Ferrari SF-26 Miami
I meccanici spingono la Ferrari SF-26 sulla griglia di partenza del GP di Miami

Per il Gran Premio di Miami, Ferrari ha fatto un grande sforzo per aggiornare la SF-26. Durante la pausa forzata della Formula Uno, gli ingegneri hanno lavorato intensamente per definire quel pacchetto che è stato poi introdotto in pista e testato anche nel filming day di Monza, sia da Charles Leclerc che da Lewis Hamilton. Ma non solo: i due piloti hanno lavorato parecchio anche al simulatore per correlare quanto emerso dalla pista con ciò che gli strumenti virtuali avevano elaborato, cercando soprattutto una sintesi tra gli ambiti.

Sappiamo come sono andate le cose. Hamilton, dopo il Gran Premio, ha parlato di qualche difetto di correlazione, di un lavoro al simulatore che lo avrebbe portato fuori dalla finestra ideale di setup e della necessità di approcciarsi diversamente già a partire dal Gran Premio del Canada. Meno simulatore e più pista. Una strategia che può sembrare non vincente, ma che potrebbe restituire maggior feeling a un pilota che si è sempre fidato molto delle sensazioni trasmesse dalla monoposto.

F1
Pit stop di Hamilton al GP di Miami

Ferrari SF-26: si cercano risposte tra pista e simulatore

Il “pacchetto Miami”, delle cui caratteristiche abbiamo parlato in altri focus specifici pubblicati su Formulacritica, ha investito diverse aree della monoposto e aveva l’obiettivo di provare a ricucire lo strappo prestazionale nei confronti della Mercedes. Il vero problema della SF-26 riguarda però la power unit, perché è lì che esiste il deficit maggiore. Ferrari pensava di poter colmare parte di questo disavanzo con le novità introdotte sul fondo, nella zona dei sidepod e soprattutto sull’ala posteriore, dove è stata reintrodotta la “macarena”, uno strumento rivisto e che andava a integrarsi meglio anche con il diffusore, anch’esso ridisegnato.

La pista ha detto che non tutto ha funzionato al meglio, perché resta il deficit motoristico, molto impattante. Va detto anche che Mercedes non ha portato grandi aggiornamenti, e questa è una circostanza che desta qualche preoccupazione per chi insegue. Ferrari, inoltre, si è vista superare dalla McLaren, che ha aggiornato massicciamente la MCL40 proseguendo parallelamente anche il programma di riduzione del peso.

Insomma, c’è qualcosa che non ha ancora funzionato, ma non si può parlare di bocciatura. Alcune metriche spiegano infatti che la Ferrari SF-26 resta un riferimento, ad esempio nelle curve a bassa percorrenza ma anche in quelle veloci, dove la monoposto di Maranello riesce a essere performante e, in alcuni tratti, persino migliore della concorrenza. Segno evidente che il problema è altrove e che il nuovo package non è stato respinto, ma forse va semplicemente ottimizzato.

Lewis Hamilton, Ferrari - Gp Miami
Lewis Hamilton al volante della Ferrari SF-26 durante il Gp di Miami

Hinchcliffe critica Ferrari: “Troppi aggiornamenti insieme”

C’è chi sostiene, però, che gli uomini di Loic Serra abbiano osato un po’ troppo, portando troppi aggiornamenti in una sola volta, una scelta che non avrebbe permesso di capire con precisione cosa funzioni davvero e cosa no. Di questo parere è l’ex stella della IndyCar James Hinchcliffe che, al podcast F1 Nation, ha espresso una certa sorpresa.

“La regola numero uno dell’ingegneria è quella di apportare una modifica alla volta, in modo da poter capire e isolare cosa rappresenti effettivamente un miglioramento e cosa invece peggiori la situazione. Montare 11 o 12 componenti diverse rende difficile sia il lavoro degli ingegneri sia quello dei piloti. Nulla funziona in maniera isolata su una macchina di Formula 1, tutto lavora in maniera integrata. Introdurre una lista così lunga di aggiornamenti è complesso”.

Questo è il parere del pilota canadese che, in effetti, solleva un’altra problematica oltre a quella evidenziata da Lewis Hamilton (la correlazione pista-simulatore). Hinchcliffe ritiene che probabilmente i tecnici al servizio di Serra abbiano spinto troppo sul programma di aggiornamento, introducendo troppi elementi contemporaneamente e relativizzando così il lavoro di analisi. Il tutto, inoltre, è avvenuto in un weekend con format Sprint, quindi con una sola sessione di prove libere a disposizione che, anche se allungata a 90 minuti per l’occasione, non era comunque sufficiente per testare tutte le novità.

Ferrari SF-26
L'ala anteriore della Ferrari SF-26 in versione Miami - Elaborazione di Chiara Avanzo

In Canada (leggi il programma completo) ci sarà un altro weekend Sprint e Ferrari potrebbe incappare nelle stesse problematiche. Va detto però che il team ha raccolto dati fisici, veri e concreti, provenienti dalla pista e che questi, nelle ultime settimane, sono stati messi in correlazione con quelli del simulatore. 

A Maranello sperano quindi di poter trarre benefici da questo lavoro e raccogliere finalmente i frutti maturi del nuovo pacchetto. Vedremo se la pista promuoverà definitivamente la SF-26 oppure se avrà ragione Hinchcliffe nel sostenere che Ferrari abbia spinto troppo sugli aggiornamenti.

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