Red Bull Verstappen
La Red Bull di Max Verstappen all'uscita dai box

Non è semplice fare certe ammissioni che però andrebbero apprezzate perché si ammantano della dignità del calcolo. Quella di Laurent Mekies è una confessione diretta, senza filtri. Onesta: il divario dalla Mercedes è reale, è grande, ma non è - a suo dire - una sorpresa. È, piuttosto, la conseguenza prevedibile di una transizione regolamentare epocale, affrontata con la consapevolezza di chi ha scelto di costruire nel tempo piuttosto che apparire nell'immediato.

Red Bull: un avvio difficile

Eppure i numeri parlano una lingua più cruda. Nelle prime due uscite della Red Bull del Mondiale 2026, Max Verstappen e Isack Hadjar hanno raccolto complessivamente dodici punti - otto il campione olandese, quattro il giovane transalpino - in un bilancio reso ancor più magro da ritiri che hanno privato la scuderia austriaca di preziose opportunità di raccolta dati in gara. 

Un guasto al propulsore ha fermato Hadjar in Australia; un cedimento al circuito di raffreddamento ha silenziato Verstappen in Cina, laddove il quattro volte campione del mondo stava peraltro battagliando in sesta posizione, incapace di sopravanzare la Haas di Oliver Bearman. Un fatto che, al netto della retorica manageriale, rivela quanto la RB22 fatichi a trovare una collocazione gerarchica stabile persino nel secondo gruppo.

A Shanghai il quadro si è fatto più nitido. E non in senso favorevole. La vettura manifesta un deficit aerodinamico strutturale che genera gli squilibri di bilanciamento denunciati ripetutamente da Verstappen nel corso del fine settimana sinico. Le qualifiche della Sprint - definite dall'olandese un “disastro” - hanno visto l'altra Red Bull posizionarsi in ottava fila, con un ritardo di 1,734 secondi dal tempo di pole di George Russell. Nelle qualifiche del Gran Premio il quadro non è migliorato: Verstappen ha conquistato nuovamente l'ottava casella, accusando quasi un secondo di svantaggio dal poleman Mercedes.

Red Bull Max Verstappen
La RB22 di Verstappen che viene trasportata all'interno dei box, dopo il ritiro a pochi giri dal traguardo

Di fronte a questo scenario, Mekies non si rifugia nell'imbarazzo né nella minimizzazione. “Non sono sicuro che preoccupato sia la parola giusta”, ha dichiarato il manager francese interpellato da RACER. “Il distacco è grande, senza dubbio alcuno. Ma non è stata una sorpresa. Ci aspettavamo che Mercedes fosse molto, molto forte non appena i test pre-stagionali hanno cominciato a delinearsi, pur non essendolo immediatamente visibile in pista”.

Red Bull: la scommessa di Laurent Mekies

La lucidità di Mekies è, al tempo stesso, il suo scudo e la sua scommessa. La stagione 2026 si annuncia tecnicamente la più volatile degli ultimi anni, con i tassi di sviluppo attesi ben al di sopra di quelli cui il paddock si era abituato nell'era dei regolamenti congelati. È su questa variabile - l'evoluzione differenziale delle monoposto nel corso del campionato - che la Red Bull costruisce il proprio ottimismo residuale. “Sarà sempre difficile recuperare un secondo, perché anche gli altri miglioreranno”, ha concesso Mekies, “ma nessuno qui si arrende, e questa è la battaglia in cui siamo impegnati”.

Piloti Red Bull 2026
Max Verstappen e Isack Hadjar, la coppia Red Bull del 2026

Una battaglia che, per ora, si combatte su fronti più modesti di quanto il pantheon di Milton Keynes abbia abituato i propri tifosi. Prima di poter insidiare la McLaren nel ruolo di migliore delle altre - ipotesi attualmente lontana - la RB22 deve guadagnare terreno su Alpine e Haas. Verstappen, pur nutrendo ancora fiducia nel progetto tecnico del team, ha espresso riserve sulla filosofia regolatoria del 2026. Hadjar ha mostrato lampi di talento, ma non può supplire con le doti individuali a lacune che sono strutturali e collettive.

La Red Bull sa dove si trova. Sa perché ci si trova. E sostiene di sapere come uscirne. Ciò che resta da verificare è se questa consapevolezza si tradurrà in aggiornamenti tecnici incisivi già nelle prossime settimane, o se l'inverno del ciclo regolamentare durerà più del previsto. La stagione è lunga: è il mantra di chi insegue. Ma anche i lunghi campionati hanno un momento in cui smettono di essere recuperabili.

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