Adrian Newey: il fallimento è frutto della vanagloria?
L’ex boss Haas attacca il nuovo corso Aston Martin: il genio tecnico si perde nel ruolo di team principal e la stagione ne paga il prezzo

Quella sottilissima, quasi impercettibile, linea tra ambizione e sconfinamento, secondo Guenther Steiner, Adrian Newey l’ha oltrepassata senza nemmeno accorgersene. Il risultato? Una Aston Martin che fatica, un progetto che arranca e una leadership tecnica che sembra aver smarrito la propria identità.
L’approdo del genio ex Red Bull Racing nel magico mondi di Lawrence Stroll doveva rappresentare una svolta epocale. E invece, almeno per ora, si sta trasformando in un caso. Perché, nella lettura tagliente di Steiner, il problema non è il talento di Newey - quello resta indiscutibile - ma il ruolo che ha deciso di ritagliarsi.
“Credo che se adesso lo chiedeste ad Adrian lui risponderebbe: ‘Non so perché l’ho fatto o perché ho accettato’ – ha sentenziato Steiner – non so come sia successo, se volesse o meno diventare team principal, ma ovviamente non è quello il suo punto di forza”.
Parole che pesano e che vanno dritte al cuore della questione: Newey, il più grande progettista dell’era moderna, avrebbe sottovalutato la complessità gestionale di un ruolo che va oltre la lavagna tecnica.

Adrian Newey e Il cortocircuito di un genio fuori posizione
Il punto non è discutere il valore di Newey. Su quello non c’è dibattito, mai può essercene. Il problema, semmai, è averlo visto uscire dal suo habitat naturale. “È molto bravo in quello che fa – ha aggiunto ancora il manager di Merano in riferimento a Newey – ovvero a progettare auto. Ovviamente non l’Aston Martin al momento, ma la sistemerà. Penso che fosse una fissazione di Adrian: ‘Devo essere team principal’, senza sapere cosa comporti davvero essere un team principal”.
Qui emerge il vero nodo: una sorta di delirio di onnipotenza tecnico, l’idea che eccellere in un ambito significhi poter dominare anche tutti gli altri. Ma la Formula 1 moderna è un sistema complesso, dove la gestione delle risorse, delle persone e delle dinamiche politiche pesa tanto quanto - se non più - del progetto aerodinamico. E infatti la pista sta presentando il salatissimo conto.
Aston Martin, stagione sotto accusa
Nel team di Lawrence Stroll si intravede una struttura che non ha ancora trovato equilibrio. Le prestazioni pessime, le difficoltà nello sviluppo e una direzione tecnica non sempre coerente sono segnali che qualcosa, a monte, non funziona.
Steiner, senza giri di parole, allarga il discorso a un principio generale che suona come una bocciatura definitiva dell’esperimento: “Questo dimostra che si dovrebbero sempre assegnare alle persone i ruoli in cui possono esprimere i propri punti di forza, senza mai promuovere eccessivamente nessuno”. Tradotto: Newey avrebbe dovuto restare Newey. Il progettista. L’uomo delle intuizioni aerodinamiche e meccaniche, non quello delle decisioni strategiche e della gestione di un’intera struttura.

L’errore di fondo
Il caso Newey-Aston Martin è un monito per tutta la Formula 1. La sovrapposizione dei ruoli, la storia lo sta raccontando, può trasformarsi in un boomerang. La sensazione, oggi, è che il tecnico più influente degli ultimi vent’anni abbia scelto di mettersi in competizione con figure il cui mestiere è completamente diverso dal suo. E che, nel farlo, abbia finito per indebolire proprio ciò che lo ha reso unico.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: quanto tempo servirà per tornare indietro? E soprattutto, ci sarà la volontà di farlo prima che la stagione dell’Aston Martin si trasformi definitivamente in un’occasione persa?