In F1 non esistono più i duri e puri
Per anni la McLaren è stata l’eccezione che confermava la regola. In un paddock dominato da loghi, titoli venduti e denominazioni dettate dal denaro degli sponsor, il team di Woking aveva provato a mantenere intatta, negli ultimi anni, la propria identità. Nessun title sponsor, nessuna aggiunta nel nome, soltanto “McLaren”, con quell’aura di storia e prestigio che resisteva anche all’era moderna: leggi qui.
Dal 2026, però, anche questa ultima fortezza andrà a crollare. Con l’annuncio ufficiale arrivato ad Amsterdam a margine del weekend del GP d'Olanda, la squadra papaya si è consegnata definitivamente al mercato: Mastercard diventerà Official Naming Partner, trasformando la scuderia in “McLaren Mastercard Formula 1 Team”. Una scelta che porta in dote circa 100 milioni di dollari all’anno, per un accordo che potrebbe protrarsi fino alla metà del prossimo decennio.
È, di fatto, la più grande intesa commerciale della storia della McLaren, e al tempo stesso il colpo di spugna finale su quell’immagine romantica di team “indipendente” che si distingueva dalla concorrenza. Perché ormai la Formula 1 è una vetrina in cui i nomi storici convivono a braccetto con i giganti della finanza e dell’industria: Red Bull è “Oracle”, Mercedes è “Petronas”, Ferrari è diventata “HP”, Aston Martin ha Aramco. Mancava solo la McLaren, che si era sempre sottratta a questa logica.

Crediti foto: McLaren F1 Seguici sul nostro canale YouTube: clicca qui