare cinque ritiri complessivi nelle quattro gare successive.
Recuperare continuità sotto questo profilo era indispensabile almeno quanto migliorare le prestazioni pure. Ogni chilometro completato senza inconvenienti consente infatti di raccogliere dati fondamentali per affinare le strategie di gestione della power unit e preparare con maggiore sicurezza l'introduzione dell'evoluzione tecnica.
Il Gran Premio d'Olanda rappresenterà quindi uno spartiacque per Honda. L'incremento di potenza previsto potrà realmente modificare la competitività del V6 del Sol Levante soltanto se sarà accompagnato dalla stessa stabilità operativa che gli ingegneri giapponesi stanno cercando di costruire in queste settimane.
I segnali raccolti tra Austria e Silverstone suggeriscono che questa direzione sia quella corretta, ma sarà la pista di Zandvoort a stabilire se il lavoro svolto avrà permesso a Honda di compiere quel salto di qualità atteso fin dall'inizio della stagione.
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