F1 2026: la FIA frena l’allarmismo: “Non serve un intervento a cuore aperto”
Il responsabile tecnico FIA respinge la narrativa catastrofista sulle nuove monoposto: problemi reali, ma correggibili senza stravolgere il regolamento

L’avvio della stagione di F1 2026 ha portato al centro del dibattito tecnico la nuova generazione di monoposto e, soprattutto, la gestione energetica dei power unit. Le criticità emerse nelle prime gare hanno alimentato una narrazione fortemente polarizzata nel paddock, ma la FIA prova a ricondurre il confronto su un piano più analitico. A farlo è Nicholas Tombazis, figura chiave nello sviluppo del regolamento tecnico, che interviene con una posizione netta: riconoscere i limiti senza cedere a derive allarmistiche.
“Non stiamo discutendo di una riscrittura completa”, chiarisce dopo la riunione di ieri, rifiutando l’idea che il progetto 2026 sia già da ripensare radicalmente. L’immagine utilizzata sintetizza con efficacia il suo approccio: “Il paziente non è in terapia intensiva; ha solo bisogno di mangiare un paio di mele al giorno, non di un intervento a cuore aperto”. Una dichiarazione che, nella sostanza, definisce la linea di Place de la Concorde: interventi mirati, non rivoluzioni.

F1 2026 - Le critiche dei piloti e la gestione del rischio
Le reazioni dei piloti non hanno colto di sorpresa Tombazis. Il giudizio sulle nuove vetture varia sensibilmente in funzione della competitività del mezzo e dello stile di guida richiesto. Chi dispone di un pacchetto più efficace, come George Russell o Andrea Kimi Antonelli, tende a interpretare il nuovo sistema come una sfida gestibile. Al contrario, profili come Lando Norris ne evidenziano i limiti in termini di guidabilità, mentre Max Verstappen, come noto, si è spinto fino a ipotizzare un disimpegno dalla categoria.
Tombazis, però, ridimensiona il peso delle critiche: “Quando sei l’arbitro, vieni criticato. Siamo abbastanza maturi da saperlo”. Più delicato è il capitolo sicurezza, riaperto dall’incidente di Oliver Bearman a Suzuka. Le differenze di velocità in fase di avvicinamento - già individuate come potenziale rischio - hanno trovato una prima manifestazione concreta, imponendo un’analisi più approfondita.
“Ogni incidente ad alta velocità è uno shock. Intervenire troppo in fretta può peggiorare la situazione”, spiega Tombazis, delineando un principio operativo preciso: priorità alla sicurezza, ma evitando correzioni impulsive che potrebbero alterare equilibri già fragili. Per tale ragione gli stakeholder si sono presi altri due round per decretare le modifiche.

Interventi mirati: energia, software e margini di evoluzione
Sul piano tecnico, la direzione è già tracciata. Il confronto tra Federazione Internazionale, team e costruttori è in corso e si concentra su un perimetro ben definito: intervenire sulla gestione dell’energia senza modificare l’hardware delle power unit. “Sono regole di gestione energetica. Non richiedono modifiche all’hardware, ma possono comportare cambiamenti alle impostazioni e al software”, precisa Tombazis.
Il nodo centrale, quindi, è la calibrazione dei parametri di recupero e rilascio dell’energia, che incide direttamente sulla guidabilità e sulla prevedibilità delle monoposto. In questo contesto, la complessità dei nuovi sistemi rappresenta un fattore strutturale più che un’anomalia.
L’analogia proposta dal dirigente FIA è significativa: “Si può imparare teoricamente a suonare il violino, ma finché non lo si suona non si capisce cosa comporti”. Un riferimento diretto alla curva di apprendimento che team e piloti stanno affrontando in tempo reale.
Le riunioni previste nel mese di aprile - inizialmente tecniche, poi estese ai piloti e infine ai team principal - serviranno a definire un primo pacchetto di interventi, con possibile introduzione già dal Gran Premio di Miami. Non è escluso un approccio in due fasi, con una seconda finestra regolamentare più ampia per consentire ai costruttori di adattarsi con maggiore margine operativo.

La Formula 1 si trova oggi in una fase di transizione delicata, in cui l’equilibrio tra innovazione, sicurezza e qualità dello spettacolo è ancora in costruzione. Il confronto interno è acceso e le posizioni restano divergenti, ma la linea della FIA appare coerente: correggere senza smantellare.
“Tutti hanno una grande passione per questo sport. Le reazioni sono forti, ma ora spero in un ampio consenso”, conclude Tombazis. Il 2026, in questa prospettiva, si configura come un anno di adattamento progressivo. Non una resa del progetto, ma una fase necessaria per trasformare un regolamento ambizioso in un sistema pienamente funzionale.