Ferrari e quella scelta che per ora non s'ha da fare
Scegliere oggi un leader nel box sarebbe davvero la decisione giusta oppure la Ferrari ha più da perdere che da guadagnare?

La stagione 2026 della Ferrari offre numerosi spunti di riflessione. Tra i temi che stanno emergendo con maggiore forza nelle ultime gare c'è una domanda precisa: la Scuderia di Maranello ha bisogno di una prima guida?
È un argomento che merita di essere affrontato nel modo più oggettivo possibile, lasciando da parte il tifo per Charles Leclerc o per Lewis Hamilton, così come favoritismi, sensazioni ed emozioni dettate dagli ultimi risultati. Si vuole provare quindi a dare una risposta, cercando di capire se Ferrari abbia davvero bisogno di distinguere una prima e una seconda guida.

Ferrari: serve davvero una prima guida?
Restando sul piano dell'oggettività, Ferrari sta vivendo una stagione completamente diversa rispetto al 2025. Lo scorso anno è stato, almeno in parte, un fallimento, perché i risultati hanno smentito le aspettative e le promesse fatte all'inizio della stagione. Inoltre, tutti si aspettavano un Lewis Hamilton subito competitivo, ma venne sottovalutata la portata del cambiamento che il pilota stava affrontando dopo tanti anni trascorsi in Mercedes.
Concentriamoci - almeno per ora - sul presente. Entrambi i piloti hanno iniziato il campionato su livelli molto simili. In Australia è salito sul podio Charles Leclerc, nella gara successiva Lewis Hamilton, poi ancora Charles. Successivamente il #44 ha attraversato un momento di difficoltà, prima di invertire la rotta abbandonando il simulatore per affidarsi maggiormente alle sensazioni della pista. Da lì è iniziata la sua crescita culminata con la splendida vittoria di Barcellona, la prima in rosso, ottenuta sullo stesso circuito dove trent'anni prima Michael Schumacher conquistò il suo primo successo con Ferrari.
Anche il monegasco ha vissuto un periodo complicato. Ha attraversato tre gare sottotono, il ritiro di Monaco, l'incidente nelle qualifiche catalane e diverse difficoltà nel trovare il giusto assetto della SF-26. Una situazione che ha fatto molto discutere. Successivamente, però, ha ritrovato fiducia scegliendo una strada tecnica diversa rispetto ad Hamilton e costruendosi un assetto più vicino al proprio stile di guida. Questo percorso si è concluso con la vittoria a Silverstone, la nona della sua carriera con Ferrari e la 250ª della storia della Scuderia, ottenuta proprio sul circuito dove conquistò il suo primo successo negli anni cinquanta.
Osservando i confronti diretti emerge che, in qualifica, Leclerc conduce 5-4, confermando ancora una volta le sue qualità sul giro secco. In gara, invece, è Hamilton a prevalere per 6-3. Tuttavia, è un dato che va contestualizzato, considerando il periodo di difficoltà attraversato dal team mate.
Se guardassimo esclusivamente la classifica piloti, la prima guida dovrebbe essere Lewis. L'inglese è infatti a meno di dieci punti da George Russell ed è quindi il pilota Ferrari con maggiori possibilità di inseguire Kimi Antonelli. Leclerc, invece, accusa un ritardo superiore ai quaranta punti dal #63. In termini puramente numerici, quindi, Hamilton sarebbe il candidato naturale.

Perché la Ferrari non ha bisogno di una gerarchia
Ma tornando alla domanda iniziale, ha davvero senso parlare di una prima e una seconda guida in Ferrari? La risposta, mantenendo sempre un approccio oggettivo, è no. Non ha senso perché dispone finalmente di una monoposto competitiva. La SF-26 presenta ancora un importante limite nella power unit rispetto alla Mercedes, ma è estremamente solida dal punto di vista del telaio e dell'aerodinamica. Lo dimostrano le vittorie ottenute su circuiti molto impegnativi come Barcellona e Silverstone e chissà che anche Spa-Francorchamps (qui il programma completo) non possa regalare altre soddisfazioni.
Non ha senso perché Leclerc ha attraversato un momento difficile, ma ha dimostrato che, quando riesce a trovare il giusto feeling con la monoposto, è perfettamente in grado di vincere. Lo stesso discorso vale per Hamilton. E a questo punto, ha più senso ampliare il ragionamento oltre la sola stagione 2026. Charles è in Ferrari da molti anni, ha vissuto stagioni fatte di alti e bassi, ha sfiorato il titolo e ha regalato importanti successi alla squadra, senza però riuscire a conquistare il campionato, spesso per motivi che andavano oltre le sue responsabilità.
Hamilton, invece, arriva da un 2025 complicato, dovuto in parte ai suoi errori ma anche a numerosi fattori esterni che non conosciamo fino in fondo. Per questo motivo, scegliere oggi una prima e una seconda guida, considerando la storia recente dei due piloti con Ferrari, avrebbe poco senso. Non ha senso nemmeno osservando il calendario. Spa rappresenta un grande punto interrogativo: il tratto guidato potrebbe favorire la Rossa, mentre i lunghi rettilinei continuano ad avvantaggiare Mercedes. Ci saranno piste favorevoli alle Frecce d'Argento, come Monza e Las Vegas, ma anche circuiti come Zandvoort e Budapest che potrebbero esaltare le qualità della Ferrari.
La Scuderia ha quindi ancora la possibilità di offrire ai propri piloti una concreta opportunità di lottare per il titolo mondiale. Allo stesso tempo, però, bisogna ricordare che Mercedes dispone ancora della monoposto di riferimento e di un pilota come Kimi Antonelli, capace di essere competitivo sia il sabato sia la domenica e di portare a termine gare difficili, come quella di Silverstone, nonostante il problema alla ruota anteriore sinistra.

Ferrari: la filosofia di Vasseur è quella giusta
Per questo, nella situazione attuale, è difficile immaginare una gerarchia interna. Diverso sarebbe il discorso qualora uno dei due dovesse arrivare a ridosso della leadership del campionato. In quel caso, con un distacco ridotto e un titolo realmente alla portata, avrebbe senso concentrare gli sforzi su un solo pilota. Oggi, però, considerando il percorso della Ferrari, l'assenza del titolo Costruttori dal 2008 e di quello Piloti dal 2007, la priorità dovrebbe essere riportare almeno il mondiale Costruttori a Maranello.
Per questo risulta condivisibile la filosofia di Fred Vasseur, ossia trattare entrambi i piloti allo stesso modo, nel rispetto sia di Charles Leclerc sia di un sette volte campione del mondo. Del resto, se Hamilton e Rosberg sono riusciti a contendersi un titolo mondiale fino all'ultima gara, pur tra tensioni, episodi controversi e rivalità molto accese, Hamilton e Leclerc possono convivere all'interno dello stesso box benissimamente. Entrambi vogliono il titolo mondiale e hanno motivazioni fortissime per inseguirlo, sia sportive, sia personali e ad oggi, non sembrano esserci motivi per compromettere l'equilibrio interno della Ferrari.
Naturalmente, se in futuro dovesse nascere una lotta diretta e molto intensa tra i due, allora sarà necessario fare il punto della situazione e valutare eventuali decisioni. Ma finché la filosofia Ferrari resterà quella di mettere la squadra davanti ai singoli piloti, difficilmente assisteremo alla nascita di una vera prima e seconda guida. Poi, naturalmente, sarà la pista a dire l'ultima parola.
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