F1, Red Bull - Max Verstappen: il cliente ha sempre ragione
Considerazioni sull’atteggiamento vessatorio del campione olandese nei confronti di una buona parte del pubblico.

Nelle prime gare della stagione 2026 della F1 – Australia e soprattutto il caotico Gran Premio di Shanghai – si sono visti sorpassi multipli, battaglie ruota a ruota, strategie basate sulla gestione dell’energia e continui scambi di posizione. Non più il solito trenino a distacchi fissi, ma un vero spettacolo dinamico che ha fatto esultare le tribune e aumentato l’audience televisiva rispetto all’anno precedente.
Di fronte a questo scenario, il pilota della Red Bull Max Verstappen non ha nascosto la propria insoddisfazione. Dopo il weekend di Shanghai, dove si è ritirato per un problema all’ERS, il quattro volte campione del mondo ha dichiarato senza mezzi termini: “È terribile. Se a qualcuno piace questa roba, allora non capisce niente di corse. Non è divertente. Sembra Mario Kart. Ha il boost, poi finisci la batteria e ti sorpassano di nuovo. Per me è solo uno scherzo. Non è racing”.
Parole forti, che liquidano come “gioco” ciò che per molti rappresenta finalmente un ritorno all’imprevedibilità.

Il diritto del pubblico
Il pubblico che acquista biglietti, abbonamenti a piattaforme come Sky, F1 TV o Apple TV, merchandising e che riempie le tribune ha tutto il diritto di esprimere un giudizio. Non è necessario essere piloti o ingegneri per capire se uno spettacolo sia emozionante. Quando le tribune si animano, i sorpassi si moltiplicano e i dati di ascolto crescono proprio grazie alla maggiore azione in pista, il verdetto degli spettatori paganti non può essere archiviato come incompetenza o superficialità.
Le modifiche introdotte da Liberty Media e FIA nascevano proprio dall’esigenza di contrastare gli anni di dominanze monotone che avevano allontanato parte del pubblico. Ora che le prime risposte sembrano positive, criticare chi si diverte significa disconoscere la base economica e emotiva dello sport.

Un talento che non autorizza a dettare gusti
Verstappen appare soprattutto frustrato perché il nuovo regolamento ha reso più difficile replicare la superiorità schiacciante a cui Red Bull e lui stesso erano abituati negli anni precedenti. Le vetture più agili, la maggiore dipendenza dalla gestione della batteria e i sorpassi “elettrici” hanno livellato il campo, premiando adattabilità e strategia piuttosto che pura dominanza aerodinamica.
Invece di riconoscere che la Formula 1, come ogni sport professionistico, deve evolversi per rimanere attraente e sostenibile, il pilota olandese ha scelto di attaccare frontalmente chi apprezza il prodotto attuale. Un atteggiamento che rischia di suonare come “se non è come piace a me, allora è spazzatura”.

La Formula 1 non è un circolo privato
La F1 non è più un circolo elitario riservato a piloti, team e addetti ai lavori. È un’industria globale da miliardi di euro, alimentata proprio dagli spettatori paganti che seguono le gare dal vivo, in tv o in streaming. Le regole 2026 mirano a rendere lo spettacolo più accessibile e coinvolgente, attirando anche un pubblico più giovane e meno tecnico, senza per questo tradire l’essenza del motorsport.
Quando questo pubblico risponde con entusiasmo – come sembra stia accadendo nelle prime uscite del 2026 – liquidarlo con sufficienza equivale a disprezzare la vera ragion d’essere dello sport professionistico: intrattenere chi lo sostiene economicamente ed emotivamente.
Il talento di Max Verstappen al volante resta fuori discussione e la sua opinione ha un peso importante. Tuttavia, non gli conferisce il diritto di dettare a milioni di appassionati cosa debba o non debba piacere. Il pubblico pagante ha ragione. Verstappen, in questo caso, ha torto.
Crediti foto: Getty Images, Greg Baker, China News Service, XPB