F1 – Qatar e Abu Dhabi sono a rischio? Le opzioni sul tavolo
La massima categoria sta studiando tutte le possibilità in ballo per l’eventuale sostituzione degli ultimi GP in calendario.

La F1 si trova ad affrontare una situazione di notevole incertezza a causa dello scoppio della guerra in Medio Oriente alla fine di febbraio. Questo conflitto ha costretto alla cancellazione del Gran Premio del Bahrain e del Gran Premio dell'Arabia Saudita, entrambi previsti originariamente per il mese di aprile. Con il conflitto che non mostra segnali di una rapida conclusione, il Presidente e CEO Stefano Domenicali e il suo team dirigenziale stanno valutando con urgenza possibili alternative per le gare conclusive della stagione 2026.

Le date a rischio e la necessità di una decisione tempestiva
In particolare, sono sotto osservazione il Gran Premio del Qatar in programma tra il 27 e il 29 novembre e il Gran Premio di Abu Dhabi fissato per il 4-6 dicembre. Nonostante manchino ancora circa 8 mesi a queste date, la F1 intende assumere una decisione definitiva entro i prossimi mesi per minimizzare i rischi legati alla logistica e alla sicurezza. La questione ha implicazioni finanziarie rilevanti, e le autorità del Qatar e di Abu Dhabi esprimono la speranza di poter mantenere le date originali sul calendario, nella convinzione che il conflitto possa terminare prima della pausa estiva della Formula 1.
Al contrario, l’Arabia Saudita insiste affinché venga trovata una nuova collocazione temporale entro l’anno in corso. La Formula 1, tuttavia, preferisce adottare un approccio prudente e evitare qualsiasi esposizione a pericoli imprevedibili. Un esempio citato riguarda l’invio via mare delle attrezzature e delle componenti necessarie per le gare: in caso di prolungamento del conflitto, queste potrebbero rimanere bloccate nei porti o nelle rotte marittime, con conseguenze disastrose. Domenicali fa riferimento alla guerra in Ucraina, scoppiata oltre 4 anni fa, per sottolineare come i conflitti armati sfuggano spesso al controllo temporale previsto.

Le conseguenze economiche e le eventuali sostituzioni
La cancellazione pura e semplice delle ultime due gare comporterebbe una stagione ridotta a soli 20 eventi nel 2026, con una perdita finanziaria stimata intorno ai 160 milioni di dollari. Questa cifra include i diritti spettanti ai promoter locali e avrebbe ripercussioni negative anche sui contratti di trasmissione televisiva, il cui valore è strettamente legato al numero totale di appuntamenti in calendario. Per questi motivi, trovare soluzioni alternative diventa una priorità assoluta per preservare l’integrità economica e sportiva della stagione.
Tra le possibili sedi di sostituzione, l’attenzione si concentra su località che possano ospitare gare in novembre e dicembre senza problemi climatici eccessivi. L’Europa risulta troppo fredda in quel periodo, mentre l’emisfero sud e alcune aree dell’Asia offrono condizioni più miti. Melbourne rappresenta un’ipotesi teorica, ma il circuito di Albert Park è interessato da lavori di ristrutturazione proprio alla fine dell’anno, rendendo complicata l’organizzazione. Adelaide non viene considerata prioritaria perché la Formula 1 predilige circuiti permanenti rispetto a soluzioni temporanee su strade cittadine. Altre opzioni come il Sudafrica o il Sud America appaiono poco realistiche per ragioni logistiche e infrastrutturali.

Le candidature più concrete: Turchia e Malesia
Le due candidature più concrete e praticabili al momento sono rappresentate dall’Istanbul Park in Turchia e dal circuito di Sepang in Malesia. L’autodromo turco ha già ospitato gare di Formula 1 nel 2020 e nel 2021 durante la pandemia da Covid-19 e sta lavorando ad un accordo per un ritorno stabile a partire dal 2027. Sono in corso lavori per la costruzione di nuove strutture, ma per una eventuale gara a fine 2026 si potrebbe ricorrere a soluzioni temporanee già collaudate. Il principale punto di attenzione riguarda il clima, potenzialmente freddo in quel periodo dell’anno, che potrebbe rendere più difficile riempire le tribune e garantire un buon pubblico.

Il circuito malese di Sepang, invece, offre condizioni climatiche ideali con temperature calde tutto l’anno. Le precipitazioni sono probabili in circa il 50% dei giorni, un fattore che in passato ha contribuito a rendere le gare emozionanti e imprevedibili, come accaduto durante le edizioni storiche del Gran Premio di Malesia. Il tracciato richiede alcuni interventi di aggiornamento, ma rimane di alto livello e si trova in una posizione strategica vicino alla capitale. Dopo la fine del contratto nel 2017, il governo locale deve ancora decidere se investire nuovamente nell’evento, una scelta che dipenderà da valutazioni economiche e politiche interne.

Le prossime mosse e le speranze del paddock
Stefano Domenicali continua a esplorare attivamente tutte le opzioni disponibili, mantenendo contatti con i diversi promoter e autorità nazionali. Nel frattempo, molti addetti ai lavori esprimono la speranza che il conflitto in Medio Oriente possa concludersi quanto prima, non soltanto nell’interesse della Formula 1, ma per il bene generale della regione e della stabilità internazionale. La situazione rimane fluida e le prossime settimane saranno decisive per delineare il calendario definitivo della stagione 2026.
Crediti foto: F1, Iranian Media State, XPB, TOSFED, Mapei