Ferrari SF-26: c’è un allarme sulla gestione dell'usura gomme?
Le prime due gare del mondiale hanno fatto emergere una tendenza che potrebbe essere superata a Miami con un grande aggiornamento

C'è un filo rosso - è prorpio il caso di affermarlo - che attraversa le prime due gare della stagione della Ferrari, e non è quello della speranza. È, piuttosto, il segnale di una (piccola) preoccupazione tecnica che rischia però di diventare più grossa, non sistemica ma condizionante, La gestione delle gomme della SF-26 non convince e, con il passare dei giri negli stint di gara, il distacco dagli avversari si fa sempre più evidente. E quando si parla di avversari si fa riferimento alla Mercedes W17, l’unica vettura alla quale Leclerc e Hamilton “guardano la targa”.

Ferrari SF-26: l’usura delle Pirelli è più elevata rispetto alla Mercedes
Il pattern si è ripetuto con costanza sia a Melbourne che a Shanghai, nella gara lunga (nella Sprint le cose sono andate meglio, ma forse i setup non erano ancora del tutto definiti). I due alfieri rossi riescono a contenere i danni nelle fasi iniziali degli stint, tenendo il passo - almeno parzialmente – con i rivali diretti.
Ma è con l'aumentare dei giri che la SF-26 comincia a “tradire” i suoi piloti: o le copertura si consumano troppo in fretta nel tentativo di stare con la Mercedes, o l'usura strutturale che genera la vettura è semplicemente superiore a quella degli avversari. Le due ipotesi non si escludono a vicenda, e questa è forse la parte più allarmante.
Un indizio significativo arriva proprio da Shanghai, dove la fase post-safety car ha messo sotto la lente d'ingrandimento le differenze tra le due monoposto. George Russell ha faticato sensibilmente a riportare in temperatura le gomme dure dopo la neutralizzazione: un problema che, paradossalmente, ha finito per sottolineare come la Mercedes lavori in modo diverso sul degrado rispetto alla Rossa. La Ferrari, al contrario, sembra pagare dazio proprio nella fase in cui le gomme sono già sollecitate.

Ferrari: le partenze “a razzo” mascherano le difficoltà?
Il dato più amaro è che le Rosse sono spesso riuscite a mascherare queste difficoltà grazie a partenze brucianti, recuperando in curva 1 quello che avevano perso in qualifica. Ma una strategia fondata sui guadagni allo start è per definizione fragile: non può essere il “Piano A” per un intero campionato.
A Maranello lo sanno. E non a caso, dopo la sosta forzata imposta dalle turbolenze internazionali che hanno rallentato i lavori della Formula 1, il reparto tecnico guidato da Loïc Serra sta accelerando su un pacchetto di aggiornamenti massiccio, atteso per il Gran Premio di Miami. L'obiettivo è intervenire in modo sostanziale sull'equilibrio aerodinamico e sul comportamento della vettura nelle fasi di alto degrado, cercando di restituire ai piloti una macchina più prevedibile e meno dipendente dalla freschezza delle mescole.
Miami, dopo la sosta forzata, non sarà solo un'altra gara. Per la Ferrari sarà un banco di prova decisivo: il momento in cui capire se i problemi emersi nelle prime uscite stagionali sono risolvibili nel breve, o se la rincorsa sarà più lunga.