Ferrari sta giocando col fuoco: il caso Hamilton non può aspettare
Rob Smedley ha detto quello che molti pensavano. E noi di Formulacritica lo ripetiamo da tempo: Ferrari deve risolvere al più presto la questione dell'ingegnere di pista di Lewis Hamilton. Ogni giorno che passa è la situzione si complica

Quando a parlare è Rob Smedley, uno che il mondo Ferrari lo conosce benissimo, ci si mette in silenzio e si ascolta. L'ex ingegnere di pista di Felipe Massa - che ha accompagnato il brasiliano per tutta la sua lunga parentesi a Maranello prima di seguirlo anche in Williams - ha vissuto dall'interno le dinamiche di quel muretto rosso. Sa cosa significa stare in radio con un pilota che sfreccia a 320 km/h e ha bisogno di risposte, non di silenzi imbarazzanti o di un "ti faremo sapere" che suona come una porta chiusa in faccia al primo colloquio di lavoro dopo l'esame di maturità.
Intervenuto al podcast High Performance, come riporta FormulaPassion, Smedley ha scelto le parole senza lasciarsi trasportare dalla diplomazia di facciata: "Era chiaro che la loro relazione non fosse del tutto consolidata ed è proprio per questo che non era sana. Ci sono stati chiari segnali del fatto che la frustrazione stava raggiungendo il culmine". Non è un'opinione da bar dello sport quella espressa parlando del rapporto tra Lewis e Riccardo Adami. È la diagnosi di un professionista che quel mestiere lo ha vissuto nel profondo, e che oggi - da fuori - vede con chiarezza ciò che dall'interno si rischia di normalizzare.

"La F1 non è un call center"
La parte più tagliente del suo intervento riguarda proprio la qualità della comunicazione tra la Ferrari e Lewis Hamilton in gara. Smedley è stato netto: "È compito dell'ingegnere di pista conoscere abbastanza bene la macchina e avere un certo livello di competenza in tutti i settori, essere abbastanza preparati sul proprio lavoro in modo da poter rispondere rapidamente quando il pilota fa una domanda".
Fin qui, teoria condivisibile. Ma è la conclusione che fa più rumore: "Per questo mi fa male sentire 'ti faremo sapere' e altre cose del genere. La F1 non è un call center, quel ragazzo sta cercando di dare il massimo in pista! Rispondigli, dai fiducia, fagli capire che sai quello che stai facendo. Altrimenti è come dire 'Ti richiamo, ma prima devo andare a chiedere a un adulto'".
L'immagine è vivida e, purtroppo, rispecchia fedelmente alcune delle comunicazioni radio emerse nel corso delle prime gare. Hamilton che chiede, il muretto che esita, che rimanda, che non risponde con la prontezza che un sette volte campione del mondo - abituato alla macchina perfetta di Brackley - si aspetta come standard minimo. "Sono queste piccole cose che minano la convinzione e la sicurezza del pilota - ha concluso Smedley - ed è allora che il rapporto inizia a diventare più teso e difficile".

Vasseur e il "valore del gruppo": una risposta insufficiente?
Di fronte a queste criticità, la posizione pubblica di Frédéric Vasseur si è finora rifugiata nel concetto di gruppo come valore fondante del progetto Ferrari. L'idea che il collettivo venga prima del singolo, che i processi si costruiscano nel tempo, che la fiducia si guadagni passo dopo passo, è certamente legittima in un processo di rifondazione aziendale. Ma applicata al caso Hamilton, rischia di sembrare una risposta evasiva a un problema molto concreto.
Noi di Formulacritica lo abbiamo sostenuto fin dall'inizio: portare Lewis Hamilton a Maranello è stata una scelta di immenso coraggio e altrettanta ambizione. Ma una decisione simile porta con sé obblighi precisi. Hamilton non è un pilota che si adatta a un sistema mediocre aspettando che migliori: ha 41 anni, un contratto a termine, e - soprattutto - ha già dimostrato in tutta la sua carriera di rendere al massimo quando si sente il fulcro di un progetto, non una variabile tra le tante.

L'ingegnere di pista non è un dettaglio tecnico. È il traduttore umano tra il pilota e la macchina, il tramite attraverso cui un driver di alto livello trasforma la frustrazione in feedback costruttivo e il feedback in prestazione. Quel ruolo, nel caso di Hamilton, non è ancora stabilizzato. Ed è un problema serio.
Ferrari non ha il lusso di rimandare. Il Mondiale è praticamente già iniziato con i test nel pieno dello svolgimento, ogni gara persa per incomunicabilità o sfiducia è un punto - e un'opportunità - regalata agli avversari. Vasseur è un uomo di calcolo, non si lascia trascinare dalla narrativa. Ma anche i freddi analisti sanno che certi problemi, se non affrontati, si incancreniscono. Le parole di Smedley non sono un attacco gratuito: sono un avvertimento da chi la conosce, quella stanza dei bottoni. Ferrari farebbe bene ad ascoltarle.
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