Ferrari, una settimana al Bahrain: cosa aspettarsi per la SF-26?
Dopo un Montmeló utile alla validazione tecnica, a Sakhir la SF-26 sarà soppesata su prestazioni, gestione delle gomme e correlazioni in un contesto maggiormente rappresentativo e stressante

A sette giorni esatti dall’inizio dei test pre-stagionali del Bahrain (leggi il programma completo) la Formula 1 entra nella fase realmente concreta della preparazione al campionato. Dopo la cinque giorni del Montmeló, utile soprattutto a verificare che le nuove monoposto fossero strutturalmente e concettualmente “insieme”, Sakhir sarà un passaggio di tutt’altra natura. Non solo perché i team inizieranno a spingere con maggiore decisione sul fronte prestazionale, ma anche perché il tracciato del Bahrain, per caratteristiche e condizioni, è intrinsecamente più selettivo. O, per meglio dire, lo è in maniera diversa e più stressante per la nuova generazione di vetture.
Si tratta, infatti, di una pista rear limited, che fa faticare in maniera severa l’asse posteriore e amplifica ogni debolezza nella gestione meccanica e termica degli pneumatici. E questa sarà una delle chiavi della “nuova Formula 1” più elettrificata, con meno carico generale e maggiore trazione derivante dal motogeneratore elettrico. Quello del degrado delle coperture posteriori è un tema che in Spagna ha latita ma che potrebbe presto salire in cima alle discussioni tecniche
In questo contesto si inserisce l’attesa attorno alla Ferrari, chiamata a dare segnali più solidi rispetto a quelli emersi nei test di Barcellona. A Maranello il clima è definito “molto intenso”, e non potrebbe essere altrimenti dopo tre giorni di shakedown che hanno fornito una mole di dati rilevante, ma ancora parziale. La Ferrari ha completato complessivamente 435 giri, seconda solo alla Mercedes per chilometraggio, un elemento che racconta di una vettura affidabile nella sua fase embrionale, ma che non autorizza - guai a farlo - letture semplicistiche sul piano della competitività.

Ferrari, Fred Vasseur invita al realismo
Il miglior tempo assoluto ottenuto da Lewis Hamilton ha inevitabilmente acceso i riflettori, ma all’interno del team il cronometro non è mai stato il parametro guida. Fred Vasseur lo ha chiarito senza ambiguità, riportando il focus dove la Ferrari ritiene debba stare in questa fase dell'annata: sui numeri, sulle correlazioni e sulle aree di miglioramento individuate. "Sarà molto intenso analizzare ciò che abbiamo raccolto negli ultimi due giorni, tutti i dati, tutti i miglioramenti che dobbiamo apportare", ha spiegato il team principal, descrivendo una fase di lavoro che sta proseguendo ben oltre la bandiera a scacchi dell’ultimo run catalano.
Barcellona, limitato alle condizioni particolari del test in oggetto, non è mai stata pensata come una sede per definire gerarchie. Il tracciato è noto, le condizioni sono relativamente stabili e le squadre tendono a muoversi con programmi estremamente conservativi. Il valore reale dei test spagnoli sta nell’aver consentito alla Ferrari di validare le prime scelte concettuali della vettura, verificare il comportamento delle sospensioni, iniziare a comprendere le interazioni tra aerodinamica e piattaforma meccanica. Tutto il resto, compresi i tempi sul giro, è rimasto volutamente sullo sfondo.

Ferrari: Sakhir cambia tutto
Il Bahrain, invece, cambia il quadro. Non solo perché le due tornate di test pre-stagionali si svolgeranno a ridosso del primo Gran Premio dell’anno (6-7-8 Marzo in Australia, ndr), ma anche perché il format stesso è più stringente: sei giorni di prove in tutto, con la necessità di concentrare il lavoro e accelerare i processi decisionali. Vasseur lo ha sottolineato con realismo: "Abbiamo tantissimi argomenti aperti per il Bahrein". Una frase che fotografa bene la densità del lavoro atteso a Maranello Si passerà dalla validazione dei sistemi alle simulazioni, allo sviluppo e alle scelte di assetto. Elementi che inizieranno ad avere un peso diverso.
Ferrari: perché Sakhir è un banco di prova concreto
Dal punto di vista tecnico, Sakhir offrirà risposte su aspetti che a Montmeló sono rimasti in parte mascherati. La gestione del degrado posteriore, la trazione in uscita dalle curve lente, la stabilità in frenata con carichi longitudinali elevati: sono tutti ambiti in cui la Ferrari dovrà dimostrare di aver compiuto un passo avanti rispetto alle difficoltà emerse nelle stagioni precedenti. Inoltre, le condizioni ambientali del deserto, con temperature più elevate e vento variabile, renderanno più complessa la finestra di funzionamento delle gomme, aumentando il valore dei dati raccolti. Il caldo, ancora, sarà utile a capire se le soluzioni individuate per il raffreddamento del V6 turbo-ibrido sono efficaci.
Vasseur è consapevole che proprio per queste ragioni i test di Sakhir saranno molto più indicativi del panorama competitivo complessivo. "Come al solito, sarà molto intenso perché si corre poco prima della gara di Melbourne. Probabilmente sarà molto più rappresentativo in Bahrain rispetto a questa settimana", ha dichiarato in riferimento alla seduta catalana, mettendo in prospettiva un percorso che non si esaurisce certo nei test, ma che in Bahrain inizia ad assumere contorni più definiti.

La Ferrari si presenta dunque all’appuntamento con aspettative misurate. Non ci sono proclami, né dichiarazioni di forza, ma la consapevolezza di dover ottenere risposte più nette rispetto a quelle emerse a Montmeló. I test del Bahrain non diranno tutto, come non lo fanno mai, ma spiegheranno molte più cose. Chiariranno se la direzione intrapresa è quella giusta, se le basi tecniche sono sufficientemente solide e se il lavoro svolto durante l’inverno ha ridotto le aree di vulnerabilità storiche.
Un approccio prudente ma necessario quello del Cavallino Rampante in una stagione che si annuncia complessa e in cui i valori che si paleseranno allo start potrebbero progressivamente mutare in base alla capacità di indirizzare lo sviluppo sui binari giusti. Ogni rivoluzione normativa, solitamente, mostra questa dinamica. E questa non devierà.
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