F1 - Jeddah, provincia di Imola. Storia di un debito da saldare
Imola torna nel radar della Formula 1: può sostituire il GP dell'Arabia Saudita nel finale di stagione come ha lasciato intendere Stefano Domenicali

Ieri, a poche ore dal Gran Premio d'Ungheria, che ha chiuso la prima parte del Mondiale di Formula 1 2026 con la vittoria di un sorprendente Lando Norris e di una McLaren ritrovata, è arrivato un annuncio atteso: il Gran Premio del Bahrain verrà sostituito, nella pratica, da quello disputato in Malesia.
Attenzione, perché la questione è un po' cervellotica. La dicitura "Gran Premio del Bahrain" resterà infatti invariata, ma cambierà soltanto la sede dell'evento, che si disputerà a Sepang in una sorta di collaborazione più di facciata che sostanziale tra i due Paesi. In questo modo la Formula 1 recupererà, all'inizio di ottobre, uno dei due Gran Premi cancellati a causa delle tensioni internazionali tuttora in corso.

Il conflitto scatenato da Donald Trump, che secondo le sue ottimistiche e sballatissime previsioni sarebbe dovuto durare pochi giorni, continua invece a produrre conseguenze concrete. Gli effetti sono ormai evidenti anche nella vita quotidiana: basti pensare al prezzo dei carburanti, che ha raggiunto livelli sempre più elevati tanto che un litro di diesel costa quanto un grammo d'oro. Chiusa questa parentesi, la Formula 1 sta quindi cercando di riportare il calendario il più possibile in linea con quello annunciato a inizio stagione, mantenendo l'obiettivo delle 24 gare.
All'appello, però, ne manca ancora una: il Gran Premio dell'Arabia Saudita. Le trattative sono ancora aperte. Stefano Domenicali e i vertici di Liberty Media non sembrano intenzionati ad abbandonare l'idea di completare il campionato con tutti i 24 appuntamenti previsti e, proprio per questo, stanno valutando ogni possibile soluzione, anche le più soprendenti. Non è escluso che si continui a lavorare fino all'ultimo per inserire l'Arabia Saudita nella parte conclusiva della stagione, che terminerà ormai alle soglie dell'inverno.

L'indizio di Domenicali e la candidatura di Imola
La novità, però, potrebbe essere un'altra. Nel caso in cui il Gran Premio dell'Arabia Saudita non potesse essere disputato in quel di Jeddah, il suo posto potrebbe essere preso da Imola.
Ieri, dopo la gara, Stefano Domenicali è intervenuto ai microfoni di Sky e si è lasciato sfuggire una frase che ha immediatamente alimentato le indiscrezioni. L'amministratore delegato della Formula 1 ha infatti parlato della possibilità che, entro la fine della stagione, "un altro Gran Premio possa parlare italiano".
Considerato che Monza ospiterà naturalmente un solo appuntamento, in molti hanno interpretato quelle parole come un riferimento proprio al circuito Enzo e Dino Ferrari, confermando le voci che nelle ultime settimane si sono rincorse con sempre maggiore insistenza.
Perché proprio Imola? Le ragioni sono soprattutto due. La prima è di carattere pratico. Il circuito sulle rive del Santerno è sostanzialmente pronto all'uso. La Formula 1 vi ha corso fino a due anni fa e l'impianto dispone ancora di tutte le infrastrutture necessarie per ospitare il Circus. È una pista moderna, funzionale, capace di accogliere un pubblico numeroso e animata da una passione che non è mai venuta meno.
C'è poi anche un aspetto sportivo. L'Italia sta vivendo un momento particolarmente interessante grazie alla crescita di Andrea Kimi Antonelli e a una Ferrari che continua a credere nelle proprie possibilità. Avere un secondo appuntamento cisalpino nel calendario rappresenterebbe quindi un valore aggiunto anche dal punto di vista dell'interesse del pubblico.

Il valore simbolico di un ritorno sul Santerno
Esiste, però, anche una seconda motivazione, forse meno determinante dal punto di vista organizzativo, ma certamente più significativa sotto il profilo simbolico.
Qualche anno fa Imola fu costretta a rinunciare al proprio Gran Premio a causa della devastante alluvione che colpì il territorio. In quell'occasione Liberty Media promise che quella gara sarebbe stata recuperata in qualche modo. Una promessa che, almeno fino a oggi, non ha mai trovato un seguito concreto.
Riportare la F1 sul tracciato intitolato a Enzo e Dino Ferrari significherebbe anche chiudere idealmente quel capitolo. Sarebbe un modo per restituire a Imola ciò che le era stato tolto da circostanze eccezionali e, allo stesso tempo, per dimostrare che, accanto alle logiche economiche e commerciali, ai fatturati ad alto voltaggio, esiste ancora spazio per il valore della storia e dei territori.
Sarebbe, in qualche modo, un gesto capace di riconciliare una Formula 1 sempre più orientata ai grandi mercati con una delle piste che meglio rappresentano la tradizione del motorsport. Un segnale importante, che restituirebbe anche una dimensione più umana a un sistema spesso percepito come esclusivamente orientato ai ricavi.
Le trattative, comunque, sono ancora in corso e nulla è stato deciso. L'ipotesi di vedere Imola in calendario nel mese di dicembre resta concreta e potrebbe rappresentare un epilogo davvero affascinante per questa stagione.

Alla fine, probabilmente, pochi si soffermeranno sul fatto che il Gran Premio potrebbe continuare a chiamarsi "dell'Arabia Saudita" pur disputandosi nel cuore dell'Emilia-Romagna. Sarebbe una questione puramente formale, utile soprattutto a rispettare gli accordi con i promoter mediorientali che hanno investito cifre importanti, ma che non cambierebbe la sostanza dei fatti.
La Formula 1 tornerebbe per una seconda volta in Italia e sarebbe un risultato di grande valore. Forse si tratterebbe di una soluzione eccezionale, legata alle circostanze del momento, ma avere un circuito come Imola pronto a entrare in gioco quando il calendario incontra difficoltà rappresenterebbe una risorsa preziosa. E chissà che questa opportunità non possa, un domani, riaprire anche la strada a un ritorno stabile dello storico impianto emiliano nel Mondiale di Formula 1.
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