Mercedes F1 Kimi Antonelli
Antonelli seguito da Hamilton, Gp Monaco 2026

La Formula 1 continua a interrogarsi sul proprio futuro, ma nel frattempo deve fare i conti con un presente che non convince tutti. Non soltanto gli appassionati o gli addetti ai lavori, ma anche chi questo sport lo vive dall'interno da oltre vent'anni. Fernando Alonso appartiene a quella ristretta categoria di piloti che hanno attraversato epoche profondamente diverse della massima serie, osservandone l'evoluzione tecnica e regolamentare da protagonista. Proprio per questo motivo, quando esprime un giudizio sulla direzione intrapresa dalla categoria, le sue parole meritano attenzione.

Il due volte iridato non ha nascosto il proprio disappunto nel commentare quanto visto nell'ultimo fine settimana di Silverstone. Il bersaglio della sua critica non è un team, né un pilota, bensì un impianto regolamentare della F1 che, a suo giudizio, sta progressivamente svuotando il duello in pista della sua componente più autentica.

F1 Aston Martin Adrian Newey
Le due Aston Martin di Stroll ed Alonso, in Austria

Il sorpasso non può diventare un automatismo

La riflessione del pilota della Aston Martin parte da un concetto preciso: una gara automobilistica dovrebbe premiare la capacità del pilota di costruire un sorpasso attraverso sensibilità, coraggio e tecnica. Elementi che, secondo lo spagnolo, stanno lasciando spazio a meccanismi sempre più artificiali.

Le sue parole sono estremamente nette:

"Non so dire che impressione mi ha lasciato la gara di Silverstone, dipende da quello che vogliono i tifosi e questo sport. Secondo me a Silverstone i tifosi non visto una vera gara. Ho rivisto un po' di immagini della Sprint. Si vedevano piloti che sorpassavano in mezzo ai rettilinei semplicemente grazie a una maggiore carica della batteria".

Il riferimento è evidente all'utilizzo dell'energia elettrica e ai sistemi di gestione della power unit, diventati uno degli strumenti principali per costruire un attacco lungo i rettilinei. Un'evoluzione tecnologica coerente con l'identità ibrida della Formula 1 contemporanea, ma che secondo l'asturiano rischia di impoverire il valore sportivo del confronto diretto.

F1 Aston Martin Fernando Alonso Monza
Fernando Alonso

Tecnologia sì, ma senza cancellare il pilota

La seconda parte del ragionamento dello spagnolo entra ancora più nel merito della questione. Il problema, infatti, non sarebbe la presenza dell'ibrido in sé, quanto il peso che esso assume nell'esito di un duello.

Alonso lo spiega senza lasciare spazio a interpretazioni:

"Non serve alcun contributo del pilota, né alcun talento particolare per superare la macchina davanti. Non c'è bisogno di frenare più tardi dell'avversario, né di sorpassare all'esterno, né di prendersi dei rischi. Basta premere un pulsante e si passa, se si possiede una power unit migliore rispetto alla monoposto che precede".

Parole che riportano al centro un dibattito destinato ad accompagnare il nuovo ciclo regolamentare. Le monoposto fanno troppo affidamento sulla componente elettrica dell'unità motrice, con una ripartizione della potenza che lascia a desiderare.

Il rischio evocato da Alonso è dunque quello di assistere a sorpassi sempre più determinati dalla disponibilità di energia e sempre meno dalla capacità del pilota di inventare una manovra.

Naturalmente il tema divide. C'è chi considera questi strumenti parte integrante della moderna Formula 1, esattamente come in passato lo è stato il DRS. Altri, invece, ritengono che l'eccessiva assistenza tecnologica finisca per standardizzare le fasi di attacco, rendendole prevedibili e privandole di quella componente di imprevedibilità che ha reso celebri alcuni dei duelli più iconici della storia della categoria.

Il sorpasso di Verstappen su Piastri a Imola

In fondo è proprio questo il punto sollevato da Alonso. La sua non è una critica nostalgica verso il progresso tecnico, ma una riflessione sull'equilibrio che dovrebbe esistere tra ingegneria e talento umano. La Formula 1 è sempre stata il massimo laboratorio tecnologico del motorsport, ma è riuscita a costruire il proprio mito perché le innovazioni non hanno mai completamente oscurato il valore del pilota.

Se oggi basta davvero "premere un pulsante" per completare un sorpasso, come sostiene il pilota dell'Aston Martin, allora la domanda diventa inevitabile: la Formula 1 sta ancora premiando chi guida meglio oppure chi dispone semplicemente dell'energia giusta nel momento opportuno? Dalla risposta a questo quesito passa il futuro della serie. 


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