Ferrari, siamo sicuri che la Power Unit ADUO-1 abbia dato vantaggi marginali?
I numeri dicono che l'evoluzione della power unit ha ridotto sensibilmente il divario prestazionale. Ora il punto interrogativo riguarda il margine di crescita

La stagione della Ferrari racconta una storia fatta di miglioramenti progressivi, ma uno degli sviluppi più rilevanti è arrivato forse in sordine poiché l'aspettativa degli addetti ai lavori - e forse degli stessi protagonisti - non era poi così elevata. L'introduzione della prima evoluzione consentita dall'ADUO ha infatti modificato il livello competitivo della power unit di Maranello, producendo un guadagno prestazionale che, incrociando i dati raccolti nei weekend successivi, può essere stimato nell'ordine dello 0,2-0,3%.
Si tratta di un incremento che, in Formula 1, ha un peso grandissimo. Non tanto perché abbia improvvisamente reso il motore rosso il riferimento assoluto della categoria - il percorso da compiere in tal senso è ancora lungo - quanto perché ha consentito di ridurre parte del ritardo accumulato nella gestione globale (interazione termico-elettrico) nei confronti dei migliori propulsori della griglia.
Ed è proprio questo scenario ad aprire una nuova domanda tecnica: se Ferrari ha sfruttato così bene la finestra concessa dall'ADUO, quale sarà il potenziale di sviluppo nella seconda e più corposa fase prevista per il post pausa estiva? Per questa ragione logica, nel reparto motori di Maranello c'è una certa fiducia.

Ferrari ha recuperato terreno, ma il motore non racconta tutta la storia
Per comprendere la portata del progresso bisogna ricordare il punto di partenza. All'inizio del campionato diverse ricostruzioni indicavano per Ferrari uno svantaggio compreso tra 25 e 30 cavalli rispetto a Mercedes, senza dimenticare che, secondo i parametri utilizzati dall'ADUO, il propulsore di riferimento resta quello realizzato da Red Bull Powertrains.
Limitarsi però ad attribuire ogni miglioramento esclusivamente all'unità motrice sarebbe un errore di analisi. La crescita della SF-26 è infatti arrivata attraverso un insieme di interventi che hanno coinvolto anche l'efficienza aerodinamica.
Un esempio evidente è Miami. Con l'introduzione definitiva della nuova ala posteriore, ribattezzata "Macarena" da Fred Vasseur, il Cavallino Rampante ha ridotto il drag migliorando la velocità sui rettilinei. In qualifica il ritardo si attestava ancora intorno allo 0,57%, ma rispetto alle prime gare era già evidente un cambio di tendenza, ottenuto attraverso la combinazione tra maggiore efficienza della vettura e progressi del propulsore.
Anche a Barcellona il divario è rimasto vicino allo 0,56%, un valore ancora elevato ma registrato con una SF-26 ormai molto più completa sotto il profilo tecnico. Non a caso proprio su quel tracciato è giunta la vittoria di Lewis Hamilton, segnale di un pacchetto complessivamente maturato.

Austria e Silverstone spiegano il reale salto della power unit
Per individuare il contributo dell'ADUO è necessario osservare soprattutto Austria e Silverstone. Il Red Bull Ring, infatti, rappresenta un caso particolare. L'altitudine penalizza maggiormente i propulsori Ferrari equipaggiati con un turbocompressore più compatto, mentre le unità Mercedes e Red Bull riescono a mantenere prestazioni più costanti grazie a una configurazione differente. È quindi un circuito che tende a mascherare parte dei benefici introdotti dall'aggiornamento.
Nonostante questa condizione sfavorevole, il ritardo medio registrato in Austria era già sceso intorno allo 0,46%, lasciando intravedere un primo effetto positivo dell'evoluzione. Le stime parlano di un incremento vicino ai dieci cavalli, valore perfettamente coerente con il miglioramento osservato in pista.
La conferma definitiva è però arrivata a Silverstone. Su un tracciato dove la potenza della power unit incide in maniera molto determinante sulla prestazione complessiva, Ferrari ha limitato il distacco fino ad appena lo 0,03% nelle qualifiche del venerdì, mantenendolo poi intorno allo 0,16% nella sessione valida per la griglia.
Numeri che difficilmente possono essere spiegati soltanto con l'aggiornamento del propulsore. Anche la preparazione del weekend, il livello di carico aerodinamico scelto e il comportamento della vettura hanno certamente contribuito al risultato finale. Resta però evidente come il motore di Maranello abbia ridotto una parte consistente del divario accumulato nella prima fase della stagione.
Nel complesso, i dati raccolti nelle ultime gare convergono verso la stessa conclusione: Ferrari ha recuperato tra lo 0,2% e lo 0,3% di prestazione grazie all'evoluzione consentita dall'ADUO. Un progresso che, su circuiti particolarmente sensibili alla potenza (come lo sarà Spa-Francorchamps), equivale quasi a dimezzare il ritardo mostrato nelle prime uscite stagionali.
Ed è proprio qui che nasce il prossimo tema tecnico del campionato. Se Ferrari è riuscita a sfruttare in questo modo la propria finestra di sviluppo, resta da capire quale margine abbia nel secondo step. Ovviamente è necessario comprendere anche quanto ne abbiano Honda e gli altri costruttori (soprattutto Mercedes) che potranno beneficiare degli stessi strumenti regolamentari nei prossimi mesi. La vera partita dell'ADUO, probabilmente, è appena iniziata.
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