F1, Ferrari – La FIA vs Lewis Hamilton: un caso ancora aperto
Considerazioni sull’atteggiamento della Federazione nei confronti del ferrarista in piena lotta per il mondiale piloti.

Nel mondo della F1, poche narrazioni sono tanto ricorrenti e controverse quanto il rapporto tra la FIA e Lewis Hamilton. Da anni emergono segnali di un’attenzione particolare riservata al sette volte campione del mondo, un’attenzione che a volte dà la sensazione di andare oltre l'applicazione imparziale delle regole.
L’ombra di Abu Dhabi 2021
Il Gran Premio di Abu Dhabi del 2021 rappresenta il capitolo più discusso nella storia recente della Formula 1. In quella finale di campionato, con Hamilton in testa alla corsa e vicino all’ottavo titolo, una serie di decisioni del direttore di gara Michael Masi alterò drasticamente l’esito della gara. La gestione della safety car dopo l’incidente di Nicholas Latifi permise a Max Verstappen di montare gomme fresche e superare Hamilton nell’ultimo giro, in circostanze che molti ritennero contrarie al regolamento sportivo.
Successive indagini interne della FIA riconobbero errori umani e violazioni procedurali, pur definendoli compiuti in buona fede. Masi perse il ruolo di direttore di gara e vennero introdotte riforme per evitare ripetizioni. Tuttavia, il risultato rimase invariato. Quell’episodio non fu isolato: durante la stessa stagione, episodi in Brasile e Arabia Saudita avevano già sollevato dubbi su un’applicazione delle regole percepita come più severa nei confronti di Hamilton. Quegli eventi lasciarono un’impressione duratura tra osservatori e tifosi, configurando un precedente di interventi che sembravano orientati a contrastare la corsa al titolo del pilota britannico.

Il ritorno alla competitività e le penalità recenti
Con il passaggio di Hamilton alla Ferrari e il suo ritorno a un livello competitivo nella stagione 2026, il tema delle decisioni della FIA è riemerso con forza. Nelle ultime gare si è assistito a una serie di sanzioni che hanno inciso direttamente sulle sue performance e sulla classifica.
Al Gran Premio di Gran Bretagna, oltre una penalità di cinque secondi per partenza anticipata ha compromesso una potenziale vittoria casalinga. A cui si aggiunge la controversa Safety Car nel finale di gara, dove l’inglese ha perso il 2° posto a vantaggio di George Russell. In Belgio, un contatto al primo giro con Russell, giudicato da molti un incidente di gara anche dallo stesso pilota della Mercedes, è costata un’altra penalità di cinque secondi, quando a norma di regolamento era di 10 secondi. In Ungheria, Hamilton ha ricevuto una penalità di tre posizioni in griglia per impeding ad Oscar Piastri in qualifica, seguita da un’ulteriore sanzione di cinque secondi per aver superato di appena 0,1 km/h il limite di velocità in pit-lane, in gara. Queste sanzioni, accumulate in un arco ristretto di weekend, hanno trasformato risultati potenzialmente migliori in piazzamenti più modesti.
Particolare attenzione ha suscitato la scrupolosità con cui vengono esaminati gli episodi che coinvolgono Hamilton. Controlli post-gara, indagini su impeding o bandiere gialle e interpretazioni al limite del regolamento appaiono applicati con una diligenza che non sempre trova riscontro con altri piloti. Quando Hamilton è tornato a lottare per podi e vittorie, le sanzioni sembrano arrivare con regolarità, limitando le sue chance di avvicinarsi ai rivali in classifica.

Una sorveglianza selettiva
L’insieme di questi fatti suggerisce un approccio della FIA non necessariamente guidato da malafede sistematica, ma da una sorveglianza particolarmente intensa su Hamilton. Errori commessi dal pilota esistono e vengono giustamente sanzionati, eppure il volume e il tempismo di tali interventi, specialmente nei momenti chiave, alimentano il dibattito su un trattamento differenziato.
La F1 si fonda sul principio di equità sportiva. Quando un pilota di tale calibro percepisce, e molti osservatori condividono, che le regole vengano interpretate con rigore maggiore nei suoi confronti, l’integrità della competizione ne risulta minata. Dal 2021 a oggi, il pattern appare coerente: maggiore competitività di Hamilton corrisponde a maggiore attenzione da parte degli steward.
La storia recente indica che la FIA ha mantenuto un occhio particolarmente vigile su Lewis Hamilton. Che si tratti di episodi decisivi per un campionato, di errori di gestione della safety car o di penalità accumulate in una stagione in corso, la percezione di un atteggiamento avverso persiste. Solo un’applicazione uniforme e trasparente delle regole potrà dissipare tali dubbi e restituire piena credibilità al campionato.
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