Ferrari - Qualcuno salvi il soldato Charles Leclerc
Dopo il trionfo di Hamilton in Spagna, Leclerc è chiamato alla risposta veloce per riprendersi il team

È un concetto tanto riduttivo quanto lucidamente brutale: nello sport vince uno e gli altri sono tutti sconfitti. Nel caso specifico della Formula 1, per ogni Gran Premio c'è un pilota che trionfa e altri ventuno che osservano il vincitore festeggiare sul gradino più alto del podio.
Poi, naturalmente, ogni evento vive delle sue dinamiche. A volte anche un decimo posto può avere un significato importante per chi lo conquista. Ma c'è chi accusa una sconfitta in maniera particolare nell'ambito più competitivo del motorsport: il compagno di squadra.
Hamilton vince, Leclerc esce sconfitto
Ieri Lewis Hamilton ha trionfato in maniera clamorosa e perentoria. Gli è mancata la pole position per un soffio, mentre in gara ha saputo mescolare aggressività sportiva, perfetta gestione degli pneumatici e lettura strategica della corsa. Una prestazione tipica di chi ha spalle larghe e un'esperienza sconfinata. Del resto, 106 vittorie e sette titoli mondiali non mentono.

Il più grande sconfitto del Gran Premio di Spagna è proprio Charles Leclerc. La Ferrari torna infatti alla vittoria dopo quasi due anni e lo fa con quello che, in qualche misura, può ancora essere definito il nuovo arrivato. L'ultima vittoria della Scuderia, tra l'altro, non era stata firmata nemmeno da Leclerc, ma da Carlos Sainz. Insomma, il digiuno del monegasco dura ormai da troppo tempo e non riesce a interrompersi, anche per responsabilità sue.
La Ferrari SF-26 ha dimostrato ieri, per la prima volta in stagione, di essere una monoposto in grado di lottare per la vittoria. Nelle precedenti gare questa possibilità non si era mai concretamente manifestata. La vettura progettata dallo staff guidato da Loïc Serra si è mostrata capace di imporsi contro una Mercedes W17 che fino a quel momento era stata il punto di riferimento.
Charles Leclerc: tre GP a tinte horror
Leclerc arriva da tre Gran Premi molto difficili. In Canada ha guidato male, malissimo, e lui stesso ha ammesso di non aver mai trovato il bandolo della matassa. A Monaco è stato protagonista di un doppio incidente: uno in qualifica, che ha compromesso la sua posizione in griglia, e uno in gara, le cui responsabilità non sono ancora completamente chiare e potrebbero essere divise tra problemi tecnici e una preparazione non ottimale della ripartenza dopo la Safety Car.
Poi è arrivata la Spagna. Qui Leclerc ha commesso un errore molto pesante in qualifica, compromettendo una potenziale prima fila o addirittura una pole position. In gara non ha avuto responsabilità nella rottura finale, anche se il suo passo non è stato eccezionale, probabilmente penalizzato da una strategia non ottimale che lui stesso ha contribuito a definire insieme al muretto.
In questo momento Leclerc è un pilota in difficoltà. Non va nascosto. Anche nelle interviste successive alle sessioni emerge l'immagine di un driver che sta forse subendo il ritorno di Lewis Hamilton. Ieri il monegasco si è detto felice per la vittoria del compagno di squadra e della Ferrari, ma ha ammesso di tornare a casa con l'insoddisfazione di non essere stato lui sul gradino più alto del podio.

