Donington 1993, il giro degli Dèi: Senna e la leggenda nella pioggia
Dalla stagione difficile al capolavoro inglese: come Ayrton Senna firmò una delle imprese più iconiche della Formula 1 moderna.

Per capire la grandezza di quanto successe l’11 Aprile del 1993 bisogna partire dalla difficoltà che Ayrton Senna ebbe dopo l’ultimo mondiale vinto nel 1991. In una stagione tutt’altro che brillante come quella 1992, dominata dalla Williams FW14B di Nigel Mansell, il brasiliano riuscì comunque a conquistare tre vittorie: Montecarlo, Budapest e Monza.
La fragilità della sua McLaren MP4-6B non gli permise mai di competere realmente con la superiorità tecnica della Williams, costringendolo a chiudere il campionato fuori dal podio finale. Davanti a lui si piazzarono anche la seconda vettura di Grove, guidata da Riccardo Patrese, e la Benetton del giovane Michael Schumacher. Per Senna si trattò della prima esclusione dal podio iridato dal 1986, quando correva con la Lotus.

Il 1993 si aprì con il ritorno in Formula 1 di Alain Prost, tre volte campione del mondo. “Il Professore”, rientrava dopo il turbolento addio alla Ferrari nel 1991. Prese il posto del campione uscente Mansell, che si era concesso un anno sabbatico (prima di tornare nel 1994 proprio per sostituire Senna). Prost pose però una condizione chiara: niente Senna in squadra. Il brasiliano, tagliato fuori dal sedile più ambito, fu costretto a restare in McLaren, motorizzata Ford-Cosworth, senza reali alternative.
La stagione partì subito con un confronto diretto: Prost vinse all’esordio a Kyalami, con Senna immediatamente alle sue spalle. Nella gara successiva, a Interlagos, il francese partì dalla pole ma fu costretto al ritiro dopo un contatto con la Minardi di Christian Fittipaldi. Senna ne approfittò, vincendo nonostante una penalità stop-and-go per un sorpasso in regime di bandiera gialla. Fu la sua 37ª vittoria, la seconda in Brasile dopo quella epica del 1991, e coincise anche con il centesimo successo in Formula 1 per la McLaren.

Donington Park: il giro degli Dèi
La terza prova stagionale portò la Formula 1 sul circuito di Donington Park, per l’unica volta nella sua storia, in occasione del Gran Premio d’Europa. Il tracciato, situato nelle East Midlands, era noto soprattutto per le competizioni motociclistiche, ma anche per eventi automobilistici e manifestazioni musicali.
Lungo poco più di 4 chilometri, con 11 curve e un andamento ricco di saliscendi, rappresentava una sfida tecnica notevole, soprattutto nella prima parte. Le qualifiche non furono brillanti per Senna, che si piazzò quarto dietro Prost, Damon Hill e Schumacher. L’11 aprile 1993, però, la gara si disputò sotto una pioggia torrenziale. Alla partenza, Schumacher rallentò Senna, favorendo l’inserimento della Sauber di Karl Wendlinger.
Fu in quel momento che emerse il talento puro di Senna
Nel giro di poche curve, il brasiliano costruì una delle sequenze più straordinarie della storia della Formula 1. Partito quinto, superò Schumacher alla “Craner Curves”, poi Wendlinger al tornantino “Old Hairpin”. Poco dopo, passò anche Hill alla “McLean’s”. Infine, alla penultima curva, il tornantino “Melbourne”, attaccò e superò Prost, prendendosi la leadership.
In meno di un giro, era passato dalla quinta alla prima posizione. Quel giro è entrato nella leggenda come “The Lap of the Gods”. Un’impresa spesso paragonata al celebre “Gol del Siglo” di Diego Armando Maradona, realizzato contro l’Inghilterra ai Mondiali del 1986 allo stadio Azteca.
Le condizioni meteo continuarono a cambiare rapidamente, alternando pioggia e asciutto e rendendo difficilissima la scelta delle gomme. Le Williams di Prost e Hill non riuscirono mai a interpretare correttamente l’evoluzione della pista.
Al giro 57, Senna firmò un episodio emblematico del suo genio: entrò ai box a velocità elevatissima (all’epoca senza limite in pit lane), ma senza fermarsi alla piazzola, completando il giro e segnando comunque il passaggio veloce. Una scelta al limite tra intuito e azzardo. Senna vinse così la gara con quattro soste, contro le sette dei suoi principali rivali. Prost, addirittura, concluse doppiato.

Dopo Donington, la stagione proseguì con risultati altalenanti: ritiro a Imola, secondo posto in Spagna e vittoria a Montecarlo, la sesta nel Principato, record ancora imbattuto. Con il passare delle gare, però, emerse in modo netto la superiorità della Williams di Prost, che prese il largo in classifica. Senna riuscì comunque a conquistare altre due vittorie a fine stagione, a Suzuka e Adelaide.
Proprio in Australia arrivò la sua 41ª e ultima vittoria in carriera. Un numero simbolico, che rappresenta il definitivo ingresso nella storia della Formula 1. Superata quella soglia, Senna non era più soltanto un campione: era diventato una leggenda.