Ieri il presidente della FIA, l’emiratino ed ex rallista Mohammed Ben Sulayem, in un incontro ufficiale della Federazione Internazionale dell’Automobile a Madrid, ha pubblicato un report sulla sua battaglia contro gli abusi online: la “United Against Online Abuse 2025”. Secondo questa analisi, emergono numeri sconcertanti riguardo agli episodi di minacce e bullismo online contro atleti e ufficiali di gara.

FIA - il rapporto sugli abusi

  1. Il 90% degli interpellati crede che i continui e spiacevoli episodi che accadono in rete possano portare gli atleti a dire addio alle competizioni;
  2. Il 72% delle federazioni sportive vuole uno sforzo collaborativo per abbattere il fenomeno degli abusi online;
  3. Il 94% delle federazioni sportive chiede aiuto ai proprietari dei social media per eliminare la problematica del bullismo online;
  4. Il 39% delle federazioni sportive ritiene che il fenomeno, nell’ultimo anno, sia aumentato sempre più;
  5. Il 50% delle federazioni sportive riporta che gli arbitri o qualsiasi ufficiale di gara, in qualsiasi sport, sono soggetti ad abusi in rete.

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Seppur sia un’iniziativa lodevole – anzi, invitiamo i nostri lettori, nel caso fossero vittime di abusi online, a denunciarli agli organi competenti – l’operato di Ben Sulayem si potrebbe riassumere con il proverbio: “predica bene, ma razzola male”. Durante il suo mandato come inquilino di Place de la Concorde, Ben Sulayem è stato travolto da numerosi scandali e licenziamenti in tronco, poco chiari, di personale femminile e maschile in seno alla FIA. Inoltre, ha inasprito – senza consultarsi con i piloti e la GPDA – il codice di condotta, che, in caso di violazioni reiterate, può portare a una penalizzazione nella classifica mondiale e a mesi di sospensione. Ben Sulayem combatte per un mondo virtuale più sano, ma nella realtà mette il bavaglio ai suoi dipendenti e ai piloti.
Crediti foto: FIA

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