Kimi Antonelli, il paradosso del campione senza “casa”
Nell'anno in cui il talento di Antonelli si mostra al mondo, il bolognese non potrà correre nella sua terra

Dopo la vittoria al gp di Cina, in varie parti d'Italia si è letteralmente scatenato l'inseguimento ad accostare il proprio nome, o il proprio brand, a quello di Kimi Antonelli, come se, d'improvviso, la Formula 1 fosse diventata lo sport nazionale. Di sicuro il motorsport ha radici profonde e radicate nel nostro Paese, non a caso c'è una intera zona geografica che ha addirittura preso il nome di “terra dei motori” ovvero “motor valley” e che viene inserita con questa denominazione perfino nei libri di scuola, con giusto orgoglio nazionale e a voler sottolineare l'unicità di un distretto industriale che non trova eguali nel resto del mondo.
Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Pagani, Dallara, solo per citarne alcuni, sono nomi che risuonano forte come il rombo dei motori che producono e che vengono ricondotti immediatamente al tricolore italiano, a prescindere dalla nazionalità di chi li nomina. Per i più appassionati poi scatta il gioco a trovare le regioni ove questi marchi sono nati e cresciuti e lo stupore aumenta nel vederli tutti concentrati in un'unica zona del Paese. Insomma l'Italia ha una “regione nella regione” che parla solo di motori e che è esattamente dove Antonelli è nato e cresciuto. Fin qui nulla di strano se non fosse che proprio ora che il pilota forte c'è, manca la gara di “casa”.
La perdita di Imola: un addio annunciato
Come ormai gli appassionati sanno bene, l'Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari è stato escluso dal calendario di Formula 1 per il 2026 e probabilmente rimarrà fuori anche per i prossimi anni. Le motivazioni sono tutte da ricercare nelle logiche commerciali e nelle richieste non esaudite. Nonostante le promesse post-alluvione del 2023, che facevano sperare in un recupero del GP fino al 2026 come forma di risarcimento per il territorio, la Formula 1 ha di fatto voltato le spalle al Santerno. In quel momento critico, quando servivano fatti e garanzie finanziarie per blindare il contratto, abbiamo sentito tante parole ma evidentemente non sono state seguite da azioni concrete.

Il paradosso di un campione senza radici
Il paradosso è tutto qui: Kimi Antonelli è nato a Bologna. Per lui Imola non è solo un circuito storico, è l'autodromo che dista pochi chilometri da casa, il luogo dove l'aria sa di motori, dove la gente ha quell'accento che fa subito “famiglia”. Il luogo in cui poter invitare tutta la classe, professori compresi, per far vivere agli amici un'esperienza unica e indimenticabile, una gita davvero fuori dal comune.
Monza resta il Tempio della Velocità e il Gran Premio d'Italia per eccellenza, ma non potrà mai essere la "gara di casa" nel senso più intimo e territoriale per un bolognese fierissimo come lui. Senza il GP dell'Emilia-Romagna, Antonelli correrà in Italia quasi da ospite, privato della possibilità di sfrecciare davanti al suo pubblico naturale, quello che lo ha visto muovere i primi passi sui kart e che oggi lo acclama come salvatore della patria motoristica.
Il fascino del circuito “Enzo e Dino Ferrari”
Già per la sua posizione, il circuito Enzo e Dino Ferrari fa storia a sé. A pochi passi dal centro storico, quando il Circus accende i motori, il suono invade le vie e le piazze centrali, trasformando l'intera zona in una sorta di “fan-zone” allargata. Il circuito ha fatto inoltre registrare grandi apprezzamenti da parte dei piloti. In primis Verstappen che ha più volte manifestato la sua ammirazione, definendolo un tracciato "old school" e ammettendo che perderlo dal calendario sarebbe stato un peccato per la Formula 1.
Lo stesso Hamilton ha parlato di circuito “fantastico”, una delle piste più difficili sulle quali dare il massimo in qualifica. Che dire poi dei tifosi e di quella iconica curva della Rivazza, che la domenica appare come una “collina umana” letteralmente ricoperta dai fan, o la tribuna delle Acque Minerali che sembra volersi tuffare sulla striscia d'asfalto dove sfrecciano le monoposto.

Imola tornerà mai nel calendario di Formula 1?
Difficile se non impossibile rispondere a questa domanda. Va detto che la Regione Emilia-Romagna e l'ACI hanno dato seguito alle parole e stanno approfittando dell'anno di “sosta” per effettuare i lavori richiesti. E' stata ultimata la nuova terrazza hospitality (Paddock Club) che è probabilmente l'intervento più visibile, con la realizzazione di una struttura moderna sopra i box. Sono stati ultimati i lavori di rinforzo degli argini del Santerno e al muro di cinta nel tratto che costeggia il fiume, per proteggere il paddock da futuri eventi meteo estremi. Inoltre il circuito è stato interamente cablato con fibra ottica di ultima generazione per supportare le enormi necessità di banda della F1 moderna (trasmissioni TV e telemetria).
È stato effettuato un restyling della palazzina uffici e sono stati rimossi alcuni vecchi edifici obsoleti (come quelli in zona curva della Tosa) per liberare spazio utile a nuove strutture temporanee o permanenti. I lavori non sono ancora conclusi ma, se ce ne fosse la necessità, come più volte ribadito, Imola sarebbe pronta a subentrare ad altri circuiti che potrebbero dare forfait, essendo considerata la prima riserva ufficiale della Formula 1. Dunque “mors tua vita mea”? Assolutamente no! Sarebbe bello che Imola tornasse nel calendario senza che altri GP scompaiano per le più disparate ragioni.
Sarebbe bello rivedere i piloti in griglia di partenza con quel meraviglioso sfondo “umano” che li accompagna al via, sarebbe bello vedere il pilota di “casa” sul gradino più alto del podio, testimone di quel fiume umano che si appropria della pista per celebrare un amore infinito per la velocità, custode di una tradizione che tra il Santerno e la Rivazza non si è mai spenta.