Gp Giappone 2026 - Strategia gara: si va verso il singolo stop
Il circuito giapponese premia la posizione in griglia, ma le variabili strategiche restano aperte tra gestione gomme e possibili alternative tattiche

Gp Giappone 2026, strategia gara - Kimi Antonelli ottiene la seconda pole position consecutiva dopo quella conquistata a Shanghai, e su un tracciato come quello giapponese partire davanti rappresenta un vantaggio concreto. La pista è stretta, tecnica e caratterizzata da elevati livelli di carico aerodinamico: condizioni che rendono i sorpassi complessi e che storicamente premiano chi scatta dalla prima casella. Non è un caso che sette delle ultime otto edizioni del Gran Premio del Giappone siano state vinte proprio dal poleman.
Il contesto regolamentare del 2026 offre teoricamente più strumenti per facilitare i sorpassi, ma resta da capire quanto questi possano incidere realmente nell'arco. Qualora il loro effetto fosse limitato, sarà ancora una volta la strategia a giocare un ruolo determinante nella costruzione del risultato.

Prima di proiettarci sull’edizione attuale, vale la pena ricordare quanto accaduto un anno fa. Nel 2025 Suzuka si presentava con un asfalto parzialmente rinnovato, che aveva aumentato sensibilmente il grip soprattutto nel tratto delle Esses. Questo fattore aveva indirizzato le squadre verso una gara a singola sosta, diventata rapidamente lo scenario dominante. I primi cinque classificati adottarono infatti un’impostazione identica, passando dalle medie alle dure con pit stop compreso tra il giro 19 e il 21 su un totale di 53 tornate.
Antonelli, allora sesto al traguardo, optò per una gestione leggermente differente pur restando su una strategia a una sosta: prolungò lo stint con le medie fino al giro 31. Questa scelta gli consentì di trovarsi temporaneamente al comando, firmando così i suoi primi giri in testa in carriera. Dei suoi 11 giri complessivi da leader nel 2025, ben dieci arrivarono proprio in quella circostanza.
L’unica variazione significativa all’interno della zona punti fu quella di Lewis Hamilton, che chiuse settimo dopo essere partito ottavo, invertendo la sequenza standard e passando da gomme dure a medie con una sosta al giro 30. Più indietro, invece, si registrarono tentativi più aggressivi o alternativi: Carlos Sainz utilizzò una combinazione medium-soft con pit stop tardivo al giro 33, Jack Doohan anticipò una strategia soft-hard fermandosi già al giro 15, mentre Lance Stroll fu l’unico a percorrere la strada delle due soste con una sequenza soft-hard-medium.

Gp Giappone: verso la sosta singola?
Guardando al 2026, i primi due appuntamenti stagionali hanno confermato una chiara tendenza verso la singola sosta, e non emergono elementi che facciano pensare a uno scenario diverso anche a Suzuka. Il tracciato giapponese resta severo sugli pneumatici, e la riduzione del carico aerodinamico delle nuove vetture potrebbe aumentare il livello di slittamento. Tuttavia, si tratta anche di una pista dove il grip meccanico è limitato e dove è necessario generare deportanza, fattore che porta le squadre a trovare compromessi mirati per preservare le gomme.
Alla luce di questi elementi, la soluzione più logica resta quella di una gara a una sosta, con la combinazione medio-duro ancora in cima alle preferenze. Le caratteristiche degli pneumatici 2026 e delle nuove monoposto non sembrano aver modificato in modo sostanziale questo equilibrio. La finestra ideale per effettuare il pit stop si colloca in un intervallo piuttosto ampio, compreso tra il giro 15 e il 21.
Esistono però varianti interessanti, soprattutto per chi occupa la top 10. La partenza con gomma soft rappresenta una scelta tattica rilevante, in particolare per affrontare al meglio il tratto iniziale fino alla Curva 2, sia in ottica offensiva sia difensiva. La strategia soft-hard consente di sfruttare il vantaggio prestazionale nelle prime fasi di gara, con una sosta anticipata tra il giro 13 e il 19. Il limite principale di questa opzione non è tanto nel ritmo, quanto nella minore flessibilità strategica in caso di imprevisti come Safety Car.
Secondo Mario Isola, responsabile motorsport di Pirelli, il confronto tra le due principali strategie resta molto equilibrato: medio-duro e soft-duro offrono prestazioni simili, ma con caratteristiche differenti. La prima garantisce maggiore estensione dello stint iniziale e quindi più margine decisionale, mentre la seconda beneficia di un vantaggio di circa sei decimi al giro nella fase iniziale, a fronte però di una durata più limitata della mescola morbida.

Un’ulteriore variante, decisamente più aggressiva, è quella che prevede l’utilizzo di soft e medie. In questo caso la finestra di sosta si sposta tra il giro 18 e il 24, con l’obiettivo di mantenere un buon livello prestazionale anche nel secondo stint. Tuttavia, il guadagno in termini di passo appare contenuto, considerando che medie e dure mostrano valori molto ravvicinati in termini di performance.
Gp Giappone, strategie: opzioni per chi parte dietro
Nelle retrovie, invece, possono emergere strategie completamente diverse. Piloti come Ollie Bearman e Max Verstappen, insolitamente lontani dalle posizioni di vertice, potrebbero tentare una lettura alternativa della gara. In presenza di un passo competitivo migliore rispetto alla posizione in griglia, partire con gomma dura diventa un’opzione concreta per allungare il primo stint e sfruttare una seconda parte di gara più leggera di carburante.
In questo scenario, la combinazione hard-soft appare più logica rispetto all’hard-medium, con una sosta prevista tra il giro 30 e il 36. Si tratta di una strategia che può offrire opportunità interessanti, soprattutto in caso di evoluzione della pista o di eventi favorevoli.
Resta sullo sfondo l’ipotesi delle due soste, che al momento sembra poco probabile. A meno di un degrado superiore alle attese rispetto a quanto visto nelle simulazioni del venerdì, la gara dovrebbe restare su un solo pit stop. Qualora invece si verificassero condizioni particolari, la sequenza più competitiva su due soste sarebbe verosimilmente soft-hard-soft, con finestre tra il giro 10 e il 16 e tra il 35 e il 41.

In realtà, uno scenario a due soste sarebbe probabilmente il risultato di una gara interrotta o condizionata da Safety Car o Virtual Safety Car in momenti strategicamente rilevanti. In quel caso, la pianificazione lascerebbe spazio a decisioni reattive, con variazioni improvvise rispetto agli schemi iniziali.
In un contesto del genere, potrebbe emergere il fattore McLaren, unica squadra ad aver conservato entrambi i set di gomme dure, elemento che potrebbe offrire un vantaggio tattico in caso di gara frammentata.
Dal punto di vista meteorologico, non sono previste precipitazioni. Tuttavia, il cielo dovrebbe rimanere coperto e le temperature leggermente più basse rispetto a quelle registrate nelle simulazioni del venerdì. Una condizione che favorisce la durata degli pneumatici e che potrebbe rendere la gomma soft una scelta ancora più interessante rispetto alle attese iniziali.