Eau Rouge, Spa-Francorchamps
Le vetture scalano Eau Rouge-Radillon durante il Gp del Belgio 2026

Il Gran Premio del Belgio potrebbe rappresentare uno spartiacque nel dibattito sul regolamento tecnico della F1 2026. Beninteso, non è che prima del weekend appena trascorso le critiche non fossero aspre, ma ieri il fronte dei polemici, dei refrattari, degli scontenti - definiteli come più vi aggrada - si è ulteriormente allargato. 

A dare ulteriore peso alla discussione è stata la presa di posizione di Carlos Sainz, che dopo Spa-Francorchamps ha abbandonato qualsiasi prudenza diplomatica. Lo spagnolo, che è bene ricordarlo, è anche un pezzo grosso della GPDA, il sindacato dei piloti.

Le sue dichiarazioni assumono un significato particolare non tanto per il contenuto, ormai condiviso da numerosi addetti ai lavori, quanto per la provenienza. Lo spagnolo, infatti, era stato tra coloro che avevano sempre invitato a concedere tempo alle nuove monoposto prima di formulare sentenze. Dopo i primi grandi appuntamenti della stagione, però, anche quella pazienza sembra essersi esaurita.

F1 Russell Sainz GPDA
Carlos Sainz

I circuiti simbolo hanno evidenziato i limiti del progetto

Silverstone, Suzuka e Spa-Francorchamps erano considerate le piste ideali per valutare il reale potenziale della nuova generazione di vetture. Circuiti caratterizzati da curve veloci, elevati carichi laterali e lunghi tratti percorsi ad alta velocità: il banco di prova perfetto per verificare se la filosofia regolamentare avesse mantenuto le promesse.

Il responso, almeno finora, non è stato incoraggiante. In Belgio la pole position è risultata sensibilmente più lenta rispetto all'anno precedente e in diversi punti del tracciato le velocità di percorrenza hanno evidenziato un evidente passo indietro. Un dato che ha alimentato le perplessità già emerse nelle settimane precedenti e che si somma alle critiche espresse da Fernando Alonso, il quale aveva addirittura indicato il nuovo regolamento come uno degli elementi determinanti nelle proprie riflessioni sul futuro.

Anche Sainz, a questo punto, ritiene che non sia più possibile ignorare il problema. "Credo che tutti sappiano che questo non è sufficiente per la Formula 1 e che debba essere cambiato", ha dichiarato il pilota spagnolo.

Spa-Francorchamps, Eau Rouge
L'iconica compressione dell'Eau Rouge

L'energia elettrica continua a condizionare il comportamento delle monoposto

Al centro della discussione rimane soprattutto la gestione energetica. L'elevato peso della componente elettrica obbliga i piloti a modificare profondamente l'approccio alla guida, privilegiando il recupero di energia rispetto alla ricerca della massima prestazione nelle curve veloci.

È proprio questo l'aspetto che, secondo numerosi protagonisti del paddock, ha finito per snaturare il comportamento delle monoposto. Le nuove vetture richiedono infatti continui compromessi tra velocità in curva e disponibilità energetica nei rettilinei, alterando quella naturale fluidità di guida che aveva sempre caratterizzato la Formula 1.

Sainz lo ha sintetizzato con grande chiarezza, ammettendo che il divertimento al volante è diminuito rispetto alle precedenti generazioni di monoposto. "È evidente che nessuno di noi si diverte a guidare queste vetture quanto accadeva negli anni passati", ha spiegato.

Il madrileno ha inoltre sottolineato come tracciati come Monza presenteranno criticità differenti: la ridotta presenza di curve ad alta percorrenza limiterà le perdite prestazionali, ma costringerà comunque i piloti a convivere con strategie di superclipping e con una gestione dell'energia sempre più invasiva lungo i rettilinei.

F1 GP Belgio McLaren Spa
Piastri in lotta con Leclerc

Il 2027 potrebbe non essere la soluzione definitiva

La FIA e i costruttori stanno già discutendo possibili correttivi per il 2027, ma Sainz non appare convinto che saranno sufficienti per modificare realmente la filosofia delle monoposto.

Secondo il pilota della Williams, il nodo resta sempre lo stesso: finché la componente elettrica continuerà ad avere un'influenza così marcata sulle prestazioni, sarà inevitabile progettare vetture costrette a sacrificare velocità in curva per preservare energia da utilizzare successivamente.

Da qui nasce una riflessione che guarda addirittura oltre il prossimo ciclo regolamentare. Negli ultimi mesi è infatti tornata a circolare con sempre maggiore insistenza l'ipotesi di un ritorno a propulsori meno elettrificati a partire dal 2030 o dal 2031, scenario che la stessa Federazione ha iniziato a valutare insieme ai costruttori.

Sainz non ha nascosto di vedere proprio in quella direzione la possibile evoluzione della categoria. "Probabilmente il 2027 non cambierà davvero le cose. Miglioreranno alcuni aspetti, ma credo che tutti si stiano stancando di questa enorme dipendenza dall'elettrico. Prima o poi si tornerà verso ciò che ha sempre funzionato".


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