Audi F1
L'Audi R26

Audi non partecipa semplicemente per competere, ma con l'intenzione chiara di vincere e di costruire una presenza solida che duri molti anni. Il team, nato dall'acquisizione completa della scuderia Sauber nel marzo 2024, si prepara al debutto ufficiale. Juan Eseverri, vicepresidente responsabile delle partnership, in un’intervista a Palco23, sottolinea che "Audi non entra nella F1 per stare, bensì per vincere e costruire qualcosa che duri molti anni".

Il team ha costruito un ecosistema di partner premium, con nomi di spicco come Revolut in qualità di main sponsor, insieme ad Adidas, Gillette, Hyatt ed ElevenLabs. Questi marchi sono stati scelti perché rappresentano aziende con una visione globale e ambiziosa. 

Eseverri spiega che "sono compagnie con visione globale e ambizione" e che "capiscono che la Formula 1 non è un logo su un'auto, ma una piattaforma globale per crescere, innovare e raccontare chi sono come marca nell'ambiente più esigente del mondo". Audi non cerca semplici sponsor, ma veri soci integrali al progetto, allineati ai valori del marchio. "Audi non vuole semplici sponsor, ma soci" che contribuiscano a scrivere insieme una storia duratura.

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Juan Eseverri, vicepresidente delle partnership di Audi.

Il ruolo di Legends Global e il focus sul mercato americano 

Una delle difficoltà maggiori è stata resistere alla pressione di saturare rapidamente la vettura con troppi loghi. Eseverri ammette che "una delle cose più complesse è stata non riempire il veicolo troppo presto". Nonostante l'interesse travolgente da parte di molti potenziali partner, il team ha rifiutato numerose proposte che non si adattavano alla narrazione e all'identità di Audi. "Saper dire di no è importante quanto saper dire di sì", afferma, sottolineando la necessità di privilegiare la qualità e la coerenza a lungo termine rispetto ai guadagni immediati. "La tentazione di correre prima di camminare" è stata evitata con convinzione.

La collaborazione con Legends Global ha avuto un peso decisivo, combinando la competenza americana della società, forte in sport come il football e il calcio, con la conoscenza interna di Audi in Formula 1. Circa il 60% dei ricavi da sponsorizzazioni nel Circus proviene dagli Stati Uniti, e questa partnership ha permesso di creare uno dei gruppi commerciali più solidi, orientato a partner premium e duraturi.

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Nico Hulkenberg alla guida dell'Audi R26 durante i test in Bahrain.

Cosa cercano oggi i marchi nella Formula 1 

Le aziende desiderano appartenere a un club esclusivo di soli 11 team, trasformando ogni alleanza in un'opportunità unica e preziosa. Vogliono raccontare storie credibili a un pubblico globale enorme, condividendo con clienti, dipendenti e investitori il contributo a un progetto che compete nella disciplina tecnologicamente più avanzata, su cinque continenti, a oltre 300 km/h, dove ogni millesimo conta. 

Eseverri evidenzia che "se posso fare questo in F1, cosa credi che possa fare con il tuo business?". Inoltre, la Formula 1 offre esperienze indimenticabili in tutto il mondo: "quando una marca riesce a generare quel ricordo, il legame smette di essere commerciale e diventa emotivo".

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Gabriel Bortoleto con la sua R26 ai test in Bahrain.

La proposta di valore unica di Audi 

Audi si presenta come uno dei nomi più rispettati e amati al mondo, parte del più grande gruppo automobilistico globale (Volkswagen), con un palmarès che include vittorie e innovazioni rivoluzionarie in ogni competizione affrontata. L'esempio più recente è la vittoria alla Dakar con un veicolo elettrico, prima assoluta nella storia. "Audi arriva in Formula 1 per vincere e per spingere la competizione ancora di più se possibile".

La sostenibilità resta al centro della strategia: l'ingresso coincide con le nuove regolamentazioni che aumentano il peso della componente elettrica, permettendo di trasferire innovazioni dalla pista alla mobilità reale. I piloti rappresentano un asset importante per “umanizzare” il marchio e generare visibilità, ma devono essere integrati in una narrazione di squadra solida e duratura: "l'intelligente è integrare il pilota dentro una narrativa di team e di marca". Infine, il limite della Formula 1 non è economico, ma creativo: "finché continuerà a reinventarsi in formato, audience e tecnologia, il tetto continuerà a salire". Tutto ruota attorno all'emozione: "lo sport è emozione".


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Crediti foto: Audi Revolut F1 Team, Palco23, Getty Images, LAT Images

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