F1 Liberty Media green
La curva Parabolica di Monza

Liberty Media, proprietaria del Circus della F1, ama presentarsi come un’azienda moderna, attenta alla sostenibilità e all’ambiente. Promuove campagne “green”, parla di transizione ecologica e di un futuro a basse emissioni per lo sport motoristico. Eppure, quando si tratta di mantenere il Gran Premio d’Italia nel tempio storico di Monza, la realtà diventa ben diversa: decine di migliaia di metri cubi di cemento armato che invadono uno dei parchi più antichi e preziosi d’Europa.

Pochi giorni fa, il Consiglio comunale di Monza ha dato il via libera a tre interventi di “riqualificazione” dell’Autodromo Nazionale: una nuova sala stampa, un nuovo edificio per la direzione di gara vicino alla pit lane e il rifacimento dell’ultimo piano della palazzina hospitality, finora coperto solo da teloni provvisori. Si tratta di opere che richiedono deroghe agli strumenti urbanistici e che, secondo il sindaco Paolo Pilotto, si limiterebbero a rinnovare strutture già esistenti per renderle più sicure e compatibili con il contesto verde. 

I finanziamenti sono pubblici: 32 milioni di euro dalla Regione Lombardia e 44,5 milioni dal Ministero, per un totale di 76,5 milioni di denaro dei contribuenti. Il tutto per garantire che Monza resti sul calendario della Formula 1 almeno fino al 2031.

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Paolo Pilotto

La protesta degli ambientalisti: 30mila metri cubi di cemento nel Parco

Le associazioni riunite nel Coordinamento dei comitati e delle associazioni non ci stanno. Denunciano che dietro la retorica della “riqualificazione” si nasconde un intervento pesante: circa 30mila metri cubi di cemento complessivi all’interno del Parco di Monza, un’area storica di 732 ettari con oltre 220 anni di storia, inserita nel Parco regionale della Valle del Lambro.

Secondo i comitati, questi lavori non sono una semplice manutenzione: rispondono alle pretese di Liberty Media, che vuole trasformare i 200 ettari concessi all’ACI in un moderno luna park del motorsport, indifferente al valore paesaggistico e naturale del luogo. Un dato, quello dei 30mila metri cubi, che – sottolineano gli ambientalisti – non è stato reso pubblico in modo trasparente.

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Il rettilineo principale dell'autodromo brianzolo

Liberty Media: ambientalista a parole, cementificatrice nei fatti

Liberty Media si presenta spesso come paladina della sostenibilità. Investe in comunicazione “green”, parla di carburanti sintetici e di ridurre l’impatto della F1. Ma quando si tratta di imporre standard moderni ai circuiti storici per non perderli dal calendario, il messaggio diventa chiaro: o vi adeguate alle nostre richieste e ai nostri costi, o il Gran Premio se ne va altrove, magari in un circuito nuovo di zecca in Medio Oriente o in Asia, costruito su misura e senza vincoli ambientali fastidiosi.

A Monza, invece, si piega un parco storico alle esigenze di un business miliardario. Si costruisce cemento su cemento in un’area protetta, bypassando (o minimizzando) la Valutazione di Impatto Ambientale e ottenendo pareri favorevoli “con prescrizioni” dalla Soprintendenza. Il tutto mentre si continua a ripetere che si tratta solo di “rinnovare strutture obsolete”.

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La Villa Reale all'interno del Parco di Monza

Un “ricatto” che costa caro ai cittadini e al territorio

Il sindaco Pilotto difende l’operazione sottolineando il valore simbolico e sportivo dell’Autodromo per Monza e per l’Italia. Nessuno nega l’importanza economica del Gran Premio. Ma è legittimo chiedersi perché debba essere il Parco – e non solo l’area già cementificata – a pagare il prezzo di questa modernizzazione. Perché usare fondi pubblici per soddisfare le richieste di una società privata americana che ha come unico obiettivo dichiarato quello di “fare soldi a palate” con un calendario sempre più gonfio di gare?

Gli ambientalisti hanno ragione a denunciare l’imposizione ricattatoria: o accettate questi lavori (e il relativo consumo di suolo), o rischiate di perdere uno degli eventi più importanti del motorsport mondiale. Una logica che poco ha a che fare con la tutela di un bene comune come il Parco di Monza.

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La Audi R26 di Nico Hülkenberg a Monza per un filming day

il verde di facciata non nasconde il grigio del cemento

Liberty Media può continuare a sventolare bandiere verdi e a parlare di futuro sostenibile. A Monza, però, la realtà è fatta di 30mila metri cubi di cemento armato che sorgeranno in un parco storico. È la dimostrazione che, quando gli interessi economici sono in gioco, l’ambientalismo di molte grandi imprese resta una facciata di marketing.

Il “Tempio della Velocità” rischia di trasformarsi, un po’ alla volta, in un tempio del cemento. E a pagare, ancora una volta, saranno l’ambiente, il paesaggio e i cittadini, costretti a finanziare con soldi pubblici un adeguamento imposto dall’alto. Monza merita di mantenere il suo Gran Premio, ma non a qualsiasi prezzo – soprattutto non al prezzo di sacrificare ulteriormente uno dei suoi patrimoni naturali più preziosi.


Crediti foto: Comune di Monza, Ariaspa, Audi Revolut F1 Team

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