Ferrari - Lewis Hamilton e i suoi santi in paradiso
Il rapporto con Carlo Santi sta diventando centrale nel percorso del britannico: fiducia, empatia e una Ferrari più vicina alle sue esigenze

Consentiteci, una volta tanto, un gioco di parole. Lewis Hamilton sembra avere un “Santi” che lo protegge. Facciamo un passo indietro. La stagione negativa vissuta nel 2025 dal sette volte campione del mondo, quella del debutto in rosso, non può essere spiegata soltanto attraverso i limiti della vettura o le difficoltà di adattamento alla Ferrari.
C’è infatti un altro elemento che, gara dopo gara, sta assumendo un peso sempre più rilevante nel percorso del britannico: il rapporto con il suo nuovo ingegnere di pista, Carlo Santi.
Alla fine del 2025 è stato quasi inevitabile il saluto tra Hamilton e Riccardo Adami, figura che avrebbe dovuto accompagnarlo nella prima fase dell’esperienza a Maranello. La Ferrari aveva inizialmente individuato in Miguel Cedric Michel-Grosjean (proveniente dalla McLaren) il possibile sostituto al muretto. Il tecnico è effettivamente arrivato a Maranello, ma è stato poi destinato a mansioni differenti rispetto a quelle previste in origine.
Hamilton ha così iniziato a lavorare fin dai test invernali con Carlo Santi, ingegnere di lunga esperienza, caratterizzato da modi pacati, equilibrio e capacità relazionale. Un profilo che sembra aver immediatamente creato una connessione particolare con il pilota britannico. Empatia.

Hamilton cercava una figura di fiducia. Carlo Santi lo è
Nel corso della sua carriera Hamilton ha sempre dato enorme importanza all’aspetto umano del rapporto con il proprio ingegnere di pista. In Mercedes il legame con Peter Bonnington, il celebre “Bono”, andava ben oltre il semplice coordinamento tecnico.
Bonnington rappresentava per Hamilton un riferimento costante, una figura capace di proteggerlo mentalmente nei momenti complicati e di accompagnarlo nelle scelte più delicate. Non soltanto dati, simulazioni e strategia, ma anche empatia, fiducia e stabilità emotiva.
Con Carlo Santi sembra stia nascendo qualcosa di molto simile. Forse meno visibile mediaticamente rispetto al rapporto iconico costruito in Mercedes, ma non per questo meno importante.
Hamilton è un pilota che rende al massimo quando percepisce continuità attorno a sé. Ha bisogno di sentirsi compreso, sostenuto, libero di esprimere dubbi e sensazioni senza tensioni interne. Ed è proprio questo che Santi sembra stargli garantendo nella delicata fase di transizione che tutt'oggi vive in Ferrari. Con lui il britannico appare più sereno, più coinvolto e probabilmente anche più disposto a seguire una direzione tecnica condivisa.

Il Canada e la scelta “old style”
Non è probabilmente un caso che la miglior prestazione di Hamilton da quando veste il rosso sia arrivata proprio in Canada, immediatamente dopo le sue dichiarazioni critiche nei confronti del simulatore Ferrari.
Il britannico aveva ammesso apertamente di non sentirsi a proprio agio con il lavoro virtuale svolto a Maranello, spiegando di voler mettere temporaneamente da parte quel metodo per tornare a un approccio più diretto, più “old style”, basato soprattutto sulle sensazioni raccolte in pista.
Una scelta complessa da applicare in un weekend sprint, con una sola sessione di prove libere disponibile, ma che evidentemente ha restituito fiducia al pilota inglese.
Ed è qui che emerge un aspetto significativo del lavoro di Carlo Santi. L’ingegnere italiano non si è opposto alla linea scelta da Hamilton. Al contrario, ha deciso di seguirlo e supportarlo, accompagnandolo in una direzione tecnica che rispecchiasse maggiormente le sue esigenze.
È un dettaglio che racconta molto della natura del rapporto tra i due. Hamilton non aveva bisogno soltanto di un tecnico competente, ma di una figura capace di diventare un vero punto di riferimento all’interno della squadra. Una sorta di “angelo custode”, parafrasando scherzosamente il cognome dell’ingegnere Ferrari.
Oggi il rapporto tra Hamilton e Santi rappresenta probabilmente una delle basi più solide su cui costruire il futuro del britannico a Maranello. E proprio alla vigilia del weekend canadese il sette volte campione del mondo aveva ribadito come l’idea del ritiro non sia minimamente nei suoi pensieri. Hamilton vuole continuare ancora a lungo la propria avventura in Ferrari e in Formula 1. E, forse, sente finalmente di aver trovato accanto a sé la persona giusta per affrontarla.
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