Tra tecnica e psicologia: cosa sta succedendo a Leclerc
Ma cosa sta accadendo realmente? Probabilmente il problema si sviluppa su un doppio binario: uno tecnico e uno psicologico.
Dal punto di vista tecnico, la Ferrari SF-26 e più in generale questo regolamento sembrano essere andati nella direzione di Hamilton. Anche gli sviluppi introdotti nel corso della stagione hanno contribuito a rafforzare il sette volte campione del mondo.
Prima sono arrivati i freni Carbone Industries introdotti in Giappone, che Leclerc inizialmente aveva scelto di non utilizzare per poi adottarli soltanto in Spagna. Successivamente sono stati introdotti il pacchetto di aggiornamenti di Miami e quello di Barcellona. Tre step che hanno aumentato ulteriormente la fiducia di Hamilton, il quale pubblicamente ha dichiarato di contribuire in maniera significativa allo sviluppo della monoposto.
In questo quadro va probabilmente registrata anche la crescente sintonia con Loïc Serra, tema già affrontato in un altro focus: leggi qui. Inoltre, proprio dopo Miami, Hamilton ha deciso di ridurre il lavoro al simulatore, affidandosi maggiormente alle sensazioni raccolte direttamente in pista. Da questa scelta sono nate tre gare di altissimo livello: due secondi posti e una vittoria. Leclerc, rimasto ancorato a metodi più tradizionali, è rimasto al palo.
Va inoltre sottolineato che in Spagna Hamilton ha disputato una sessione in meno rispetto a Leclerc. Nonostante questo, fidandosi delle indicazioni emerse dalla pista, è riuscito a fare lo scatto decisivo in qualifica e a mettersi davanti al compagno di squadra.
Tutto ciò conduce al secondo fronte della questione: quello psicologico. Leclerc potrebbe percepire di non avere più completamente in mano le redini tecniche del progetto Ferrari, una squadra che sembra affidarsi sempre di più alle indicazioni e alle sensazioni di Hamilton, probabilmente anche per la sua capacità di imporsi.
Naturalmente si tratta di ricostruzioni e interpretazioni. Non esistono elementi oggettivi che consentano di affermarlo con certezza. Sono però tracce che possono offrire una chiave di lettura.

La reazione che la Ferrari si aspetta
Adesso cosa deve fare Charles Leclerc? Il monegasco deve sfruttare queste due settimane di pausa che lo separano dal Gran Premio d'Austria (qui il programma), in programma nel weekend del 26-28 giugno, per ritrovare energie e lucidità. Deve ricalibrarsi, lavorare all'interno del team e ricominciare a imporre il proprio metodo.
Per certi versi sta vivendo, con tutte le differenze del caso, una situazione simile a quella che George Russell sta affrontando in Mercedes con Andrea Kimi Antonelli. Un pilota che parte forte, vede crescere il compagno di squadra e finisce per subirne il ritorno.
Leclerc resta un pilota velocissimo. Ha appena rinnovato il suo contratto con la Ferrari e rappresenta una parte fondamentale del futuro della Scuderia. Proprio per questo deve avere la capacità di reagire. Ma, allo stesso tempo, la Ferrari deve metterlo nelle condizioni di farlo.
Forse al monegasco serve semplicemente un weekend normale. Un fine settimana senza errori, senza la necessità di overperformare. Deve percorrere la sua salita, utilizzando un parallelo ciclistico, al proprio ritmo e ottenendo il massimo possibile da ciò che ha a disposizione.
Passo dopo passo deve ricostruire se stesso e, di conseguenza, il proprio mondiale, che è tutt'altro che compromesso. Anche perché la Ferrari conta di risolvere le difficoltà sul fronte motoristico grazie all'introduzione dell'ADUO e di poter quindi disporre di una vettura stabilmente in grado di vincere.
L'unico errore che Leclerc non deve commettere è permettere a Hamilton di allargare ulteriormente la forbice in classifica. A quel punto i vertici di Maranello potrebbero essere costretti a fare una scelta e a definire un pilota di riferimento e uno destinato a svolgere un ruolo di supporto.
Ed è difficile immaginare che Charles Leclerc voglia accettare una simile prospettiva. La reazione, dunque, dovrà arrivare. E c'è motivo di credere che arriverà. Forse accadrà già a Spielberg, pista che il monegasco ha sempre interpretato alla grande, a differenza di Lewis che l'ha sovente sofferta.