Charles Leclerc, Ferrari SF-26 Gp Giappone
Charles Leclerc a bordo della Ferrari SF-26 durante il Gp del Giappone

Spoiler: non troverete la risposta al quesito presente nel titolo di questo articolo. Questo testo è, più che altro, una riflessione, quasi ad alta voce, anche se siamo nell’ambito delle parole scritte, su ciò che accade nel mondo dei social network in relazione alla narrazione imperante in Formula 1.

Le prime tre gare del Mondiale 2026 sono andate in archivio e tutte e tre hanno mostrato lo stesso spartito, eseguito dai piloti Mercedes. Una doppia W17 dominante, a tratti addirittura soverchiante, e alle spalle una Ferrari che prova a tenere botta senza riuscirci nei fatti, e che in Giappone ha dimostrato di doversi difendere anche da una McLaren che, da campione del mondo, ha iniziato il campionato in maniera tutt’altro che brillante.

GP Giappone, la frustrazione di Leclerc: "Buon giro, ma perdiamo nei rettilinei"
Leclerc in azione a Suzuka

Ferrari, il tifo social preferisce la via più comoda: l'illazione

Cosa si legge sui social network in questo periodo e perché è così importante citarli? Sulle agorà virtuali si tende a sostenere che la Mercedes sia una vettura sostanzialmente irregolare. Sono due gli episodi che stanno alimentando questa narrazione fallace: il primo riguarda le porte di compressione, il secondo è relativo all’ala bifase che avrebbe generato un vantaggio che, in realtà, tale non era, trattandosi di un malfunzionamento poi risolto prima del Gran Premio del Giappone.

Dopo la correzione di questo problema, si è visto chiaramente che la Mercedes non solo non ha accusato difficoltà, ma anzi è apparsa ancora più efficace rispetto a quanto mostrato in Cina. Lo evidenzia la prestazione di Antonelli che, dalla ripartenza del ventisettesimo giro, ha costruito in pochi passaggi un gap siderale, assicurandosi una vittoria in scioltezza.

Perché i social sono così importanti? Perché oggi rappresentano lo specchio del pensiero di una parte dei tifosi. Ebbene, secondo questa narrazione, la Federazione Internazionale dell’Automobile favorirebbe deliberatamente la Mercedes, il tutto nell’indifferenza generale degli altri team.

Ferrari: perché competi ancora?

Da qui nasce una domanda provocatoria: perché la Ferrari, che secondo molti tifosi italiani verrebbe vessata dalla Federazione, dovrebbe avere interesse a restare in Formula 1 se davvero si trattasse di uno sport truccato? Perché non abbandonare un campionato ritenuto irregolare? È solo una questione di business? Maranello avrebbe bisogno della Formula 1 per vendere auto? Affermazione, questa, che non trova riscontro nella realtà.

Fred Vasseur e John Elkann, rispettivamente team principal e presidente Ferrari

Seguendo questo ragionamento, la Ferrari sarebbe addirittura corresponsabile della situazione, accettando passivamente che un altro team possa aggirare le regole con il benestare di Liberty Media e della FIA. Si tratta di tesi talmente estreme e strampalate da risultare difficili anche solo da commentare.

La realtà è molto più lineare: la Mercedes ha operato meglio degli altri. È già successo con la McLaren nelle ultime stagioni, con la Red Bull prima ancora, e con la stessa Mercedes negli anni precedenti. Non sono riferimenti casuali, ma esempi che evidenziano un dato strutturale: la Ferrari non riesce a imporsi ai vertici del motorsport da molto tempo.

Ed è proprio questo che genera frustrazione tra i tifosi. La Rossa, per una serie di motivazioni complesse che qui non analizziamo, non è riuscita a emergere. Ma non per l’esistenza di un presunto complotto antiferrarista, bensì perché i competitor hanno lavorato meglio, interpretando il regolamento con maggiore efficacia e sfruttando le cosiddette aree grigie, che non sono zone vietate, ma ambiti normativi non completamente definiti.

È lì che si costruisce il vantaggio tecnico. Ed è lì che anche il Cavallino Rampante dovrebbe riuscire a incidere. Ai tifosi, invece, andrebbe chiesto di smettere di avvelenare il dibattito con teorie complottistiche. Non esiste alcuna trama oscura. E allora la domanda finale è inevitabile: se davvero si è convinti che questo sport sia corrotto, che tutto sia deciso a tavolino, perché continuare a seguirlo? Qual è lo spirito che anima questa fruizione? Masochismo?

Ridurre tutto a una critica permanente, scollegata dai fatti, finisce per svuotare il senso stesso della passione sportiva. E, soprattutto, impedisce di riconoscere i meriti di chi, semplicemente, sta facendo meglio degli altri.

Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui