Formula 1
Niki Lauda ed Ayrton Senna a Brands Hatch nel 1984

Quante volte abbiamo sentito dire “non è più la Formula 1 di una volta”? Tante, soprattutto da chi è legato a una determinata epoca, o a un determinato pilota, o alla tipologia di monoposto, di regolamento, o addirittura chi ha legame particolare con un circuito non più presente in calendario.

La F1 ha detto addio a tante cose nel corso dei suoi 76 anni di storia e, in questa rubrica, proveremo a percorrere i momenti in cui la massima categoria del motorsport ha cambiato la propria forma, la propria sostanza, che i fan ed appassionati, spesso non hanno accettato. I primi due eventi sono legati alla sicurezza della massima serie, prima e dopo gli incidenti di Niki Lauda ed Ayrton Senna

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Senna e Lauda a Imola

L'incidente di Niki Lauda e l’addio al Nürburgring

Il 1° agosto 1976, durante il Gran Premio di Germania al Nürburgring, Niki Lauda subì un terribile incidente che segnò uno dei momenti più drammatici della Formula 1. Mentre era in lotta per il titolo mondiale contro la McLaren di James Hunt, la sua Ferrari 312T2 uscì di pista alla curva Bergwerk a circa 190 km/h a causa di un cedimento (probabilmente della sospensione), colpì un terrapieno, rimbalzò sulla pista e prese fuoco dopo l'impatto con un'altra vettura. 

Lauda rimase intrappolato tra le fiamme per circa 55 secondi, subendo ustioni gravissime al viso, alle mani e alle vie respiratorie per inalazione di fumi tossici. Fu salvato da altri piloti (tra cui Arturo Merzario, Brett Lunger e Harald Ertl) e trasportato in ospedale in condizioni critiche, tanto che gli fu amministrata l'estrema unzione. 

Miracolosamente, tornò in gara solo 6 settimane dopo a Monza, finendo 4° nonostante le ferite permanenti (perse parte dell'orecchio e subì cicatrici indelebili). Questo episodio, unito alle sue precedenti proteste sulla pericolosità del Nürburgring (che aveva cercato di boicottare), accelerò le discussioni sulla sicurezza estrema dei circuiti e delle vetture, contribuendo indirettamente alle riforme successive. 

Molti videro in quell'incendio un simbolo della F1 brutale, spingendo verso un cambiamento inevitabile. Al Nordschleife, dopo quell’incidente, la Formula 1 non ritornerà mai più, mettendo la parola “fine” anche l’era dei lunghissimi tracciati in calendario.

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La Ferrari tra le fiamme, con Lauda intrappolato.

Il weekend nero di Imola

Il weekend del Gran Premio di San Marino 1994, a Imola, resta il più tragico della Formula 1 moderna. Rubens Barrichello ebbe un grave incidente nelle prove libere alla Variante Bassa, volando contro le barriere a circa 200 km/h ma sopravvivendo con fratture multiple. Il giorno dopo, in qualifica, l’esordiente Roland Ratzenberger perse il controllo alla curva Villeneuve per il cedimento dell'ala anteriore e impattò frontalmente a circa 314 km/h, morendo per frattura basale del cranio. 

In gara, Ayrton Senna uscì di pista alla curva Tamburello al 7° giro senza motivo apparente, colpendo il muro a oltre 300 km/h e perdendo la vita per trauma cranico-fatale causato da un pezzo di sospensione penetrato nel casco. Ci furono anche un incidente al via con feriti tra meccanici e spettatori, oltre a un incendio pericoloso ai box.

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L'ultimo onboard di Senna

Il weekend scioccò il mondo intero e spinse a riforme radicali sulla sicurezza. La FIA reagì con urgenza: già dal successivo GP di Spagna ridusse le dimensioni delle endplate anteriori e dei diffusori posteriori per tagliare il downforce e rallentare le auto. Furono identificate 27 curve ad alto rischio sui circuiti, con modifiche a molte di esse (tra cui chicane alla Tamburello e alla Villeneuve a Imola stessa, ampliamenti di vie di fuga e barriere più sicure). 

Nel 1995 arrivarono ulteriori cambiamenti: aumento dei test di carico strutturale, cockpit più larghi e protetti, riduzione della cilindrata dei motori da 3.5 a 3.0 litri, aerodinamica ulteriormente limitata e introduzione graduale dell'HANS (Head And Neck Support), dispositivo chiave per prevenire fratture basali del cranio come quelle fatali a Ratzenberger e probabilmente Senna. 

La Grand Prix Drivers' Association (GPDA) fu rifondata proprio quel weekend (Senna era stato nominato direttore la mattina della gara) e da allora ha spinto attivamente per la sicurezza. Queste misure, unite a evoluzioni successive come l'Halo (introdotto nel 2018), hanno reso la F1 molto più sicura. Ad oggi, l’unica vittima dovuta  ad un incidente in Formula 1, è quello del pilota francese Jules Bianchi, al Gran Premio del Giappone, a Suzuka, nel 2014.


Crediti foto: DPA, F1

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