Ferrari: l’ex pilota promuove la SF-26. Ma resta il nodo motoristico
Jacques Villeneuve analizza la Rossa: buon comportamento e feeling, ma serve un salto della power unit per raggiungere Mercedes

La lettura di Jacques Villeneuve sul momento della Ferrari restituisce un quadro articolato, in cui convivono segnali incoraggianti e criticità strutturali. L’ex campione del mondo individua nella gestione gara e nel comportamento dinamico della SF-26 i principali punti di forza del progetto di Maranello, ma allo stesso tempo evidenzia limiti tecnici che impediscono alla vettura di imporsi come riferimento del campionato, soprattutto nel confronto diretto con la Mercedes W17, oggi benchmark assoluto della categoria anche per via di una power unit globalmente più performante.

Una Ferrari SF-26 efficace in gara, ma ancora imperfetta
Ferrari: Jacques Villeneuve ha analizzato il comportamento della SF-26 in pista. “La Ferrari è molto competitiva in gara. Si vede che i piloti hanno un buon controllo della situazione, sanno lottare e la vettura reagisce in modo molto spontaneo. Questo dà loro un feeling migliore in gara rispetto ai due piloti Mercedes".
"Ho notato che ogni volta che le Mercedes si sono trovate coinvolte in una battaglia subito dopo la partenza, hanno perso posizioni, o entrambe, o addirittura diverse; e questo nonostante una delle due vetture rimanesse la più veloce al giro, il che mi sembra strano”. Queste le parole del canadese riportate da Formulapassion.
Ferrari SF-26, il nodo power unit: il vero gap dalla Mercedes
Se il comportamento complessivo della SF-26 convince in termini di guidabilità e risposta del telaio, Villeneuve individua nella dinamica del retrotreno e nella gestione delle gomme un aspetto più delicato, che si intreccia con un limite più ampio: la competitività della power unit Ferrari rispetto a quella Mercedes.
Ferrari mostra infatti una vettura più “viva” nella fase posteriore, capace di garantire reattività ma anche di esporre i piloti a situazioni di instabilità che, nel lungo stint, si traducono in un degrado più marcato. Un fattore che, combinato con una minore efficacia del motore rispetto alla concorrenza, finisce per incidere sulla consistenza complessiva della prestazione.

“In pista si vede che il posteriore della Ferrari è più reattivo. A volte, questo mette Leclerc e Hamilton in svantaggio. Lo abbiamo visto, soprattutto con Charles, diverse volte durante le prove libere, con il posteriore della vettura che slittava. Penso che anche Hamilton abbia difficoltà con questo slittamento, che finisce per influenzare le gomme, e ne ha pagato il prezzo alla fine della gara. È una tendenza che abbiamo osservato con la Ferrari dall'inizio della stagione e continuerà”.
Il quadro è quindi chiaro: la SF-26 possiede una base tecnica valida e competitiva sul piano del comportamento dinamico, ma per ambire al ruolo di riferimento assoluto dovrà necessariamente colmare il divario motoristico con Mercedes, decisivo nel definire gli equilibri al vertice della Formula 1. Le prossime settimane e l'attivazione del meccanismo ADUO saranno gli elementi chiave per capire se il Cavallino Rampante sarà davvero in grado di colmare il gap.