Vicky Piria: una donna per cambiare la narrazione della F1
Vicky Piria sarà il nuovo volto femminile della F1 targata Sky Italia. La trentenne pilota, milanese per nascita e umbra d'adozione, ci tiene a portare un contributo autentico, dal taglio personale, in cui far valere le proprie esperienze maturate in pista.
Lontana anni luce dal ruolo di valletta, Vicky intende puntare su qualità e competenza, affrontando argomenti tecnici, ma anche raccontando la F1 da un'angolatura inedita: "Mi piacerebbe far capire a chi guarda da casa che cosa si nasconde dietro ai piloti: i loro gesti, la loro preparazione, quello che in certi momenti può passar loro nella testa". Idee chiare, volontà ferrea e l'entusiasmo innato di chi crede in un progetto.
La Piria non sembra certo spaventata dai pregiudizi, del resto lei stessa ne ha sempre affrontati nel corso della propria carriera. Un curriculum di tutto rispetto, che prende il via quando a soli otto anni inizia a competere sui kart. L'attendono poi le monoposto Di Formula 2000, Formula Renault e formula Abarth, l'esperienza in Gp3 e in European F3 Open e al Pro Mazda Championship e l'avventura nella W Series, in cui risulta essere l'unica rappresentante italiana al via.
Inoltre non si fa mancare le ruote coperte, gareggiando nel campionato italiano Gran Turismo. Un curriculum che purtroppo non ha impedito l'approccio viscido da parte di manager senza scrupoli, intenzionati a perseguire il solito cliché sessista, o la proposta osé per posare su Playboy.

Vicky Piria: una speranza per una narrazione diversa del motorsport
Ma Vicky ha carattere e la tempra giusta per invertire la rotta. Da lei ci aspettiamo molto, anche e soprattutto per fermare la pericolosa deriva del pressapochismo, del facile consenso e di una narrazione impostata cavalcando l'onda del sensazionalismo. Nell'era social della comunicazione lampo, abbiamo un nutrito gruppo di youtuber e sedicenti content-creator che si rivelano postatori seriali di contenuti scarni e acchiappa-like. Parole vuote buttate a caso, considerazioni banali, ipotesi di complottismo: tutto fa brodo nel grande calderone mediatico. E pensare che alle volte basterebbe solo un po' di misura, la giusta eleganza e, naturalmente, un buon grado di competenza. Chi ha avuto la fortuna di seguire la F1 negli anni in cui il tubo catodico era l'unico schermo a disposizione ricorda cronache epiche, pacate, ma al contempo coinvolgenti. Tuttavia anche in tempi meno remoti abbiamo potuto beneficiare di approfondimenti ben confezionati, come quelli offerti da trasmissioni come Pole Position e Grand Prix. Prodotti validi in cui spesso abbiamo incontrato personalità femminili di spicco diventate veri e propri punti di riferimento del motorsport. Possiamo citare Giovanna Amati, ultima donna ad aver partecipato ad un mondiale di F1 nel 1992, che ha commentato la classe regina sui canali Rai nel corso degli anni '90. Schietta, a volte scomoda, la pilota romana ha saputo lasciare la sua impronta graffiante nel panorama televisivo. Più conciliante, ma ugualmente autorevole, l'opinione di Prisca Taruffi, che ci ha fatto compagnia per un decennio all'interno della trasmissione Pole Position. Un altro storico volto di Pole Position risponde al nome di Federica Balestrieri. La giornalista bresciana ha anche svolto il ruolo di inviata nel biennio 2001-2002. In tempi più recenti ricordiamo la freschezza e la meticolosità di Giorgia Cardinaletti, che ha commentato le stagioni 2016-17.
Crediti foto: Mediaset, Vicky Piria