Ferrari SF-26 Hamilton
Lewis Hamilton a bordo della Ferrari SF-26

La sensazione che si respira nel paddock è che la corsa agli sviluppi sia entrata già in una fase delicata. I primi aggiornamenti introdotti tra Miami e Montréal hanno iniziato a ridefinire gli equilibri, mostrando una McLaren molto aggressiva sul piano evolutivo, una Red Bull che ha reagito alle difficoltà inziali e una Mercedes pronta a sparare le proprie cartucce con un pacchetto che sarà mostrato in giornata. In questo contesto, la Ferrari rischia di trovarsi improvvisamente sotto pressione.

Non tanto per i risultati immediati, quanto per una percezione tecnica che inizia lentamente a consolidarsi: la SF-26 potrebbe aver mostrato troppo presto il proprio potenziale senza riuscire poi a sostenere il ritmo di crescita imposto dalle rivali. Una prospettiva che preoccupa parte dell’ambiente Ferrari e che è stata sottolineata con toni piuttosto netti da Johnny Herbert.

L'ex pilota di F1 Johnny Herbert

L’ex pilota britannico, intervenuto ai microfoni di Jackpot City Casino, ha infatti espresso dubbi sulla capacità della Scuderia di reagire nella guerra degli sviluppi:

“A inizio stagione la Ferrari sembrava forte, ci sono stati diversi weekend in cui la SF-26 era veloce. Ha mostrato le sue carte prima degli altri, ma dopo i primi sviluppi le rivali hanno risposto e ora la Ferrari non sembra più una minaccia. È frustante, e di nuovo ciò mostra che gli ingredienti necessari dal punto di vista ingegneristico non sono allo stesso livello di quelli di altri team. Sono loro che sembrano sempre in grado di migliorare rispetto a come hanno iniziato. Lo sviluppo Ferrari, invece, è sempre più lento o meno efficace“.

F1
Un pit stop di Leclerc

Ferrari osservata speciale nella battaglia degli aggiornamenti

Le parole di Herbert fotografano un timore che in Formula Uno emerge spesso quando una squadra parte forte ma fatica a mantenere il vantaggio competitivo. La storia recente della Ferrari, in effetti, offre diversi precedenti in cui la vettura di Maranello si è dimostrata competitiva nella fase iniziale salvo poi perdere efficacia relativa durante la stagione.

Tuttavia, applicare già oggi questo schema alla SF-26 rischia di essere prematuro. Il mondiale è soltanto al quinto weekend e la stagione è ancora in una fase troppo acerba per stabilire gerarchie definitive sul piano evolutivo. I pacchetti introdotti finora rappresentano soltanto il primo ciclo di sviluppo, mentre molte squadre stanno ancora cercando correlazioni definitive tra simulatore, galleria del vento e pista.

Ferrari, inoltre, non ha ancora completato il proprio programma di aggiornamenti previsto per questa prima parte di campionato. Alcune modifiche aerodinamiche sono attese nelle prossime gare europee (a Barcellona probabilmente), dove sarà possibile comprendere con maggiore precisione la reale direzione tecnica intrapresa dalla SF-26.

Ferrari SF-26
Charles Leclerc a bordo della Ferrari SF-26

Herbert severo, ma il quadro resta aperto

Le considerazioni di Herbert sono legittime perché toccano un tema reale: la capacità di sviluppare rapidamente una monoposto è oggi il fattore che più di ogni altro decide un campionato. Negli ultimi anni McLaren ha dimostrato di poter ribaltare stagioni attraverso aggiornamenti estremamente efficaci, mentre Red Bull continua ad avere una struttura tecnica capace di trovare prestazione quasi in ogni pacchetto evolutivo. Mercedes ha un grande vantaggio e potrebbe aumentarlo con la W17 rivista.

Ferrari, da questo punto di vista, resta ancora sotto osservazione. Ma trasformare già ora questa situazione in una sentenza definitiva appare eccessivo. La SF-26 ha mostrato velocità in diversi contesti e soprattutto non è ancora arrivata nel momento chiave della stagione, quello in cui i grandi pacchetti tecnici possono realmente cambiare gli equilibri.

Il rischio, certamente, esiste: perdere slancio tecnico nella fase centrale del campionato significherebbe lasciare spazio alle rivali nella corsa allo sviluppo. Ma parlare oggi di Ferrari già fuori dalla battaglia tecnica sembra una valutazione affrettata, più figlia delle difficoltà recenti che di un’analisi definitiva sul potenziale della monoposto di Maranello.


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