Formula 1 2026, il regolamento spaventa: "Si rischia il morto"
Dopo l'incidente di Bearman a Suzuka, il motorsport lancia l'allarme: le differenze di velocità tra auto in ricarica e in accelerazione sono inaccettabili

Il Gran Premio del Giappone ha riportato al centro del dibattito uno dei nodi irrisolti del regolamento 2026: la convivenza in pista di vetture che vanno a velocità radicalmente diverse, con alcune in fase di ricarica e altre in piena accelerazione. L'episodio che ha coinvolto Oliver Bearman non ha lasciato indifferenti tecnici e piloti. Le voci che si levano dal paddock sono unanimi e preoccupate: così non si può andare avanti.
Il regolamento tecnico 2026 della F1 introduce un sistema ibrido profondamente rivisto, in cui le monoposto alternano fasi di piena potenza a momenti di ricarica della batteria con una riduzione drastica della velocità. Una dinamica che, su circuiti ad alto carico come Suzuka, Spa-Francorchamps o Silverstone, amplifica in modo netto i differenziali di velocità tra le vetture in pista. Il tema non è nuovo: già durante i test invernali alcuni team avevano segnalato alla FIA la necessità di intervenire prima dell'inizio della stagione.

Il fatto principale
A Suzuka l'episodio che ha visto protagonista Bearman ha reso plastica una situazione fino ad allora teorica. Gary Anderson, progettista con un curriculum che attraversa McLaren, Ensign, Jordan, Stewart e Jaguar, ha usato parole non interpretabili sulle pagine del Telegraph: «Era un incidente annunciato quando si ha un sistema che permette a due auto a velocità enormemente diverse di girare sulla stessa pista». Anderson non si è fermato alla cronaca: «Se fosse accaduto in ingresso alla Curva 1, sarebbe stato come un incidente aereo, potenzialmente rischiando il morto». Un giudizio severo, che chiama direttamente in causa la FIA: «Deve assumersi parte della responsabilità».
F1 2026 - Reazioni e dinamiche interne
Jacques Villeneuve, intervistato da Canal+, ha confermato la lettura di Anderson senza giri di parole: «Abbiamo visto l'aspetto pericoloso con l'episodio di Colapinto. Stava andando al rallentatore e la differenza di velocità ha creato un pericolo che non dovrebbe esserci». Il campione del mondo 1997 ha anche sottolineato come Suzuka non si prestasse a sorpassi di qualità, rendendo ancora più evidente il lato oscuro del nuovo regolamento.

Dal fronte dei team, è Andrea Stella a portare il peso specifico di chi gestisce una delle scuderie di punta. Il team principal McLaren ricorda che l'allarme era già stato sollevato: «Abbiamo detto già durante i test che all'ordine del giorno della FIA avrebbero dovuto esserci alcuni aspetti del regolamento 2026 da migliorare». Sull'incidente dell'alfiere Haas, Stella è diretto: «Non è una sorpresa che la velocità di avvicinamento sia così elevata quando una vettura è in ricarica e l'altra sta accelerando». E chiude con un appello alla responsabilità collettiva: «Non vogliamo aspettare che le cose accadano per mettere in atto delle azioni».
Implicazioni future
Il quadro che emerge è quello di un regolamento entrato in vigore con una criticità strutturale ancora aperta. Anderson allarga la riflessione oltre la sicurezza: «Un GP non è più una corsa fisicamente estenuante», osserva, e i sorpassi che ne derivano «non sono competitivi». La Formula 1 rischia così di trovarsi a dover gestire contemporaneamente un problema di spettacolo e uno di incolumità.
La FIA è attesa a decisioni rapide: modificare le regole in corsa è complesso, ma lasciare invariato lo status quo dopo quanto visto a Suzuka appare difficilmente sostenibile. Per questo ad Aprile si interverrà.

Le parole di Anderson, Villeneuve e Stella non sono sfoghi isolati: rappresentano un segnale d'allarme strutturato, proveniente da figure con decenni di esperienza ai massimi livelli del motorsport. La domanda che il paddock si pone ora è se Place de la Concorde agirà in modo preventivo o se, come spesso accade, sarà necessario un episodio ancora più grave per innescare un cambiamento reale. Suzuka ha mostrato il problema. Il calendario, anche se ha rallentato, non aspetta.