Ferrari deve inseguire la perfezione, così si spreca un mondiale
La mancata cura di certi dettagli rischia di pesare come un macigno: il sogno iridato può passare solo dall'eliminazione delle sbavature

La Ferrari lascia le Qualifiche del Gran Premio d'Ungheria con un bilancio inevitabilmente agrodolce. Da un lato c'è una SF-26 che continua a confermarsi tra le monoposto più competitive del campionato; dall'altro resta la sensazione di aver sprecato una preziosa opportunità. Charles Leclerc scatterà dalla prima fila, ma soltanto in virtù della penalizzazione inflitta a Lewis Hamilton, retrocesso dalla seconda alla quinta posizione per l'impeding ai danni di Oscar Piastri.
Un risultato che migliora la collocazione del monegasco, ma che nel complesso complica i piani della Scuderia. La Ferrari avrebbe infatti potuto occupare la seconda e la terza casella alle spalle di Lando Norris, autore di una pole position sorprendente ma meritata grazie agli aggiornamenti introdotti dalla McLaren, che hanno restituito alla MCL40 un vantaggio immediato sul giro secco.

Partire con Hamilton quinto cambia radicalmente lo scenario. Tra le due Rosse si inseriscono infatti Oscar Piastri e Max Verstappen, due avversari estremamente difficili da superare su un tracciato come l'Hungaroring, dove la posizione in pista rappresenta spesso il fattore determinante per il risultato finale. Per questo motivo la partenza assumerà un'importanza capitale: Ferrari dovrà cercare immediatamente di guadagnare terreno per evitare che la strategia venga compromessa fin dai primi chilometri.
La Ferrari è veloce, ma continua a pagare errori evitabili
La vera notizia positiva delle ultime settimane è che Ferrari dispone finalmente di una monoposto capace di giocarsi stabilmente le vittorie. Lo dimostrano il successo di Barcellona, la sola parentesi negativa dell'Austria e le prestazioni offerte successivamente a Silverstone e Spa, dove la SF-26 ha confermato di poter competere ai massimi livelli.
Il problema, però, non è più rappresentato dalla competitività della vettura. A fare la differenza sono le sbavature operative, quelle imperfezioni che in una Formula 1 dai valori estremamente ravvicinati finiscono per avere un peso enorme. Quella rimediata da Hamilton all'Hungaroring è la terza penalità consecutiva. Se il salto di partenza a Silverstone e il contatto con George Russell a Spa erano riconducibili principalmente alle responsabilità del pilota, quanto accaduto in Ungheria coinvolge direttamente il muretto Ferrari.
Lo stesso Fred Vasseur ha ammesso che Hamilton non era stato avvertito tempestivamente del sopraggiungere di Oscar Piastri durante il giro di preparazione. Una comunicazione tardiva che è costata tre posizioni in griglia e che rischia di incidere pesantemente anche nella corsa al titolo mondiale.

Il sette volte campione del mondo occupa infatti la seconda posizione in classifica, con 45 punti di ritardo da Andrea Kimi Antonelli. Un margine importante, ma tutt'altro che definitivo, soprattutto considerando la crescita mostrata dalla Ferrari nelle ultime gare.
Il Mondiale si decide sui dettagli: adesso serve una Ferrari perfetta
Il rammarico aumenta osservando anche quanto accaduto in casa Mercedes. George Russell sarà infatti costretto a sostituire la power unit dopo il grave problema idraulico emerso nelle qualifiche. La perdita del liquido refrigerante ha compromesso il motore endotermico, costringendo la squadra di Brackley a intervenire e confermando come anche il principale rivale di Hamilton continui a mostrare elementi di fragilità. A questo si associa la penalità di Antonelli che non ha rispettato le bandiere gialle.
Sono proprio queste circostanze a rendere ancora più pesante l'errore commesso dalla Ferrari. In una stagione caratterizzata da distacchi minimi, ogni dettaglio organizzativo può trasformarsi in punti persi. La differenza tra partire secondi e partire quinti, soprattutto all'Hungaroring, è enorme e può determinare non soltanto l'esito della gara, ma anche l'inerzia dell'intero campionato.
Per continuare a inseguire il sogno iridato, sia nella classifica Piloti sia in quella Costruttori, la Rossa deve compiere l'ultimo salto di qualità. La monoposto c'è. I due piloti hanno trovato un ottimo feeling con la SF-26. Quello che manca è la perfezione nell'esecuzione.

La gara odierna rappresenterà quindi un banco di prova fondamentale. Servirà una partenza impeccabile, una strategia senza esitazioni e una gestione della corsa priva di errori. Poi arriverà la pausa estiva, che, pur essendo condizionata dalle tre settimane (su quattro totali) di serrata obbligatoria imposte dalla FIA, offrirà comunque l'occasione per analizzare quanto non ha funzionato e ritrovare la massima concentrazione.
Davanti restano undici gare, che potrebbero diventare dodici qualora venisse recuperato uno degli appuntamenti mediorientali cancellati, con Imola e Sepang tra le ipotesi sul tavolo. Un tratto finale di stagione nel quale Ferrari non potrà più concedersi alcuna sbavatura. Perché la velocità, ormai, non basta più: per vincere un Mondiale serve trasformare ogni dettaglio in un punto di forza.
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