Pit Stop Ferrari, GP Ungheria 2026
Pit Stop per Charles Leclerc durante il Gp d'Ungheria - Crediti foto: Scuderia Ferrari HP

FormulaCritica ha potuto assistere al GP d'Ungheria presso l’Auditorium Enzo Ferrari di Maranello: decisamente una singolare e coinvolgente esperienza, purtroppo concomitante con una gara non esattamente entusiasmante.

Diciamocelo chiaramente: la sala gremita di rosso vestita sperava in una chiusura di metà stagione dal sapore di festa, di ulteriore bandiera da issare all’ingresso della factory, di rintocco di campane della Parrocchia San Biagio. Ed invece no. 

Una strategia Ferrari che lascia quantomeno perplessi, partita astutamente con un efficace undercut di Lewis Hamilton su Max Verstappen rientrato al 13° per sbarazzarsi di una soft logorata dal caldissimo asfalto ungherese, si è poi evoluta in un abbonamento alle hard fino agli sgoccioli della competizione. Era piuttosto evidente sia per i parametri di Leclerc che per quelli di Hamilton che la SF-26 non procedeva come auspicato, eppure solo nell’ultimo stint grazie ad una virtual safety car innescata dalla McLaren di Oscar Piastri (secondo sino a quel momento), sono ritornate le soft a cercare di risollevare la situazione. O forse no. L’ipotetico podio di Lewis infatti si è subito trasformato in una medaglia di legno, con tanto di aggiunta di ennesima penalità comminatagli per aver superato il limite di velocità in pitlane. Disastro.

GP Ungheria, Hamilton: una gara che lascia molti rimpianti
Lewis Hamilton all'Hungaroring - Scuderia Ferrari HP

Affidiamo dunque la sintesi definitiva della gara a Leclerc, quando in uno scambio di battute via radio con Bryan Bozzi ha lamentato problemi di gestione della monoposto ricevendo in risposta: “Sembra un problema di surriscaldamento, ma puoi riprendere il ritmo” e Charles: “Quale ritmo?!”.  Conciso e confortante.

Insomma, in tempi di crisi bisogna sempre avere un occhio puntato sul budget cap: i coscienziosi uomini di Maranello devono aver trovato un’ottima svendita sulle gomme hard, che giunti a metà stagione andavano pur smaltite in qualche modo. Quindi perché non l’Hungaroring?  

McLaren is back (forse)

Andrea Stella, in arte Andrew Star per gli inglesi, aveva garantito che sarebbero ritornati e così è stato. Finalmente un ottimo weekend per Lando Norris, che finora sembrava avere quel numero 1 sul muso così per caso: ottimi tempi sia in FP2 che in FP3, culminati in una pole position prima ed in una vittoria poi, con una gara partita su scatto incerto ma poi strenuamente gestita (anche con un pizzico di fortuna). Molto più saggio quest’anno, durante la cerimonia del podio è corso a mettere in salvo non solo il suo trofeo in ceramica – tipico della tappa ungherese – ma anche quello di Max, prima di darsi al bagno di campagne.

F1 GP Ungheria Andrea Stella McLaren
Norris all'Hungaroring - Crediti: F1

Destino infausto per il compagno di squadra Oscar Piastri che al contrario, autore di un’ottima partenza, ha poi condotto una gara decisamente rocambolesca. Il culmine è stato raggiunto quando in testa alla competizione si è trovato in bagarre con Carlos Sainz, doppiato e teoricamente avvisato dalle bandiere blu. Il duello tra i due è stato serrato al punto da arrivare persino al contatto, in una immotivata battaglia che ovviamente non apparteneva a Sainz. 

Piastri è giustamente esploso via radio con epiteti poco lusinghieri, che non sono stati raccolti nel post gara dal Matador che anzi ha sminuito la faccenda sottolineando che non avrebbe ritenuto necessario scusarsi né tantomeno parlarne oltre, poiché banalmente le corse sono così. Ammesso che pare ci siano stati dei malfunzionamenti tecnici con i pannelli che non segnalavano correttamente le luci blu, ma insomma carissimo Carlos, con il fulmine Williams che ti ritrovi, possibile che non ti sia sorto il minimo dubbio? Rosicone…

Il tempo perduto in questa bagarre ha consentito a Norris di guadagnare la leadership, mentre Piastri ci ha solo guadagnato una rottura del cambio con conseguente ritiro. Oltre il danno, anche la beffa.

F1 Aston Martin Honda power unit
Stroll alla guida dell'AMR26B a Budapest - Crediti: Honda

Aston Martin e quella Q2 che sa di vittoria 

Finalmente una buona notizia in casa Aston Martin: una pioggia di critiche ha accompagnato la AMR26, figlia del genio di Adrian Newey, sin dal principio del campionato. In Ungheria è però sopraggiunta la prima consolazione, con l’inossidabile talento di Fernando Alonso capace di portarla in Q2 al sabato. Se la zona punti resta tuttavia ancora un miraggio, questo piccolo passo in avanti lascia ben sperare; specialmente in ottica aggiornamento pacchetto motore previsto per la tappa di Zandvoort, in cui pare che la monoposto possa trarre un incremento di circa 50cv. Staremo a vedere.


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