L’incidente avvenuto al Gran Premio d’Olanda fra Charles Leclerc e Andrea Kimi Antonelli che ha causato l’addio anticipato dalla gara del ferrarista ha fatto molto discutere. Un sinistro dovuto principalmente all’adrenalina della gara e dall’inesperienza del giovane talentino bolognese; incidenti non inediti visto che capitano da quando esiste la Formula 1: non è il primo, non sarà l’ultimo. Così come i piloti vivono il momento come se fosse l’ultimo, anche il tifoso che li supporta, alla visione del Gran Premio, fa praticamente lo stesso. Anche noi, nelle nostre chat di redazione, abbiamo l’adrenalina in corpo durante un Gran Premio e ce ne diciamo "di ogni". Ma poi, una volta finita e scaricata la tensione, ritorniamo in noi. Molti, però, non hanno la fortuna di condividere i propri pensieri a caldo in una chat privata e quindi lo fanno pubblicando vari post, alla luce del sole, sui propri profili social. Dopo l’incidente fra Leclerc ed Antonelli, la fanbase della Ferrari e del suo pilota hanno scritto numerosi post d’odio contro il giovane pilota italiano della Mercedes, tantoché quest’ultimo ha dovuto limitare i commenti dei profili per non ricevere frasi denigratorie contro di lui e la sua famiglia. La nostra redazione ovviamente esprime tutta la solidarietà nei suoi confronti e dei suoi cari.
Le monoposto di Antonelli e di Leclerc subito dopo il contatto fatale per il ferrarista al Gran Premio d'Olanda di F1

F1: un silenzio che fa rumore

Sono passati dei giorni e nessuno da parte della Ferrari o da Leclerc ha rilasciato un comunicato che stigmatizzi le offese verso Antonelli. Ma perché non hanno detto nulla? La risposta è potrebbe essere semplice: le offese ricevute da Antonelli non sono di carattere razzista. Il bolognese non ha ricevuto commenti denigratori riguardo il suo colore della pelle, ma solo quello di essere un “figlio di papà”, visto che il padre, Marco, è una persona molto nota all’interno del motorsport, essendo proprietario di una scuderia nelle categorie a ruote coperte. Ci si indigna soltanto se c’è il razzismo di mezzo, altrimenti passa tutto sottotraccia. Basti pensare ai commenti razzisti rivolti a Lewis Hamilton, dopo il famigerato incidente della Copse, da parte dei tifosi di Verstappen. Max e il Red Bull si dissociarono subito da quei commenti riprovevoli. Un altro caso si è verificato dopo le prove libere al Gran Premio di Imola, in cui Yuki Tsunoda ha provocato un’impeding nei confronti di Franco Colapinto. Il giapponese ha ricevuto commenti razzisti dai tifosi argentini. Colapinto, l’Alpine e la FIA hanno condannato lo spiacevole accaduto.
Yuki Tsunoda vittima di commenti razzisti dopo un'impeding a Franco Colapinto al Gran Premio di Imola 

Le battaglie della FIA contro l’abuso online

Il Presidente della FIA, l’ex rallista emiratino Mohammed Ben Sulayem, ha come cavallo di battaglia proprio il tema dell’abuso online da parte dei fan, se così possiamo definirli. Non sappiamo cosa s’intenda di preciso la definizione di “abuso online”. Esso può variare dall’offesa razzista fino all’istigazione al suicidio. Non sappiamo se le offese per essere nato in una famiglia ricca, benestante, rientrino nell’”abuso online. Antonelli è semplicemente un ragazzo che, come Leclerc, ha realizzato il suo sogno, quello di arrivare a gareggiare con i migliori piloti al mondo. In Formula 1 è capitato e capiterà ancora che un sorpasso, fatto con le migliori intenzioni, possa andar male e causare il ritiro dell’avversario, ma ciò non giustifica le mostruosità scritte nei confronti di un pilota, chiunque egli sia. Se siete vittime di commenti razzisti, sessisti, psicologici, parlatene. Apritevi con chi avete fiducia, i vostri genitori, con i vari sportelli d'ascolto o alle forze dell’ordine. Il web è un mondo malato, pieno di parassiti, ma abbiamo tutti gli strumenti per difenderci, da chi si crede essere intoccabile standosene dietro allo schermo del suo computer o del suo smartphone.
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